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Name: Esprimi un Desiderio
Author: Dr Pisy
Rating: 41/43
Created at: Sat May 23 2020
CONTENUTO PER ADULTI
Questo lavoro contiene contenuti per adulti non adatti a tutti i lettori.
Rappresentazione grafica di sangue, gore o mutilazione di parti del corpo
Presenta temi o linguaggio a sfondo sessuale, ma non raffigura atti sessuali.
Rappresentazione esplicita di atti sessuali.
Presenta atti sessuali non consensuali.
Presenta gravi abusi su minori.
Presenta scene di autolesionismo
Presenta scene di suicidio.
Presenta scene di tortura.
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In questo articolo si parla in maniera esplicita di temi quali lo stupro e la violenza.
Se sei suscettibile a questi argomenti, non leggere oltre e scegli un altro articolo SCP.
RICHIEDI L'ACCESSOPROTOCOLLO DI DIFESA ATTIVATO
La roccia su cui è stata trovata SCP-096-IT
Elemento #: SCP-096-IT
Classe dell'Oggetto: Euclid Neutralizzato
Procedure Speciali di Contenimento: Prima che SCP-096-IT venisse neutralizzata, era stata disposta per il suo contenimento la Sala 096-IT. Qualora SCP-096-IT-1 venga vista entrare al suo interno, risponderà a eventuali domande dicendo che si sta semplicemente sgranchendo le gambe.
La Sala 096-IT è un ampio salone situato 5m sotto il Giardino Sud del Sito Iride. Per raggiungerla è sufficiente percorrere il corridoio [REDATTO]. L'accesso consiste in una porta blindata le cui chiavi sono custodite nell'ufficio del Direttore della SRE-M. Nella giornata del 18 agosto, SCP-096-IT-1 dovrà sottoporsi a una perizia psichiatrica per accertarsi di non essere soggetta a ipnosi o ad influenze memetiche. Il Direttore, il giorno dopo, consegnerà le chiavi della Sala a SCP-096-IT-1, la quale gliele restituirà entro due giorni. Qualora la chiave venisse persa, si provvederà a cambiare la serratura della porta.
Un terzo dello spazio della Sala 096-IT — sul versante occidentale della stanza — è occupato da un massiccio basaltico presentante numerose rientranze abitabili scolpite nella roccia, decorate come si suppone fossero decorate le Domus de Janas
1, necropoli sarde risalenti al Neolitico scavate nelle montagne molte delle quali fittamente collegate tra loro. Le pareti sono dipinte in ocra rossa, con simboli raffiguranti teste taurine2, la Luna3, motivi spiraliformi e forme geometriche. Letti, tavoli e sedie sono tutte scolpite nella pietra, mentre le stanze sono arredate con il "Corredo Funebre n. 12", acquistato dal Museo [REDATTO], comprendente: stoviglie in rame, collane, braccialetti ed anelli di filo di rame ritorto e varie ceramiche decorate. All'interno è stato inserito anche il telaio in oro massiccio appartenente a SCP-096-IT.
La Sala è illuminata di notte dalla luce naturale della luna e delle stelle che riesce ad attraversare il fondo opaco della fontana centrale del Giardino Sud, e che viene amplificata da un complesso sistema di specchi; di giorno, tale sistema di specchi doveva diminuire l'intensità dei raggi solari affinché SCP-096-IT non si ustionasse. Se l'illuminazione fosse scesa sotto i 25 lux, si sarebbe attivato un sistema ausiliario di illuminazione soffusa. Telecamere di videosorveglianza attive 24/24h dovevano essere presenti in tutta la stanza, comprese le rientranze nella roccia. Adesso vengono attivate esclusivamente dalle ore 2 alle ore 4 del 20 agosto di ogni anno.
Non è prevista alcuna misura di contenimento per SCP-096-IT-1, che può continuare a svolgere le mansioni previste dal suo incarico all'interno del Sito Iride; tuttavia, la Sovrintendenza S5 raccomanda caldamente di non interagire con anomalie potenzialmente pericolose.
Le richieste presentate a SCP-096-IT da SCP-096-IT-1 devono rispettare il regolamento illustrato dal Fascicolo 096-IT-B.
Descrizione: SCP-096-IT era un'entità umanoide, senziente e sapiente di sesso femminile catturata a Baunei, in Ogliastra, la cui fisionomia era compatibile con quelle che in Sardegna vengono definite "Janas" e che, a suo dire, era l'ultima della sua specie. Prima dell'Evento 096-IT-A appariva come una donna alta 32 cm, con un seno prosperoso e dei fianchi larghi. La carnagione era olivastra, ma aveva i capelli e gli occhi castani. Un'analisi postuma dei tessuti ha consentito di stabilire che il colore scuro della pelle era determinato da un pigmento simile alla melanina, privo tuttavia della sua peculiare funzione protettiva nei confronti dei raggi ultravioletti. Indossava una gonna rossa, una blusa ocra e un fazzoletto sul capo ricamato finemente con fili d'argento, mentre il collo era ornato con pesanti collane d'oro.
All'esame ispettivo il dottor S. Kumar ha notato l'assenza dell'ombelico e, all'altezza della spina della scapola, due cicatrici che andavano in direzione lateromediale e dall'alto verso il basso, laddove si trovava l'attaccatura delle ali. La risonanza magnetica ha evidenziato che queste ali dovevano essere attaccate al corpo tramite una membrana chitinosa oltre che da una serie di nervi, rami vascolari e muscoli dipendenti dal trapezio discendente, che ne permettevano la sensibilità, il trofismo e la motilità.
Le ali, rinvenute successivamente, erano di forma grossolanamente trapezoidale, con base maggiore esterna e base minore interna e più spessa, la quale presentava un abbozzo osseo che doveva essere attaccato alla spina della scapola. Lo spessore medio di circa 1mm le rendeva quasi trasparenti.
Al loro interno sono state trovate minuscole ghiandole capaci di produrre un secreto endocrino contenente luciferasi e luciferina. Queste due proteine, a contatto con l'ossigeno contenuto nel sangue, si suppone che attivassero un meccanismo ATP-dipendente capace di generare luce in tutto il corpo, ulteriormente rafforzato da un sistema di microcristalli con funzione riflettente, non diversamente da come accade nelle lampiridi4.
Il sequenziamento del genoma estratto dai suoi leucociti è sovrapponibile al 78% con quello umano. Il restante 22% codifica verosimilmente per alcune peculiari sequenze enhancers e per una serie di proteine non presenti nel proteoma umano, tra cui: fattori di trascrizione, versioni alternative del fibrinogeno e del sistema del complemento, proteine strutturali per la costituzione delle ali e citocromi simili a quelli presenti nella catena respiratoria, che dovevano garantire la produzione di energia pur in assenza di mitocondri; per una parte consistente del DNA di SCP-096-IT non è ancora stata trovata una funzione, ma sono in corso ulteriori ricerche da parte della Divisione sulla Ricerca e Manipolazione della Genetica.
Stando alle numerose testimonianze raccolte dall'Agente Pinna, nonché all'intervista condotta dalla Direttrice Ventura, SCP-096-IT e gli altri esemplari della sua specie avevano l'abitudine di cambiare la sorte degli esseri umani, nel bene o nel male. Mettevano infatti alla prova chiunque fosse in una condizione di bisogno o chiedesse loro una mano: i più meritevoli venivano premiati il più delle volte con dei beni materiali.
Di notte, occasionalmente, facevano visita ai bambini durante il sonno: i figli delle madri e dei padri che si son distinti nella loro esistenza per le buone azioni commesse ricevevano in premio una vita fortunata; viceversa, se uno o entrambi i genitori si fossero macchiati di colpe gravi, la prole avrebbe ricevuto una vita infausta. Erano anche in grado di mutare il proprio aspetto per assumere quello di un animale, al fine di mimetizzarsi e non farsi riconoscere da persone ignare. Si registra una marcata insensibilità alla luce del sole.
SCP-096-IT-1 è l'appellativo che viene dato alla Direttrice Miriam Ventura in seguito all'Evento 096-IT-A. Il 20 agosto di ogni anno alle ore 03:00 del mattino, nella Sala 096-IT del Sito Iride, Miriam Ventura legge a voce alta un desiderio rivolto a SCP-096-IT, dopodiché una serie di fortunate coincidenze aumenta a dismisura le possibilità che la richiesta espressa si avveri. SCP-096-IT non è infallibile. Consultare il Fascicolo 096-IT-C per ulteriori informazioni.
Scoperta: Negli archivi della Fondazione non risultano informazioni relative a SCP-096-IT precedenti al 1999, anno a partire dal quale alcuni paesani del comune di Baunei hanno denunciato alle Forze dell'Ordine diversi fatti particolari. Su tali segnalazioni, alcune delle quali finite anche sulla stampa, ha indagato Antonio Pinna, Agente speciale della SIR-I ("Aureæ Notitiæ"), coadiuvato nella sua azione dalla Sezione di Ispettorato e Ricerca. L'Agente ha lavorato sotto copertura nella stazione dei carabinieri di Baunei.
Di seguito tre delle interviste più rilevanti condotte dell'Agente Pinna ai soggetti coinvolti nelle apparizioni di SCP-096-IT, raccolte all'interno del Fascicolo 096-IT-A.
Antioco Cabras è un pastore di 55 anni che abita a Baunei. Il 2 giugno del 1999, tornato a casa di sera dopo aver riportato le pecore all'ovile, si è recato al bar ███ █████ del suo paese. Qui ha raccontato ai suoi amici di aver incontrato, dopo il tramonto, una donna delle dimensioni di una mano che gli avrebbe regalato una pentola piena d'oro, ricevendo dagli astanti incredulità e sberleffi. La storia ha rapidamente fatto il giro di Baunei e dei comuni limitrofi, culminando la sera del 5 giugno in una rapina a mano armata nella casa del Sig. Cabras.
La mattina dopo la notizia era finita sui giornali locali, riportando anche le curiosità rilasciate dal Sig. Cabras nella denuncia alle Forze dell'Ordine e arrivando così alle orecchie della Fondazione. L'Agente Pinna, nelle vesti di maresciallo dei carabinieri, gli ha fatto visita per interrogarlo.
Agt. Pinna: Mi permettete di registrare la nostra conversazione, Sig. Cabras?
Sig. Cabras: Fate pure, maresciallo. Volete un cicchetto di mirto?
Agt. Pinna: No, vi ringrazio.
Il Sig. Cabras si alza, prende dal frigorifero una bottiglia di mirto e si versa un bicchiere fino all'orlo, poi inizia a berlo.
Agt. Pinna: Bene, iniziamo. Come vi ho spiegato prima, ho letto la dichiarazione che avete rilasciato al momento della denuncia e volevo farvi qualche domanda in più.
Sig. Cabras: Non mi credete? Pensate che ho detto cazzate?
Agt. Pinna: Al contrario, in centrale vogliamo far partire un'indagine oltre che sul vostro rapinatore anche sulla donna che avete incontrato in campagna.
Sig. Cabras: Era una jana, maresciallo, non l'avete ancora capito? C'è tutto il paese che mi ride dietro perché dicono che non ho visto niente e non ci credono mica alle mie parole, ma io ve lo giuro sulla tomba di mia madre.
Agt. Pinna: Mi volete raccontare un'altra volta quello che è successo?
Sig. Cabras: E io già ve lo racconto, ma sempre uguale a ieri è. Sto finendo di pascere le mie pecore che avevo lasciato con i cani nella collina, quando sento suonare uno strumento musicale e penso che c'è un bambino con il flauto che si è perso. Così lo cerco per dirgli di tornare a casa, no? Per farlo rincasare per cena! Arrivo sino al Montargia5 da dove arrivano i suoni, e capisco che devo scendere alla Grutta 'e Janas.
Agt. Pinna: Cos'è la Grutta 'e Janas?
Sig. Cabras: Maresciallo, mi prendete in giro? È la grotta che c'è al Montargia, sotto Su Sclaradorgiu6. Non ci siete mai stato?
Agt. Pinna: Certo, molti anni fa.
Sig. Cabras: Avete presente dove ci sono le incisioni sulle pietre?
Agt. Pinna: Eh! Come no!
Sig. Cabras: Ecco, scendo fino a lì. Quando arrivo vedo una donna alta così (indica con le mani una grandezza di circa venti centimetri) — seduta su un masso che suona le launeddas
7. Mio padre mi raccontava che lì ci viveva una jana e mi diceva sempre "se ne incontri una non devi mai dirle di sì".
Agt. Pinna: Anche vostro padre ne ha incontrata una?
Sig. Cabras: Quando era molto piccolo, poi vi dico.
Agt. Pinna: Continuate, allora.
Sig. Cabras: Appena la vedo mi viene la voglia di scappare! Questa qui invece smette di suonare e mi guarda, poi ride e mi fa così per avvicinarmi (fa un gesto con la mano). Capite bene che mi stavo cagando sotto!
Agt. Pinna: E voi ci ci siete andato?
Sig. Cabras: Mica sono scemo! Son rimasto fermo immobile che non si muoveva nemmeno un capello. Rimaneva a guardarmi da lontano e mi sorrideva.
Agt. Pinna: Mi potete descrivere questa… jana, Signor Cabras?
Sig. Cabras: Eccome! Una donnina piccola, castana, scura di pelle, con due mammelle belle prosperose, due ali lunghe e colorate, vestita con una gonnella rossa e una camicetta tutta scollata. Poi splendeva, maresciallo, splendeva come splende una torcia elettrica.
Agt. Pinna: Fatemi capire… in che senso splendeva? Aveva luce propria?
Sig. Cabras: Splendeva, maresciallo. Non lo sapete cosa significa "splendeva"?
Agt. Pinna: Sì che lo so, volevo solo capire se… d'accordo, lasciate perdere. Continuate.
Sig. Cabras: Allora, la jana se ne sta seduta all'ombra per un po' a fissarmi, poi se ne va dentro la grotta. Io la vedo bene perché lì dentro è buio e lei invece è tutta luminosa. Continua a fissarmi, ma io ho ancora paura e non mi muovo.
Il Signor Cabras beve in un solo sorso il mirto rimasto nel bicchiere e se ne versa dell'altro. Indica la bottiglia all'Agente Pinna — in segno di offerta — che però fa cenno di no con la testa. Poi riprende a raccontare.
Sig. Cabras: Cosa stavo dicendo…
Agt. Pinna: La pentola d'oro gliel'ha data dentro la grotta?
Sig. Cabras: Adesso ci arrivo. Quando la fata entra nella grotta smette di suonare le launeddas e mi rivolge la parola. Per tre volte mi ripete: "Antioco, perché non ti avvicini?"
Secondo voi cosa faccio maresciallo? Ci vado o torno a casa?Agt. Pinna: Suppongo che vi siate avvicinato.
Sig. Cabras: E invece fuggo via! O mi volete far credere che se una sconosciuta con le ali alta quanto uno sgabello vi chiama per nome, voi non ci trovate niente di strano?
Agt. Pinna: È difficile darvi torto.
Sig. Cabras: Vado dalle mie pecore e chiamo i cani: ormai si è fatta notte e devo riportarle all'ovile. I miei pastori tedeschi sono molto intelligenti, qualche fischio e in quattro e quattr'otto le riportano da me. Adesso che le giornate iniziano a farsi calde preferisco portarle fuori quando il sole tramonta e c'è un vento più fresco. Io, comunque, sto in agitazione perché quello che è successo mi ha sconvolto, mi capite? E mentre me ne sto andando mi giro d'istinto e sopra l'erba… ecco che mi ritrovo davanti nuovamente la fata. E quella che fa? Mi dice: "Antioco, non scappare". Anche stavolta per tre volte. Il gelo.
Agt. Pinna: Brillava ancora?
Sig. Cabras: Altroché! A questo punto capisco che questa qua non mi lascia più in pace anche se continuo a ignorarla.
Agt. Pinna: Che vi dice?
Sig. Cabras: Mi fa: "Scava qua giù, sotto di me". Poi sbatte le ali e si alza in volo.
Agt. Pinna: E voi scavate?
Sig. Cabras: In quel momento, se mi diceva di buttarmi da un burrone io mi buttavo. Mi metto a scavare con le mani — anche se è buio c'è lei che illumina per terra —, e trovo la pentola. Non subito, ci metto un po' perché il terreno è brullo. Però è lì, tutta arrugginita, sporca di terra, ma è lì. Allora la jana scende, la solleva con le mani e mi dice "La vuoi?". Secondo voi cosa le dico, maresciallo?
Agt. Pinna: Di no, perché vostro padre vi ha detto di fare così.
Sig. Cabras: Bravo!
Agt. Pinna: E allora come avete fatto ad avere la pentola?
Sig. Cabras: All'inizio le dico di no, poi quella insiste ancora e ovviamente le dico di sì.
Agt. Pinna: Ovviamente.
Sig. Cabras: Ha insistito, maresciallo. Mi guardava con un'aria materna. Così prendo la pentola — ero tutto imbambolato — e la porto a casa. L'ho nascosta qui, vi faccio vedere.
Il Signor Cabras si alza barcollando e si dirige basculante in cucina seguito dall'Agente Pinna; prende un coltellino e lo usa per scardinare alcune mattonelle vicine al lavabo. Dopo averle tolte, da un fosso scavato nel pavimento estrae un calderone pieno di cenere. Poi entrambi tornano a sedersi.
Agt. Pinna: Perché la pentola è piena di cenere?
Sig. Cabras: Non lo so, lei magari mi ha punito, sarà perché sono stato arrogante… Babbo non disse mai a nessuno di quello che le janas gli avevano donato. Invece sapete cos'ho fatto, io? Torno a casa, nascondo la pentola e vado al bar dai miei amici. Offro da bere a tutti, e loro chiaramente mi chiedono perché lo faccio, no? Cosa c'è da festeggiare, vogliono sapere. Così gli racconto tutto quanto, della jana, delle launeddas e della pentola. E loro non mi credono! Si mettono a ridere, mi sbeffeggiano…
Agt. Pinna: Però la birra se la sono fatta offrire senza problemi.
Sig. Cabras: Mah, guardate, io li capisco. Se ero in loro facevo lo stesso. La mia storia era assurda… ma dev'essere che qualcuno ci ha creduto davvero. Perché il giorno dopo viene uno con la faccia coperta, mi minaccia con una pistola e vuole i miei soldi. Io ho il fucile nella camera da letto ma non faccio in tempo a prenderlo. E quindi cosa devo fare, rischio di farmi ammazzare o gli do quello che vuole? Lo porto in cucina, tiro fuori la pentola ed è piena di cenere. Se non parlavo troppo al bar non succedeva niente e avevo ancora il mio oro, ve lo dico io. Mi sta bene. Per farlo andare via gli ho dovuto lasciare il mio portafogli.
Agt. Pinna: Non avete idea di chi possa essere stato?
Sig. Cabras: Non ho riconosciuto la voce.
Agt. Pinna: Capisco. Vostro padre che tipo di relazione ha avuto con le janas?
Sig. Cabras: Lui diceva che ne conosceva una. La mia famiglia non si è dedicata da sempre all'allevamento, un tempo eravamo contadini. Fino al giorno che lui, siccome era molto povero, va a cercarla per parlarci.
Agt. Pinna: A che scopo?
Sig. Cabras: Per chiedere di farlo diventare ricco.
Agt. Pinna: E ci riuscì?
Sig. Cabras: La mattina successiva lui va a fare la semina e vede che sta per piovere, solo che anziché scendere gocce di pioggia cadono chicchi di grano. Appena arrivano a terra, come se erano uova, dai quei semini escono dei piccoli agnelli che crescono subito fino a diventare delle pecore belle grasse. Salta fuori che tutte quelle pecore sono incinte, dalla prima all'ultima, e partoriscono. In poco tempo mio padre si ritrovava ad avere un bestiame davvero invidiabile.
Agt. Pinna: È così che siete diventati allevatori?
Sig. Cabras: No, no. Succede che qualche giorno dopo le pecore iniziano a morire senza motivo. Lui crede che siano malate e chiama il veterinario, che quando le visita si mette una mano nel cuore e dice che non sa proprio quale malattia hanno. "Dovete fare la medicina dell'occhio8", gli dice. Babbo se la fa fare, ma le pecore continuano a morire. Così torna dalla jana e le racconta cosa sta succedendo. "Aiutami, aiutami, le mie pecore stanno morendo!"
Agt. Pinna: E lei?
Sig. Cabras: Lei gli fa: "Se vuoi mantenerle, uccidile tutte." Mio padre torna a casa e lo dice a sua moglie; insieme decidono di non fare niente. Intanto il bestiame continua a decimarsi, finché alla fine, quando ormai ne rimangono poco più di una ventina, babbo si sveglia all'alba e le sgozza tutte. Per la disperazione torna a casa sua, si scola un fiasco di vino e si addormenta sul tavolo della cucina.
Mia madre, che nel frattempo si sveglia e lo trova in quelle condizioni, si immagina cos'è successo ed esce a controllare. Le pecore che mio padre aveva ucciso erano tornate a brucare tranquille e senza prendersi mai più un malanno.Agt. Pinna: Voi eravate già nato quando è successo?
Sig. Cabras: Avevo all'incirca due anni.
Agt. Pinna: E vostro padre ha sempre avuto il vizio del vino? Ve l'ha trasmesso lui?
Sig. Cabras: Babbo era un brav'uomo. Sì, ogni tanto alzava troppo il gomito, ma non è mai stato violento né con me né con mia madre. Qui tutti bevono, maresciallo: serve a nascondere i morsi della fame e a riscaldarsi quando fa freddo. Il condizionatore qui non ce l'abbiamo, noi.
Agt. Pinna: Vi faccio un'ultima domanda, ma dovete promettermi di non prendervela. Potete assicurarmi che la sera in cui avete visto la jana voi eravate perfettamente lucido e sobrio?
Sig. Cabras: Cosa state insinuando? Che siccome vado al bar ogni tanto avevo le allucinazioni? Che sono un ubriacone che non sa cosa è vero e cosa è falso? Vi dirò una cosa: so bene cosa ho visto, e quella non era un'allucinazione. Altrimenti quella pentola che vi ho fatto vedere da dove è uscita? Non ho bevuto più di un bicchiere di vino al mattino e uno per pranzo, quel giorno.
Agt. Pinna: Io vi credo, Signor Cabras. Che voi aveste bevuto o meno, vi prometto che continueremo a cercare l'uomo che vi è entrato in casa, e nel limite del possibile faremo luce su questa storia delle janas. Me ne farò carico personalmente. Se doveste ricordare qualche elemento in più, non chiamate in caserma ma rivolgetevi direttamente al mio numero di telefono.
Il 31 ottobre del 2001, intorno alle 2 e 30 del mattino, a casa dell'Agente Pinna suona la sua vicina, la Sig.ra Assunta Mutolo. La figlia della Sig.ra Mutolo, Bonaria Sanna, ha sei anni. Durante la notte la bambina è corsa nella camera dei suoi genitori gridando che una donna con le ali voleva rapire suo fratello Angelo di cinque anni, che dormiva nel lettino accanto al suo. Quando la madre è andata a controllare ha trovato Angelo che piangeva e la finestra della stanza spalancata.
La Sig.ra Mutolo afferma di essersi assicurata che la finestra fosse chiusa prima di coricarsi, e che non è possibile che uno dei bambini si sia arrampicato così in alto per aprirla. Spaventata per via del fatto che suo marito era fuori per lavoro, ha deciso di chiamare il suo vicino per farle compagnia. L'Agente Pinna ha meticolosamente controllato la cameretta ma non ha trovato segni sospetti.
La registrazione della seguente conversazione non è stata autorizzata dalla Signora Mutolo.
Sig.ra Mutolo: La ringrazio ancora tanto per essere venuto, sono sinceramente dispiaciuta di averla svegliata, magari domani deve andare a lavorare e io la sto disturbando… Mio marito non è in casa e io non mi sentivo al sicuro dopo quello che è successo.
Agt. Pinna: Non si preoccupi, non è un problema. Che lavoro fa suo marito?
Sig.ra Mutolo: Lavora per una raffineria, fa il trasfertista. Manca da casa mesi interi, sa? Non è facile crescere due figli con lui che non c'è quasi mai. Eppure è l'unica fonte di guadagno che abbiamo.
Agt. Pinna: Lo capisco.
Sig.ra Mutolo: Mi manca, sa?
Agt. Pinna: Certo che le manca, ma deve essere felice di provare nostalgia. Se così non fosse, se lei provasse indifferenza o apatia, probabilmente sarebbe peggio. Il dolore è sintomo che lei è viva, così come vivo è l'amore che lei prova per suo marito. Voi due state collaborando per riuscire in quella difficile missione che è la crescita dei vostri figli, e di questo dovrebbe sentirsi enormemente orgogliosa, perché i sacrifici che state compiendo in questo momento verranno ripagati più tardi, forse fra venti o trent'anni, e allora si starà godendo la vita con lui già da un pezzo.
Sig.ra Mutolo: [ridendo] Mi perdoni, non volevo riderle in faccia, ma lei non ha di certo l'aspetto di un filosofo, non mi aspettavo qualcosa di così profondo a quest'ora del mattino. Però la ringrazio, di nuovo. L'ho apprezzato molto.
Agt. Pinna: Mai giudicare un libro dalla copertina.
Sig.ra Mutolo: Posso sdebitarmi in qualche modo? Mi farebbe piacere offrirle un caffè, se lo gradisce.
Agt. Pinna: È troppo presto per quello, ma mi chiedevo se posso fare qualche domanda a sua figlia.
Sig.ra Mutolo: Ma certamente, faccia pure.
Agt. Pinna: Mi racconteresti cos'è successo, piccolina?
La bambina è timida, ha paura dell'Agente Pinna e si nasconde sotto la gonna di sua madre. La Sig.ra Mutolo la prende in braccio e la gira.
Sig.ra Mutolo: Bonaria, da brava, racconta al signore cos'hai visto.
B. Sanna: Non me lo ricordo.
Sig.ra Mutolo: Non fare la timida, raccontagli della signorina che hai visto stanotte, dai.
B. Sanna: Io ho visto… Una signora piccola piccola con le ali. Sì. Stanotte è volata nella mia cameretta… Ha aperto la finestra… ehm… e ha sbattuto contro il muro!
Agt. Pinna: La signorina?
B. Sanna: No, la finestra.
Agt. Pinna: È così che ti sei svegliata?
B. Sanna: Sì.
Sig.ra Mutolo: Ma è impossibile, io son sicura di averla chiusa!
Agt. Pinna: E poi cos'è successo?
B. Sanna: Avevo tanta paura e sono scesa sotto le coperte. Lei è andata sopra mio fratello e ho sentito che la chiamava: "Angelo… Angelo… Angelo…"
Poi ha detto delle parole strane, non le ho capite, è rimasta sopra il suo letto per un sacco di tempo. Mio fratello si è svegliato e se n'è accorto. Lui si è messo a piangere e lei se n'è andata.Agt. Pinna: Com'era questa donna?
B. Sanna: Aveva una maglietta gialla e la gonna rossa, con i capelli castani e le ali di mille colori… Brillava come Trilli.
Agt. Pinna: La fatina di Peter Pan?
B. Sanna: Sì.
Sig.ra Mutolo: Abbiamo visto il film con Robin Williams, l'altra sera, lo abbiamo registrato tempo fa in una cassetta. Forse si è fatta prendere troppo dall'immaginazione e ha visto cose che non esistono.
Agt. Pinna: Beh, se una donna si fosse introdotta in casa sua per prendere suo figlio, non avrebbe fatto tante storie. Lo avrebbe afferrato prima che si svegliasse e sarebbe scappata via.
Sig.ra Mutolo: Infatti. Probabilmente è stato solo un sogno. Oppure vuole dirmi che secondo lei era una pervertita? Una squilibrata che voleva spiare i miei figli?
Agt. Pinna: Quel che voglio dire è che forse — sempre ipotizzando che qualcuno abbia realmente varcato la sua finestra, e non abbiamo alcuna prova che sia successo davvero — non stava cercando di prendersi suo figlio.
Sig.ra Mutolo: Cos'ha in mente?
Agt. Pinna: Per caso è a conoscenza di qualche racconto popolare di fate che rapiscono bambini, o che fanno loro qualcosa mentre dormono?
Sig.ra Mutolo: Qualcosa di che tipo?
Agt. Pinna: Non so, dicono una preghiera, per esempio.
Sig.ra Mutolo: Perché mi sta facendo una domanda così strana?
Agt. Pinna: [sorridendo] Perché sono quasi le cinque del mattino.
Sig.ra Mutolo: Beh, no, non mi viene in mente nulla.
Agt. Pinna: Oh, come non detto.
Sig.ra Mutolo: Anche se… beh, ora che mi ci fa pensare… c'è una storia che si racconta qui a Baunei, e credo anche nel resto della Sardegna. Si dice che le fate sarde facessero visita ai bambini per portare loro fortuna o sfortuna. Se facevano il segno della croce sulla loro fronte portavano fortuna, altrimenti li condannavano a una vita di sfortuna.
Agt. Pinna: Ma perché lo facevano?
Sig.ra Mutolo: Non lo so, ma sono solo storielle per bambini. Nessuno ci crede davvero, a parte forse qualche anziano.
Agt. Pinna: E lei? Lei ci crede?
Sig.ra Mutolo: Ma sta scherzando? Certamente no!
Agt. Pinna: Qualche parente suo o di suo marito le hanno raccontato niente di simile?
Sig.ra Mutolo: No, mai. Ma sta iniziando a farmi paura con questo interrogatorio. Non penserà davvero che quelle storie possano essere vere?
Agt. Pinna: No, si figuri. Ma non crede che sarebbe bello? Se fosse tutto vero, dico, se quelle fate fossero là fuori da qualche parte. Potrebbe voler dire che suo figlio avrà una vita incredibilmente fortunata.
Sig.ra Mutolo: O incredibilmente sfortunata.
Agt. Pinna: Non sia così negativa, non ce n'è motivo.
Sig.ra Mutolo: Sognare non costa niente, suppongo.
B. Sanna: Mamma, ho sonno…
Sig.ra Mutolo: Adesso mamma ti rimette a letto.
Agt. Pinna: Ha ancora bisogno che io resti qui?
Sig.ra Mutolo: No, mi sento molto più tranquilla adesso che ha dato un'occhiata. Non la ringrazierò mai abbastanza per essersi alzato e aver dato retta a una pazza come me! È stato un piacere conoscerla.
Agt. Pinna: Il piacere è tutto mio. Se ha bisogno di qualsiasi cosa suoni al campanello quando vuole. Non le assicuro che sarò sempre in casa, ma non farò finta di non esserci.
I due ridono per la battuta e si congedano.
Efisio Delunas è uno studente di 16 anni che abita a Santa Maria Navarrese. Il 18 luglio del 2003 intorno alle 4 del mattino, mentre si trovava in compagnia dei coetanei Salvatore L█████ e Giacinto E███████ nella campagna baunese, assiste allo stupro del suo amico Giacinto per opera di una creatura la cui descrizione è sovrapponibile a quella vista da Antioco Cabras.
La famiglia di Giacinto E███████ inizialmente non ha sporto denuncia dell'accaduto, ma ha portato il figlio a una visita medica presso l'ospedale Nostra Signora della Mercede di Lanusei. Qui il medico del pronto soccorso ha osservato lesioni fisiche e un quadro psicologico compatibili con l'ipotesi di violenza sessuale su minore e ha allertato i servizi sociali e i carabinieri. L'Agente Pinna è stato successivamente informato delle particolari dichiarazioni rilasciate dal giovane. Il 22 ottobre, nelle consuete vesti di maresciallo ha fatto visita agli altri due ragazzi, ma solo Efisio Delunas si è dimostrato propenso a parlare di quanto accaduto, nonostante l'iniziale diffidenza dei genitori, che non sembravano essere a conoscenza dei fatti.
La registrazione del seguente interrogatorio non è stata autorizzata dall'intervistato.
Agt. Pinna: Sai perché sono qui, Efisio?
Efisio tiene lo sguardo abbassato sul tavolo, ha le braccia incrociate e la fronte corrucciata. Fa cenno di no con la testa e lancia delle occhiate alla madre, tanto che l'Agente Pinna è costretto a chiedere ai genitori di uscire dalla stanza.
Agt. Pinna: Non sono qui perché sei nei guai, ho chiesto ai tuoi di uscire così possiamo parlare un po' più tranquillamente. Va bene?
E. Delunas: …Sì, signore.
Agt. Pinna: Allora, come va con la scuola?
E. Delunas: Bene, me la cavo.
Agt. Pinna: Dove studi?
E. Delunas: Geometri di Lanusei.
Agt. Pinna: Sembra interessante! Ti sta piacendo?
E. Delunas: Sì, credo.
Agt. Pinna: Ottimo, ottimo. Ed è lì che hai conosciuto i tuoi amici Salvatore e Giacinto?
Il ragazzo sprofonda nella sedia, ha sul viso un'espressione stupita, poi riabbassa lo sguardo e con la voce tremolante dice:
E. Delunas: Sì, signore.
Agt. Pinna: Non devi aver paura, non voglio sgridarti né raccontarlo ai tuoi genitori. Ho soltanto bisogno di capire se quello che ci ha raccontato il tuo amico Giacinto coincide con la tua versione.
E. Delunas: Non lo dirà ai miei?
Agt. Pinna: No, non c'è motivo che sia io a dirglielo. Ma presto altri miei colleghi potrebbero chiamarti per interrogarti un'altra volta, quindi quando ti senti pronto raccontaglielo tu stesso.
E. Delunas: Questo non vale come interrogatorio?
Agt. Pinna: Ecco… sì, ma è probabile che vorranno ascoltarti un'altra volta. Per questioni burocratiche, sai… Questo primo incontro serve a conoscerci e a farmi un'idea preliminare di quello che è successo a Giacinto. Capisci?
E. Delunas: Sì.
Agt. Pinna: Sei ancora scosso per l'altra notte?
E. Delunas: No, son preoccupato per lui. Sta bene?
Agt. Pinna: Sta meglio. Non siete ancora riusciti a sentirvi?
E. Delunas: A scuola non è venuto.
Agt. Pinna: Sai se magari Salvatore lo ha chiamato?
E. Delunas: No, non ha voluto parlarmi. Non mi ha neanche salutato, in questi giorni, in classe.
Agt. Pinna: Come mai?
E. Delunas: Credo che mi dia le colpe di quello che è successo.
Agt. Pinna: E perché dovrebbe?
E. Delunas: Sono io che li ho portati a vedere la jana.
Agt. Pinna: Aspetta, mi vuoi far credere che le fate esistano per davvero?
E. Delunas: …
Agt. Pinna: Non è così?
E. Delunas: È inutile, tanto non mi crede.
Agt. Pinna: Mettimi alla prova: puoi dirmi dove vivono?
E. Delunas: A sa Grutta 'e Janas, ma ne ho vista solo una.
Agt. Pinna: Piuttosto conveniente che stia in un posto che porta il suo nome.
E. Delunas: Eppure è così, l'ho vista con i miei occhi più di una volta. Non si tratta solo di storielle, glielo giuro!
Agt. Pinna: Va bene, facciamo così: supponiamo che io ti creda. Come avresti fatto a scoprirlo?
E. Delunas: Una sera sono uscito con i miei amici e siamo saliti con lo scooterone a Su Sclaradorgiu. C'erano anche Salvatore e Giacinto.
Agt. Pinna: Ti ricordi quando?
E. Delunas: Sì, mi sembra fosse due settimane fa, direi sabato, perché il giorno dopo non siamo andati a scuola. Saliamo spesso nei weekend, là sopra, perché è un posto tranquillo e non ci passa nessuno.
Agt. Pinna: Ci andate a fumarvi le canne? Non preoccuparti, puoi dirmelo, non ci saranno conseguenze. Mi serve soltanto per capire meglio la dinamica dei fatti.
E. Delunas: No, signore. Riempiamo le bottiglie di vino e fumiamo solo sigarette. Beviamo, parliamo un po', facciamo i cazzoni e non diamo fastidio a nessuno.
Agt. Pinna: Scusami, allora.
E. Delunas: Quella sera eravamo tutti ubriachi fradici, siamo rimasti sino alle 4 del mattino a sparare cazzate, poi gli altri se ne sono andati. Io ero troppo fuso e ho aspettato lì da solo una decina di minuti per riprendermi, prima di tornare a casa. Ho iniziato a camminare un po' e a fare respiri profondi, poi mi sono affacciato verso la scarpata e son rimasto a fissare il paese. Ad un tratto mi è sembrato di vedere una luce che veniva dal basso. Mi son guardato intorno per capire cosa potesse essere, ma non riuscivo a capirlo: non era ancora arrivata l'alba e la luna era coperta dalle nuvole, ma non potevo guardare in alto per troppo tempo perché mi girava la testa. Così ho deciso di scendere a vedere con i miei occhi di cosa si trattasse.
Agt. Pinna: Molto saggio da parte tua farlo da ubriaco. Una scelta proprio ponderata. Complimenti.
E. Delunas: Se non fossi stato ubriaco probabilmente non ci sarei andato. E poi non mi è successo nulla.
Agt. Pinna: Hai trovato la fonte di quella luce?
E. Delunas: Sì. La luce veniva dal corpo di una donnina bionda, piccola quanto una lattina di coca-cola, con le ali.
Agt. Pinna: Che cosa faceva?
E. Delunas: Non l'ho visto, era seduta su una roccia che c'è vicino alla grotta ma stava di spalle. In più io ero nascosto tra i cespugli, quindi non potevo sporgermi più di tanto per dare un'occhiata. Mentre stavo là devo aver fatto troppo rumore, perché lei poi si è guardata intorno e, beh, si è spenta. Semplicemente… puff, è sparita e non son più riuscito a vederla in mezzo al buio. Quindi, sempre con la massima furtività, son tornato allo scooterone e piano piano son rientrato a casa. Non mi sono reso conto subito di quello che era successo, mi sono addormentato appena arrivato e senza averci pensato troppo. Mi son svegliato all'ora di pranzo e la cosa mi era completamente sfuggita di mente, ho pranzato e son tornato a coricarmi qualche ora perché avevo ancora sonno. Di pomeriggio, mentre guardavo la TV, mi son ricordato: la scena della notte prima continuava a ripetersi e ripetersi nella mia mente e non voleva andarsene. Non riuscivo a capire se si trattasse di un sogno, di un'allucinazione dovuta all'alcol o se fosse tutto vero, ma vista l'assurdità della visione credevo più nella prima, anche se non ne ero sicuro. Ho chiesto a mio padre: "babbo, sai qualcosa su donne piccolissime con le ali che vivono in campagna?"
Agt. Pinna: E lui?
E. Delunas: Mi ha guardato strano per un attimo e mi ha detto: "Sono le janas, fatine sarde".
Agt. Pinna: Tutto qui?
E. Delunas: Sì, non ha aggiunto altro. Quando lui guarda la televisione non è molto propenso a parlare. Ho anche provato a fargli altre domande ma ha soltanto detto "non ne so nulla, non ne so nulla" e non mi ha degnato di uno sguardo. Sicuramente non potevo raccontargli cosa fosse successo — non ero certo neanche di che cosa avessi visto — così ho deciso di uscire e tornare alla grotta… Magari l'avrei ritrovata. C'era una strana calma, lì sopra. Non tirava un alito di vento né sentivo il calore del sole sulla pelle, ma mi sentivo bene. Era come se si fosse congelato il tempo, anche se chiaramente si trattava solo di un'illusione. Quando sono arrivato nel punto della notte prima, la jana non c'era. Ho fatto un giro per cercarla, ma niente. Son rimasto fino a tarda sera a camminare inutilmente, sedendomi ogni tanto per prendere fiato.
Agt. Pinna: Insomma, non l'hai trovata.
E. Delunas: Non subito. Al crepuscolo l'ho vista di nuovo, seduta sotto un ulivo in una radura molto distante dal paese ad armeggiare con quello che poi ho capito essere una sorta di telaio scintillante. Stava tessendo una sciarpa molto lunga — o almeno credo che fosse una sciarpa —, mentre io ho continuato a fissarla affascinato per qualche ora.
Agt. Pinna: Ti ha visto?
E. Delunas: No. Lei ha semplicemente continuato a lavorare, e io ho continuato a guardarla. Poi ha poggiato tutto, si è alzata ed è volata via. È salita in alto nel cielo fino a diventare quasi un puntino, ma io l'ho seguita. Andava velocissima e con fatica riuscivo a vedere che si dirigeva in direzione di Pedra Longa
9. Quando è atterrata sulla cima della roccia io ero ancora molto distante.
Agt. Pinna: Come fai a sapere che è atterrata proprio sulla punta?
E. Delunas: La luce, signore, gliel'ho detto: la jana stava brillando! Non mi sono potuto avvicinare più di tanto perché avevo paura di essere scoperto, e in ogni caso non avrei visto nulla: lei si è librata nuovamente nell'aria, ha… spento la luce, se così si può dire, e subito dopo ho sentito un pesante tonfo nell'acqua. Dopodiché non l'ho più vista.
Agt. Pinna: Si è tuffata in mare.
E. Delunas: Credo di sì. Non ho potuto fare altro che tornarmene a casa.
Agt. Pinna: Pedra Longa è molto distante dal centro abitato.
E. Delunas: [annuendo] I miei genitori erano veramente incazzati con me perché avevo saltato la cena, stavano persino per chiamare voi [ndr: i carabinieri] e denunciare la mia scomparsa. Non ho detto nulla ai miei, non volevo si preoccupassero troppo e forse avevo un po' di paura di non essere creduto. Il giorno dopo, però, a scuola l'ho raccontato a Salvatore e Giacinto.
Agt. Pinna: Come hanno reagito?
E. Delunas: Mi hanno preso in giro. Non che mi aspettassi diversamente, eh, ma ci sono andati giù pesante.
Agt. Pinna: Si son ricreduti.
E. Delunas: [facendosi scuro in volto] Sì. Ho continuato a pensarci tutta la settimana, mi creda. Avrei voluto tornare alla grotta e alla spiaggia per guardarla, il pensiero di stare con lei stava diventando un'ossessione. Non capita tutti i giorni di avere a che fare con qualcosa di sovrannaturale o comunque di leggendario. Sognavo di parlarci e di farmi rivelare tutti i suoi segreti, quasi come se conoscerli potesse far diventare una leggenda anche me.
Agt. Pinna: Come mai, allora, non ci sei andato?
E. Delunas: Avevo capito che cercarla di giorno non avrebbe portato a nulla, e sparire per delle ore non avrebbe sicuramente migliorato la situazione con i miei genitori. Avrei potuto andarci di notte, certo, ma ho molto da studiare e a fine giornata ero sempre stanco. Il sabato dopo siamo tornati a Su Sclaradorgiu, ma non ho bevuto nulla, mi parlavano ed ero distratto, ero come assente. Avevo l'attenzione puntata sull'ambiente, nella speranza di vedere qualche luce particolare, senza risultati. Alle tre gli altri se ne sono andati e siamo rimasti solo io, con Tore e Giacinto, a parlare fra di noi. Ho proposto di andare a fare un bagno, anche se eravamo senza costume. Loro volevano andare a Cala Mariolu perché è più comoda da raggiungere, mentre io a Pedra Longa. Ho vinto io. Siamo saliti sugli scooteroni e ci siamo andati, ci siamo messi in mutande e abbiamo fatto il bagno. Ormai ero disilluso, non credevo che l'avrei rivista, quella notte, e non ne ho fatto menzione con gli altri neanche per un secondo.
Efisio inizia ad agitarsi, la voce diventa tremante e smette di tenere lo sguardo fisso sull'Agente Pinna.
E. Delunas: Quando ho visto una lucina uscire dall'acqua, mi sono emozionato. Stava succedendo per davvero, davanti ai miei occhi, quello che stavo aspettando da tutta la settimana. Anche gli altri ragazzi l'hanno vista e son rimasti impietriti. Ho chiesto loro di alzarsi e di andare a nasconderci dietro un masso. La jana ha iniziato a volare per la spiaggia e si è adagiata molto vicina a noi, senza accorgersi che noi eravamo poco distanti. Era la prima volta che la vedevo in faccia e per di più non aveva neanche un vestito addosso: era bellissima, non credo di aver mai visto una donna così bella in vita mia. Giacinto era ancora molto brillo, e ha… Lui ha iniziato a… No, niente.
Agt. Pinna: Ti prego, raccontamelo.
E. Delunas: Non ci riesco, mi vergogno.
Agt. Pinna: Non sono qui per giudicarti. Ho bisogno di sapere com'è andata.
E. Delunas: Giacinto si è… Lui ha fatto come per… Si è abbassato le…
Agt. Pinna: E poi?
E. Delunas: Ha iniziato a fare… Insomma, lui ha…
Agt. Pinna: Non c'è bisogno che aggiungi altro, ho capito. Voi cos'avete fatto?
E. Delunas: Anche Salvatore ha pensato fosse una buona idea e ha fatto altrettanto. E persino io… Anche io, era la prima volta che vedevo una donna nuda… Ci siamo fatti prendere dall'eccitazione.
Agt. Pinna: Non sono qui per giudicarti.
E. Delunas: Non è che sono gay o altro, è che era di una bellezza incredibile.
Agt. Pinna: Te lo ripeto per la terza volta, non sono qui per giudicarti. Cos'è successo, poi?
E. Delunas: Da quel momento è precipitato tutto. Giacinto ha fatto un movimento strano con il piede ed è scivolato, facendo un rumore terribile. La jana lo ha visto, si è accorta di noi e ha iniziato a urlare, spaventandoci a morte. Abbiamo provato a scappare ma Giacinto continuava a cadere e rimaneva molto indietro, quindi mi sono girato per vedere se stesse riuscendo a stare al passo. Ho visto una scena agghiacciante. Quella donna così bella lo aveva raggiunto e gli stava bloccando le braccia; le ho urlato: "Lascialo stare!" e le ho tirato una pietra. La jana, mentre lo immobilizzava, ha iniziato a cambiare forma, ha perso la sua luminosità ed è diventata un uomo molto più alto, con i capelli scuri e le gambe pelose.
Agt. Pinna: Ti ricordi qualche altro dettaglio?
E. Delunas: In questi giorni ci ho pensato molto, e credo che la creatura in cui si era trasformata fosse un satiro, cioè un uomo con le corna, la coda, e il corpo di una capra, non so se ha presente.
Agt. Pinna: Sì.
E. Delunas: Ha iniziato a violentare Giacinto, che gridava di dolore e chiedeva aiuto, mentre il satiro belava con una voce quasi sovrumana. Lo vedevamo scagliarsi sul suo corpo e fare su e giù come un cane in calore… Noi non sapevamo che fare, abbiamo provato a lanciargli altre pietre ma non gli facevano nulla, e se cercavamo di andargli vicino ci strillava contro minacciando di venire a prenderci. Volevamo davvero fare qualcosa, ma non sapevamo cosa.
Agt. Pinna: E quindi cosa avete fatto?
E. Delunas: Niente, siamo scappati.
Agt. Pinna: Perché non ci avete chiamato?
E. Delunas: Perché avreste pensato ad uno scherzo, o che fossimo ubriachi.
Agt. Pinna: Avete lasciato lì il vostro amico senza neppure chiamare i soccorsi? Mentre veniva stuprato?
E. Delunas: Se non fossimo andati via velocemente, avrebbe fatto lo stesso a noi.
Agt. Pinna: Forse avreste potuto aiutarlo, invece siete stati troppo egoisti per pensare anche a lui.
E. Delunas: [alzandosi in piedi] Basta, non voglio rispondere ad altri domande. Aveva detto che non mi avrebbe giudicato, che era qui soltanto per conoscere i fatti. Quello che è successo non è colpa mia, perché non sono io ad aver voluto che quella cosa gli facesse del male, e non sono io ad essermene andato senza nemmeno liberarlo dalla presa di quel caprone. Quindi, non dica che sono stato egoista o che non ho provato ad aiutarlo, perché ho fatto esattamente l'unica cosa che era possibile fare in quel momento.
L'Agente Pinna ed Enrico si fissano e stanno in silenzio per circa trenta secondi, poi il ragazzo torna a sedersi.
Agt. Pinna: Scusa, ho esagerato.
E. Delunas: Mi sento in colpa per non aver fatto niente. In quel momento era la scelta più comoda scappare e infilare la testa sotto il cuscino, nella speranza di sentire buone notizie a scuola la mattina dopo, o l'indomani ancora. Sono stato un vigliacco.
Agt. Pinna: Parlando con me stai rimediando a tutto quanto. Forse ora non puoi capirlo fino in fondo, ma è così.
E. Delunas: Cosa le serve sapere?
Agt. Pinna: Dove posso trovarla.
E. Delunas: Io… gliel'ho detto, l'ho vista alla grotta, e poi a Pedra Longa.
Agt. Pinna: Sono stato alla grotta molte volte, ma non l'ho mai vista. Secondo te perché solo voi siete riusciti a vederla?
E. Delunas: Non sono così sicuro che noi siamo stati gli unici, signore, tutti sotto sotto sanno che esiste e gliene sanno parlare: forse vuol dire che sotto sotto non si tratta di una storia inventata no?
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Il 14 agosto 2003, alle ore 21 e 58, l'Agente Pinna ha contattato la SIR-I chiedendo di essere raggiunto all'ingresso della Grutta 'e Janas al più presto possibile. La squadra ha raggiunto le coordinate fornite dall'agente alle 22 e 50, trovando SCP-096-IT esanime stesa supina su una roccia con delle incisioni scolpite sopra.
SCP-096-IT riportava ustioni di secondo grado sul volto, sulle mani e sulle gambe, nonché due ferite lacere sul dorso in corrispondenza dell'attaccatura delle ali, che non sono state ritrovate. Sulla roccia vi erano copiose quantità di sangue se paragonate alla sua statura, pertanto è stata trasportata al Sito Minerva grazie all'elisoccorso della SIR-III ("Præcĭpŭum Auxĭlĭum"), dal momento che era il Sito della Fondazione più vicino. Qui ha ricevuto trattamento medico e contro ogni aspettativa ha ripreso conoscenza in meno di 24 ore — chiedendo insistentemente che le venissero restituite le ali —, mentre le sue ferite si son rimarginate del tutto in 96 ore.
L'Agente Pinna ha dichiarato di essersi recato alla grotta come ogni sera, nel tentativo di trovarla, e di averla rinvenuta in quello stato al suo arrivo. Avrebbe poi provato ad assicurarsi che fosse ancora viva prima di chiamare i soccorsi, e di aver mantenuto la mano destra sulle emorragie nel tentativo di salvarla. I medici del Sito Minerva attestano che le ali sono state recise probabilmente con un coltellino da viaggio, ma nessun utensile simile è stato ritrovato nelle vicinanze. All'interno della grotta sono state trovate suppellettili di varia natura e di dimensioni assai ridotte, tra cui un telaio in oro massiccio, dei vestiti in cotone e delle launeddas. L'Agente giura di non averle mai viste prima d'ora all'interno dell'antro nelle sue visite passate.
➥ Apri il documento con l'interrogatorio a SCP-096-IT
Il 18 agosto 2003 SCP-096-IT è stata sedata e trasportata nella Sala 096-IT del Sito Iride. La commissione medica ha dato parere positivo sulla richiesta della Direttrice Ventura di condurre un interrogatorio per conoscere meglio la natura della creatura. Svegliata dagli ipnotici, SCP-096-IT si è mostrata disponibile a parlare: all'inizio ha mantenuto un atteggiamento teso e irascibile, ma poi è stata collaborativa.
Dott.ssa Ventura: Buongiorno, sono la Dottoressa Miriam Ventura. Tu come ti chiami?
SCP-096-IT emette un verso acuto e breve, non riproducibile.
Dott.ssa Ventura: Ho paura di non aver capito. Saresti in grado di scriverlo?
SCP-096-IT prende una matita e un foglio dalle mani della Dottoressa, e per quanto sia molto piccola riesce comunque a tracciare dei segni senza problemi: ᔑ∷||𝙹ʖᔑ∷⨅ᔑリᒷ.
Dott.ssa Ventura: Non riesco a leggerlo, non sono i caratteri tipici del mio alfabeto. Che lingua è?
096-IT: Se le dicessi il suo nome, non lo comprenderebbe.
Dott.ssa Ventura: Come hai imparato l'italiano?
096-IT: Come l'ha imparato lei: ascoltandolo, leggendolo e parlandolo a mia volta.
Dott.ssa Ventura: Spero che non ti offenda se ogni tanto mi dovesse capitare di chiamarti con un numero.
096-IT: No.
Dott.ssa Ventura: Va bene. Ti piace, qui? Abbiamo finito di arredare questa sala stamattina stessa; prima era un vecchio magazzino per i giardinieri. Abbiamo cercato di riprodurre al massimo delle nostre capacità i luoghi in cui vivi.
096-IT: Perché dovrebbe piacermi una prigione?
Dott.ssa Ventura: Non devi viverla in questo modo. È grazie all'intervento della nostra equipe medica se ora riesci ad alzarti in piedi e a parlare, quindi puoi star sicura che cercheremo in ogni modo di rendere la tua permanenza qui meno fastidiosa possibile.
096-IT: Permanenza… chiamatela cattività. Riavrò le mie ali?
Dott.ssa Ventura: Stiamo cercando di capire chi può averle prese e dove può averle portate, ma in questo momento non voglio darti false speranze: la risposta è "non lo so".
096-IT: Stai mentendo?
Dott.ssa Ventura: No, ti sto dicendo la verità. Nel frattempo, però, ho bisogno di farti qualche domanda per comprendere meglio chi sei, o meglio, cosa sei. Sai dirmi dove e quando sei nata?
096-IT: No.
Dott.ssa Ventura: Perché? Non vuoi farlo?
096-IT: No, è che non ricordo di essere nata, credo di aver vissuto sin da prima che esistesse l'uomo.
Dott.ssa Ventura: Qual è il tuo primo ricordo?
096-IT: Non ricordo, ne ho diversi. Probabilmente… io che scavo la mia prima casa con le mie sorelle.
Dott.ssa Ventura: Intendi una domus de janas?
096-IT: Sì. Molte delle case che voi chiamate in quel modo le abbiamo costruite noi.
Dott.ssa Ventura: Stando al parere degli archeologi, però, sembrerebbe che fossero delle necropoli. Piccole case scavate nella roccia in cui le popolazioni prenuragiche disponevano i loro morti.
096-IT: Mh.
Dott.ssa Ventura: Gli archeologi si sbagliano?
096-IT: No.
Dott.ssa Ventura: Aiutami a capire. Per favore.
096-IT: Siamo state le prime a costruirle, con le nostre forze. Nel tempo le abbiamo usate come rifugi per proteggerci dal vento, dalle piogge e dalle fiere. Quando siete arrivati voi uomini avete creduto che fossero dei tramite per riconsegnare i vostri morti alla terra, così ve le abbiamo lasciate usare. Ce li affidavate per traghettarli su un altro piano di esistenza, e noi lo facevamo con piacere.
Dott.ssa Ventura: Collaboravate con gli esseri umani?
096-IT: Lo abbiamo fatto per secoli, voi eravate ospiti nella nostra terra.
Dott.ssa Ventura: In cosa consisteva questa sinergia?
096-IT: In tante cose. Vi abbiamo insegnato qualsiasi cosa sapessimo, dalla nostra cultura alla nostra primitiva tecnologia; per un po' abbiamo anche aiutato le donne a coltivare la terra, a usare il telaio, a cucinare e a preparare le medicine. Ma col tempo questo rapporto di amicizia si è logorato, per qualche motivo. Avete iniziato a sfruttarci per i vostri comodi, avete devastato la natura in cui vivevamo, depredando le nostre case e uccidendo quante di noi non si allineassero al vostro volere. Vi siete costruite le vostre domus, i vostri castelli e i vostri templi, e ci avete lasciate indietro. Piano piano vi siete dimenticati di noi, come se non fossimo mai esistite.
Dott.ssa Ventura: Quale pensi che sia la causa di questa rottura?
096-IT: Avete semplicemente accresciuto l'oscurità che portate nel cuore.
Dott.ssa Ventura: Gli altri della tua specie cosa ne pensano?
096-IT: Sono rimasta da sola, le altre sono andate oltre.
Dott.ssa Ventura: Intendi nel piano di esistenza di cui parlavi poco fa?
096-IT: Sì.
Dott.ssa Ventura: Sono morte?
096-IT: È un concetto troppo semplicistico quello della morte. Noi non moriamo: raggiungiamo un altro stato di coscienza. Comunque, sì. L'ultima mia sorella ha deciso di lasciarmi pochi anni fa: è stata una sua scelta, così come lo è stato per tante di noi negli ultimi decenni. Non conosciamo la vecchiaia. Possiamo essere uccise, possiamo scegliere di andarcene, ma non possiamo morire di vecchiaia.
Dott.ssa Ventura: Quindi non si tratta di un luogo fisico.
096-IT: Ancora una volta, "fisico" è un concetto troppo semplicistico. Non ci sono mai stata, ma tra la nostra gente si è sempre detto che fosse un "luogo" molto luminoso, una montagna dai dolci pendii in cui poter cantare e ballare e dove non esiste alcuna preoccupazione ma solo un agape cosmico nei confronti di noi stesse, delle altre e dell'intero universo.
Dott.ssa Ventura: Tutto sommato un paradiso, anche se separato da quello degli uomini.
096-IT: No. C'è spazio anche per voi, o perlomeno c'era.
Dott.ssa Ventura. Comunque la si guardi, è un posto da cui non si fa ritorno.
096-IT: E chi lo dice? Come fa ad esserne certa? Se è un luogo, significa che permane nel reame dell'esistenza, e tutto ciò che esiste è fortemente collegato dalle stesse leggi. Ciò che finisce in quel posto rimane connesso alla Terra, in un modo o nell'altro.
Dott.ssa Ventura: E chi lo dice? Come fai ad esserne certa?
096-IT: Questa arroganza con cui ripete le mie stesse domande non le si addice, Dottoressa. Mi dimostri di essere diversa dalle altre scimmie con cui condivide la sua informazione genetica.
Dott.ssa Ventura: Mi dispiace che tu sia l'unica rimasta della tua specie, e ancor di più che un rapporto così intimo fra voi e noi si sia rovinato per futili motivi. Ma non tutti gli uomini sono egoisti e stronzi come pensate voi.
096-IT: Esistono altri simili a noi in varie parti del mondo. Molto tempo fa avevamo dei rapporti con loro, oggi probabilmente sono rimasti in pochissimi. Per il resto, so bene che non siete tutti uguali. Una parte del mio popolo ha continuato ad aiutare chi di voi se lo meritasse, ma siamo rimaste estremamente diffidenti.
Dott.ssa Ventura: Che tipo di aiuti?
096-IT: Qualunque aiuto.
Dott.ssa Ventura: Persino fornire una pentola piena d'oro, è così?
096-IT: È successo anche questo.
Dott.ssa Ventura: A un tale Antioco Cabras, un pastore di Baunei, quattro anni fa.
La Dottoressa Ventura avvicina un fascicolo con la foto del pastore a SCP-096-IT.
096-IT: Sì, mi ricordo.
Dott.ssa Ventura: Hai detto di averlo aiutato, ma tutto l'oro che gli hai dato si è tramutato in cenere.
096-IT: È così. Gliel'ho detto: noi siamo diffidenti. Prima di dare una mano vogliamo assicurarci della bontà di chi abbiamo di fronte, e solo se dimostrano di meritarselo interveniamo. Quell'uomo è andato a vantarsi della sua ricchezza con i suoi amici, è stato superbo, ha sparso troppo la voce e non ha saputo godere della sua fortuna con riservatezza.
Dott.ssa Ventura: Più che superbia mi sembra vanagloria.
096-IT: Sia come sia, le sue azioni hanno messo in pericolo anche la sua vita. Ho sostituito il contenuto del paiolo con la cenere per evitare di perderlo, non volevo che finisse nelle mani sbagliate.
Dott.ssa Ventura: Dove hai trovato quelle riserve auree?
096-IT: La mia isola ha visto passare armate di ogni tipo, che in tante occasioni hanno lasciato bottini e tesori. Ho conservato monete di ogni epoca e i cimeli delle più nobili famiglie che hanno vissuto in quelle terre.
Dott.ssa Ventura: Sembra che suo padre gli abbia detto di risponderti sempre di no, casomai ti avesse incontrato.
096-IT: Non credo di aver mai conosciuto suo padre, ma capisco il motivo di questo suggerimento.
Dott.ssa Ventura: Puoi spiegarlo anche a me?
096-IT: Non abbiamo una buona reputazione fra voi uomini, non la abbiamo mai avuta. Sicuramente suo padre voleva proteggerlo.
Dott.ssa Ventura: Avrete anche una cattiva reputazione, ma suo padre non aveva motivo di pensar male di voi, dato che lo avete aiutato a risollevarsi economicamente.
096-IT: Come?
Dott.ssa Ventura: Gli avete dato qualche centinaio di pecore per iniziare un'attività da allevatore, sembra che siano piovute dal cielo sotto forma di chicchi di grano, che poi sarebbero aumentati di dimensioni fino a diventare delle pecore. Finché, un bel giorno, non hanno iniziato a morire.
096-IT: A morire?
Dott.ssa Ventura: Sì, sembra che gli abbiate detto di ucciderle tutte, in questo modo si sarebbero salvate. Una richiesta particolare che lui ha seguito soltanto quando ormai gliene erano rimaste poche, ma che effettivamente ha funzionato. Dopo averle ammazzate, sono risorte. Era una prova anche questa?
096-IT: Non so dirlo con certezza, ma mi sembra verosimile che fosse una prova, sì. Chi vuole diventare ricco deve essere prima disposto a tornare povero, dopo aver assaggiato la ricchezza.
Dott.ssa Ventura: Quindi siete anche in grado di far… piovere delle pecore?
096-IT: Che sciocchezza, ovviamente no. La storia che vi è stata raccontata era sicuramente romanzata. Evidentemente quel pastore ci teneva a magnificare quell'evento più del dovuto. La mia sorella deve averle rubate a qualcun altro che non ne aveva bisogno per darle a lui. Giorno dopo giorno, notte dopo notte gliele ha portate in casa, mentre dormiva. Fine della storia.
Dott.ssa Ventura: Quindi quelle che ha ammazzato non sono risorte?
096-IT: Le pecore son tutte uguali, Dottoressa. Morte quelle, gliene avrà date delle altre identiche.
Dott.ssa Ventura: Ed è riuscita a sollevarle tutte da sola?
096-IT: Riusciamo a sollevare pesi molto più grandi. Non si è chiesta come abbia fatto ad alzare da terra una pentola piena d'oro nonostante la mia stazza? Siamo anche in grado di cambiare il nostro aspetto in quello di altre creature, all'occorrenza. È una capacità che può tornare molto utile se si devono trasportare dei capi di bestiame.
Dott.ssa Ventura: C'è ancora una cosa che non capisco. Perché chiedergli di ucciderle?
096-IT: La nostra morale non è la vostra morale, Dottoressa Ventura.
Dott.ssa Ventura: Va bene, ma qual era lo scopo di quel test?
096-IT: Il denaro corrompe le persone, a quanto pare. Lo abbiamo imparato a nostre spese. Più una persona è nullatenente, più è facile che perda la luce nel suo cuore se acquisisce improvvisamente un grande patrimonio. Ma se è pronto a rinunciarvi lancia un segnale: "io rimango me stesso, non cederò all'avidità".
Dott.ssa Ventura: Saranno in pochissimi a non cascare nella trappola.
096-IT: Molto pochi.
Dott.ssa Ventura: Sembra quasi che voi giochiate con noi, anziché aiutarci. È disumano.
096-IT: Dimentica che noi non siamo umane.
Dott.ssa Ventura: Ho un'altra domanda. Qual era il test per il Signor Cabras?
096-IT: Non lo so, non ci avevo ancora pensato, e in ogni caso lui ha rovinato tutto prima che fosse utile farlo.
Dott.ssa Ventura: Due anni dopo hai fatto visita a un bambino, Angelo Sanna. Aveva 5 anni. Te lo ricordi?
Anche stavolta la Dottoressa Ventura porge un fascicolo con la foto a SCP-096-IT.
096-IT: Spero che tutto questo impegno che avete profuso nel ricostruire i miei movimenti venga riservato anche per la ricerca delle mie ali.
Dott.ssa Ventura: Te lo prometto.
096-IT: [sbuffando] Sì, mi ricordo di lui e di sua sorellina. Quando sono andata da loro, lei fingeva di dormire.
Dott.ssa Ventura: Che ci facevi da loro? Sua madre sarebbe pronta a giurare che la finestra della loro cameretta fosse chiusa, e che non era possibile che qualcuno fosse entrato.
096-IT: Niente è impossibile, quella finestra era aperta. Evidentemente si dev'essere scordata di chiuderla. C'è un motivo, Dottoressa, se abbiamo una cattiva reputazione. Abbiamo aiutato molte persone, sì, ma ne abbiamo punite anche tante altre. Vede, il papà di quel bambino è un criminale. Vent'anni fa si mise un passamontagna e cercò di derubare suo fratello mentre era in campagna per poter pagare i suoi debiti di gioco. Tuttavia nulla andò come sperava. L'uomo si difese, non volle consegnargli i suoi valori e combatté con tutte le sue forze… finché non venne colpito fatalmente da diverse coltellate. Il padre dei bambini venne scoperto e finì in carcere, ma dopo 15 anni ne uscì, prima di aver scontato il resto della pena.
Dott.ssa Ventura: E cosa c'entra questo col piccolo Angelo?
096-IT: Abbiamo la facoltà di cambiare la storia delle persone modificando la loro fortuna, questo lo aveva già scoperto dalle sue ricerche? Il padre di Angelo non ha pagato per i suoi errori, così saranno i suoi figli a farlo per lui.
Dott.ssa Ventura: Sì, ma cosa significa "fortuna" per te? In che modo riesci a influire nella storia delle persone?
096-IT: Pensi a quel bambino. Un giorno, quando sarà un uomo, vorrà procedere con gli studi, fare carriera, trovare una bella moglie e avere una famiglia. Queste son cose che dipendono da lui e dalle scelte che farà nella sua vita. Ma esistono fattori su cui lui non ha alcun controllo, eventi casuali diretti dal fato che possono svoltare anche drasticamente il suo destino: io posso cambiarli. Se su cento di questi eventi novantanove vanno a suo sfavore, per avere successo dovrà vendere cara la pelle.
Dott.ssa Ventura: Quindi lasci che le colpe di suo padre ricadano su di lui? Lo condanni senza possibilità d'appello? Dove sta la giustizia in tutto questo?
096-IT: Lei non ascolta. La sua morale non è la mia morale.
Dott.ssa Ventura: Eppure trovi giusto imporre la tua su quella degli altri.
096-IT: Se affronterà con tutte le sue forze le sfide che incontrerà nel suo cammino, la vita lo ricompenserà a prescindere dal segno che ho unto su di lui.
Dott.ssa Ventura: Questo significa che non puoi modificare il libero arbitrio delle persone?
096-IT: Non esattamente. Se qualcuno ha il desiderio di compiere un'azione, io posso esasperarlo o indebolirlo, ma non posso annullare una volontà preesistente, né crearne una nuova.
Dott.ssa Ventura: Hai citato un segno, di che si tratta?
096-IT: Un simbolo indelebile che traccio sulla fronte.
Dott.ssa Ventura: Niente a che fare con il segno della croce, immagino.
096-IT: Chiaramente no. Se mi riporterà le mie ali, ne farò uno anche a lei.
Dott.ssa Ventura: Sei gentile, ma non è il caso. Inizio a capire perché i proto-sardi cercavano di sfruttarvi. Volevano fortuna, non è così?
096-IT: Ha indovinato. Provi a immaginare quanto sarebbe vantaggioso per una flotta scontrarsi contro un nemico che è appena uscito decimato da una violenta tempesta in mezzo al mare, o come sarebbe facile assediare un'intera città se scoppiasse un'epidemia di peste al suo interno.
Dott.ssa Ventura: Ma voi non gliel'avete fornita.
096-IT: Beh…
Dott.ssa Ventura: A quanto pare invece sì.
096-IT: Erano appena arrivati in Sardegna dall'Oriente. Ben presto i popoli che viaggiavano nel mare si sono accorti della loro presenza, hanno tentato di prendere le coste dell'isola e di imporre la loro presenza. Noi abbiamo smosso le possibilità per impedirlo, per difenderle. Quando però ci è stato chiesto un aiuto offensivo contro di loro, ci siamo rifiutate.
Dott.ssa Ventura: Per questo siete state uccise.
096-IT: In larga misura sì, ci hanno uccise. Molte di noi inizialmente hanno ceduto alle loro richieste, per poi pentirsene. Hanno deciso, insomma, di andare oltre, o come preferisce dire lei, di morire. Non siamo un popolo violento, non è stato facile per noi opporci a quello scontro.
Dott.ssa Ventura: Dici che non siete violente, eppure non ti sei fatta scrupoli a violentare un ragazzo, qualche settimana fa. Uno stupro in piena regola.
096-IT: Voi esseri umani sapete sempre come fare le vittime anche quando siete carnefici.
Dott.ssa Ventura: In che senso?
096-IT: Quell'uomo si stava procurando del piacere mentre mi spiava da dietro una roccia. Quando sono uscita dall'acqua tutto mi sarei aspettato fuorché di trovare uno di voi nascosto a guardarmi. In generale non amo che persone che non ho selezionato mi vedano. Se sono nuda, ancora di meno. Se stanno compiendo un vero e proprio abuso ho tutte le ragioni per dare di matto.
Dott.ssa Ventura: Quel giovane ha fatto qualcosa di terribile, ma tu l'hai traumatizzato per tutta la vita. Te ne rendi conto?
096-IT: Bisogna prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
Dott.ssa Ventura: La vendetta è sempre male.
096-IT: Proprio perché non ci siamo mai vendicate siamo state decimate, costrette a nasconderci e a fingerci degli animali.
Dott.ssa Ventura: È per questo motivo che imponete quel segno sui figli dei criminali?
096-IT: Ne imponiamo uno anche sui figli delle persone meritevoli, per illuminare la loro via. Lo facciamo da sempre, siamo fatte così.
Dott.ssa Ventura: Nessuno vi ha dato il ruolo di giudici delle nostre vite.
096-IT: Esattamente come nessuno ha dato a voi il potere di rinchiudermi qui.
Dott.ssa Ventura: Hai creato dei problemi a Baunei che non era più possibile occultare. Non abbiamo avuto scelta.
096-IT: Penso sia meglio interrompere qui l'interrogatorio, non risponderò ad altre domande.
SCP-096-IT si alza ed entra in una delle domus. La Dottoressa Ventura la raggiunge con il registratore.
Dott.ssa Ventura: Perché insisti tanto per riavere le tue ali?
096-IT: Non mi ha sentito? Non voglio rispondere.
Dott.ssa Ventura: Smettila, voglio aiutarti. Metti da parte l'orgoglio e rispondi alle mie domande.
096-IT: Le voglio perché sono mie. Se lei perdesse un braccio, non lo vorrebbe nuovamente indietro?
Dott.ssa Ventura: Giusta osservazione.
Le due stanno in silenzio per circa venti secondi.
096-IT: Voglio andarmene, Dottoressa. Voglio andare oltre, così potrò tornare dal mio popolo, rivedere le loro facce.
Dott.ssa Ventura: Questo non posso permetterlo.
096-IT: Avverrà comunque, molto presto. Non importa se mi legherete o se proverete a sedarmi. Il processo è già iniziato. Voglio andarmene con le mie ali, non chiedo di più, ma il tempo che mi è rimasto per trovarle è poco.
Dott.ssa Ventura: Cosa ti sta succedendo?
096-IT: Le ferite che ho ricevuto l'ultima volta sono state troppo forti, mi hanno indebolito. Anche se mi avete curato, ho tirato troppo la corda. Non sono più in grado di rimanere in questo mondo ancora a lungo.
Dott.ssa Ventura: Dimmi com'è successo, non l'hai ancora raccontato.
096-IT: Mi trovavo a sa Grutta 'e Janas, un piccolo riparo in cui mi sono nascosta negli anni che furono. Ci torno ogni tanto, quando sono sicura che non ci sia gente nei paraggi. Di recente ho ripreso a tessere, i miei vestiti sono vecchi e rovinati, devo assolutamente cambiarli. Anche se non mi vede nessuno, non è bello restare nuda per tutto il tempo: anche io provo freddo di notte, in inverno, o quando tira una bufera. Mentre ero intenta nel mio lavoro, un uomo distinto è entrato nella grotta senza che me ne accorgessi e mi ha rivolto la parola. Lì per lì mi sono spaventata, ma lui non sembrava altrettanto sorpreso di vedermi; al contrario, credo fosse lì proprio perché voleva parlare con me. Son rimasta ferma immobile mentre mi rivolgeva la parola.
Dott.ssa Ventura: Cosa voleva?
096-IT: Ha iniziato ad elogiarmi, a dire che sono una leggenda e che si sentiva onorato a trovarsi di fronte a me. Non ho percepito cattiveria o superbia, nella sua voce, ma sentivo che qualcosa stonava con la sua voce calma e incoraggiante. Mi ha chiesto di esaudire un desiderio. Lui voleva… soltanto il potere.
Dott.ssa Ventura: "Soltanto".
096-IT: Beh, nessuno mi ha mai fatto una richiesta così strana. Quando mi è capitato di aiutare qualcuno, tutti hanno sempre chiesto una condizione economica migliore, una cura per qualche malattia, il benessere dei propri figli.
Dott.ssa Ventura: Puoi curare malattie? Davvero?
096-IT: Posso aumentare le probabilità di successo di una determinata cura o di un'avvenuta regressione.
Dott.ssa Ventura: A cosa era finalizzato il potere che voleva?
096-IT: Mi ha detto "desidero comandare chi adesso mi comanda". Sentivo che le sue intenzioni non erano nobili, così mi sono rifiutata. Lui inizialmente ha provato a insistere, mi ha detto che non avrebbe usato la sua posizione per fare del male ma per il progresso dell'umanità. Non riuscivo a credergli, c'era qualcosa nel suo sguardo che mi spingeva a non fidarmi di lui, così ho spiegato le ali e ho fatto per andarmene, ma lui me le ha afferrate con una mano e mi ha impedito di volare. Ho iniziato a divincolarmi, a strepitare, ma non è servito a nulla. Lui continuava a chiedermi di fare quello che mi chiedeva. Non ho voluto. Mi ha preso per la testa e mi ha portato alla luce del sole. In qualche modo sapeva che farlo mi avrebbe ferita.
Dott.ssa Ventura: Per questo avevi tutte quelle ustioni quando l'Agente Pinna ti ha trovata! Un po' come i vampiri.
096-IT: Quando si è accorto che non avrebbe ottenuto nulla da me si è messo a gridarmi contro. Ho provato a prendere le sembianze di qualche animale, ma ero troppo dolorante per riuscirci. Mi ha sbattuto contro il muro, poi contro una grossa pietra che sta di fronte alla grotta, ha estratto un coltellino dalla tasca e mi ha tagliato le ali. Ripeteva: "Adesso vediamo se farai ancora la spiritosa". Non son riuscita a liberarmi… A un certo punto ho perso i sensi e da lì non ricordo più nulla. Come vede, Dottoressa, a quanto pare anche voi sapete essere parecchio disumani.
Dott.ssa Ventura: Quello che hai subito è terrificante, non lo augurerei al mio peggior nemico.
096-IT: Se le dispiace veramente, trovi le mie ali. Farò di tutto per ricompensarla.
Dott.ssa Ventura: Te l'ho già detto, non serve. Dimmi com'era fatto quell'uomo. Forse possiamo ricostruire un identikit.
096-IT: Era molto alto e magro, con i capelli brizzolati, corti, e gli occhi neri, senza occhiali. Tratti mediterranei, direi. Occhiaie molto pronunciate, sopracciglia curate, guance incavate, nessun segno di barba. Orecchie piccole e… mi faccia pensare… ah, certo, una leggera cicatrice nel mento.
Dott.ssa Ventura: Ti ricordi com'era vestito?
096-IT: Sì. Era vestito in uniforme nera con i bottoni bianchi. Nelle maniche aveva delle bordature rosse, così come nella cintura e nel colletto. In generale tutto l'abito aveva strane decorazioni nel petto.
Dott.ssa Ventura: Non ci credo…
096-IT: Sotto aveva una camicia bianca e una cravatta nera, mentre in testa portava un grosso cappello con la visiera larga una strana decorazione, credo fossero delle fiamme dorate.
Dott.ssa Ventura: Non può essere vero.
096-IT: Sul fianco aveva la fondina di una pistola. Sono pronta a giurare che quella fosse la divisa…
Dott.ssa Ventura: …di un carabiniere.
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In seguito all'interrogatorio, la mattina del 19 agosto la Direttrice Ventura ha dato ordine alla SIR-II di raggiungere l'Agente Pinna, metterlo sotto arresto e perquisire la sua abitazione. Una volta arrivata, però, la squadra non lo ha trovato in casa. Tracce di sangue sono state trovate nella sua macchina: le ali di SCP-096-IT, ancora vitali, sono state recuperate dal cofano. L'Agente è stato individuato successivamente alla stazione dei carabinieri, all'uscita è stato sedato, portato al Sito Minerva e interrogato.
Una volta rinvenuto ha confessato tutto, incluso l'aver chiesto a SCP-096-IT di essere messo a capo della Fondazione. Conosciuti gli effetti della creatura, la tentazione di porle una simile richiesta è stata troppo forte, ma il conseguente rifiuto ha scatenato un impeto che non è riuscito a fermare. Quando gli è stato chiesto di alzarsi per dirigersi nella cella di detenzione, l'Agente Pinna ha dapprima rifiutato di muoversi, poi si è scagliato con forza contro gli altri agenti della SIR-II, riuscendo a rubare la pistola dalla fondina a uno di essi. Infine si è puntato l'arma alla tempia e ha esploso un colpo fatale.
Le ali sono state portate al Sito Iride e prese in carico dalla Dott.ssa Ventura, che le ha riconsegnate a SCP-096-IT alle ore 2:45 del 20 agosto. Al momento della riconsegna, SCP-096-IT non ha mostrato una particolare eccitazione, ma si è limitata a prenderle tra le mani e a portarsele al dorso. Le ali hanno quindi iniziato a emettere delle scintille dalla porzione prossimale; un fenomeno simile è stato osservato anche nella posizione delle cicatrici. Dopo circa 120 secondi, le due parti apparivano come perfettamente saldate fra loro e il corpo ha iniziato a brillare di una luce intensa.
096-IT: Son molto belle, vero?
Dott.ssa Ventura: Devo ammettere di sì.
096-IT: Chi è il carabiniere che le aveva prese?
Dott.ssa Ventura: Questa è un'informazione riservata, 096-IT.
096-IT: Dottoressa.
Dott.ssa Ventura: Sì?
096-IT: Ormai non mi rimane troppo tempo. Fra poco sarò costretta a salutarla e a dare l'addio a questo mondo. Probabilmente non ci rivedremo per un po'.
Dott.ssa Ventura: Non pensavo sarebbe successo così presto, ne sei proprio sicura?
096-IT: Neanche a quelle come me è concesso il privilegio di conoscere l'ora della propria morte, ma sì, direi che ormai ci siamo.
Dott.ssa Ventura: Pensavo che quel termine non ti piacesse.
096-IT: L'ho usato solo a suo beneficio ma continuo a detestarlo. Mi dica la verità, quel carabiniere lavorava per voi? Oppure era un vostro obiettivo sensibile? Altrimenti non vedo perché secretare una simile informazione.
La Dottoressa Ventura non risponde.
096-IT: Quale delle due?
La Dottoressa continua a non rispondere.
096-IT: Il suo è un silenzio assenso, lo sa? Mi dica almeno che ne sarà di lui
Dott.ssa Ventura: Non dovrai più preoccupartene: si è tolto la vita.
096-IT: Perché?
Dott.ssa Ventura: Per colpa sua tu stai per morire, la tua specie si estinguerà. Davvero ti interessa la sua fine?
096-IT: Sì.
Dott.ssa Ventura: Nella migliore delle ipotesi i miei colleghi avrebbero provato a cancellargli la memoria dei suoi ultimi dieci anni. Un lavoro di questa portata lo avrebbe ridotto con ogni probabilità a un vegetale.
096-IT: Non se fossi intervenuta io. Non "con ogni probabilità".
Dott.ssa Ventura: Lo avresti fatto veramente, dopo quello che ti ha fatto?
096-IT: È stata lei a dirmi che non devo essere un giudice, se n'è già dimenticata?
Dott.ssa Ventura: Non l'ho dimenticato.
096-IT: Lei è una donna buona, Dottoressa. Mi permetta di onorare la mia promessa.
Dott.ssa Ventura: No, 096-IT, non serve.
096-IT: Tutti hanno almeno un desiderio. Il suo qual è? Vuole diventare ricca? Ho sofferto ogni secondo che stavo senza le mie ali come una cagna soffre mentre partorisce i suoi cuccioli. L'oro che possiedo sotto terra è il minimo che posso darle per ringraziarla: lo accetti.
Dott.ssa Ventura: Non posso accettare.
096-IT: Forse è il potere quello che desideri, come quel carabiniere? Vorresti che il tuo nome venisse nominato da tutte le genti, mentre stendi il tuo braccio su coloro che ti temono?
Dott.ssa Ventura: No, te lo ripeto, non voglio niente.
Il corpo di SCP-096-IT ha iniziato a emettere dei flash; la luce ha progressivamente aumentato la sua intensità.
096-IT: Sta mentendo, Dottoressa. La sua bocca dice una cosa, i suoi occhi ne dicono un'altra. Lei si porta dentro un peso molto grande, ma forse è troppo orgogliosa per accettare il mio aiuto.
Nuovi flash arrivano da SCP-096-IT, che inizia a volare per la stanza e si avvicina alla Dottoressa Ventura, toccandole la fronte.
096-IT: Ogni anno, nella giornata di oggi, torni qui a quest'ora. Venga al centro del salone ed esprima a voce alta ciò che desidera. Ovunque io sia, anche se non vivrò più in questo mondo, cercherò di aiutarla. Esaudirò soltanto richieste che per lei puntino al bene degli altri e non a un suo vantaggio personale: in questo modo il suo orgoglio non ne uscirà ferito. Se così non fosse, se dovesse farmi una richiesta egoistica, non la esaudirò. Arrivederci, Miriam, spero che le nostre strade possano presto incontrarsi di nuovo. Ricordati di esprimere il desiderio, appena me ne sarò andata.
Un ultimo flash, molto più potente degli altri, inonda la Sala di luce. Fiamme azzurre ricoprono il corpo di SCP-096-IT; la Dottoressa Ventura prova a slanciarsi verso di lei per fermarla, ma non riesce a impedire la sua trasformazione in cenere.
Dott.ssa Ventura: Io… Desidero che mio padre guarisca dal cancro.
Il 20 agosto di ogni anno alle ore 03:00 del mattino, nella Sala 096-IT del Sito Iride, SCP-096-IT-1 legge a voce alta una richiesta rivolta a SCP-096-IT affinché le probabilità che l'evento desiderato si avveri aumentino a dismisura. Le richieste di SCP-096-IT-1 devono essere precedentemente illustrate alla Sezione Regolamentazione Etico-Morale entro e non oltre il 31 dicembre. Tali richieste dovranno soddisfare i requisiti contenuti nel sottostante Fascicolo. Qualora la SRE-M dovesse bocciare l'istanza, le scadenze successive sono fissate al 31 marzo e al 31 luglio. Se anche la terza proposta venisse rigettata, la Sovrintendenza S5 provvederà a redigerne una valida e insindacabile.
Il seguente breviario è la versione ridotta ma esaustiva di un documento redatto dall'unione di intenti della Sovrintendenza S5 e della SRE-M. Il suddetto documento riporta le indicazioni da seguire per formulare una richiesta da rivolgere a SCP-096-IT al fine di preservare gli interessi della Fondazione SCP, l'integrità della realtà e il rispetto del bene e della morale comune.
DIRETTIVE DI SCP-096-IT: La richiesta di SCP-096-IT-1 dev'essere fatta nei tempi e nei limiti esposti da SCP-096-IT. L'obiettivo principale deve sempre mirare al bene altrui e non ad un vantaggio personale; SCP-096-IT è in grado di influenzare le singole volontà individuali, ma solo per rafforzarle o indebolirle. In nessun caso è possibile annullare il libero arbitrio di qualcuno o indirizzarlo affinché faccia qualcosa che non ha intenzione di fare. Tutti i desideri espressi da SCP-096-IT-1 devono essere osservabili e misurabili nel tempo: la Fondazione SCP deve poterli studiare e monitorarne l'evoluzione. Vige il divieto assoluto di cedere lo status di SCP-096-IT-1 a terzi. Non si possono prevedere le modalità nelle quali i desideri vengano esauditi: per arrivare a un certo risultato esistono infiniti percorsi possibili. Si consiglia pertanto massima cautela.
PACE NEL MONDO: Benché farsi esaudire un simile desiderio possa essere una tentazione molto forte, questa richiesta è rigorosamente da evitare. Le guerre e i conflitti - che indubbiamente nella stragrande maggioranza dei casi portano morte e sofferenza - sono spesso anche un motore importante nello sviluppo tecnologico e scientifico di una nazione. Per fare qualche esempio, durante la Prima Guerra Mondiale la fisica francese Marie Curie inventò dei macchinari per i Raggi X mobili, in modo tale da poterli sfruttare sul campo di battaglia; nel corso della Seconda Guerra Mondiale, invece, si ebbe la prima vera e propria sperimentazione della penicillina su oltre 150 soldati, di fatto dando inizio all'era antibiotica.
PANACEA GLOBALE: È assolutamente vietato chiedere a SCP-096-IT di eliminare le malattie o di curare in una volta sola un grande numero di persone, a meno che non ci si trovi in situazioni estreme come pandemie ad alto tasso di letalità. Anche se è doloroso, l'infermità fa parte della vita e regola la presenza umana nel pianeta. Eliminarla creerebbe scompiglio tra i popoli, facendo sì che le nazioni raggiungano un età media incompatibile con la sostenibilità economica degli Stati. Assisteremmo al collasso dei sistemi pensionistici e assistenzialistici di tutto il mondo.
ORDINE DELLA FONDAZIONE: In nessun caso è lecito chiedere a SCP-096-IT di modificare l'assetto organizzativo della Fondazione SCP. La gerarchia attuale è stata scelta per ottenere il massimo grado di funzionalità e di efficacia nella Sicurezza, nel Contenimento e nella Protezione delle anomalie, nonché nella ricerca ad esse correlata. Modifiche alla struttura o ai ruoli non possono e non devono basarsi su fattori contingenti, ma su un'attenta analisi che ne attesti l'effettiva convenienza.
RESURREZIONE: La resurrezione è da richiedersi esclusivamente in casi controllati che possano avvenire all'interno della Fondazione, questo per evitare che — qualora la richiesta venga accolta — si crei scompiglio pubblico. La richiesta è stata esposta il 20 agosto 2004 e si è dimostrata inconcludente: SCP-096-IT non sembra essere in grado di resuscitare i morti.
AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI: Addendum relativo al desiderio espresso il 20 agosto 2007. I desideri di SCP-096-IT-1 non devono riguardare una modifica sostanziale degli assetti politici di una determinata nazione, né deve interferire con il suo regolare processo democratico. Qualsivoglia cambiamento al welfare, alla fiscalità o alla sicurezza di un Paese deve prima essere concordato con la Sovrintendenza S5.
PARADOSSI TEMPORALI: Si fa divieto assoluto di richiedere la modifica di avvenimenti del passato. Pur non sapendo se questo sia possibile, sperimentare è un azzardo. Modificare un evento avvenuto nel passato rischia di pregiudicare in maniera permanente la Storia come la conosciamo oggi, mettendo in serio pericolo l'esistenza stessa della Fondazione SCP o la sua attuale organizzazione. Se SCP-096-IT-1 dovesse riuscire in un simile compito sarebbe a conoscenza delle modifiche effettuate o perderebbe la memoria di quanto accaduto nella precedente linea temporale? Esiste forse la possibilità che si inneschi un fenomeno di "loop temporale"? Son domande per le quali al momento è troppo rischioso cercare una risposta.
Data: 20/08/2003
Desiderio: Desidero che mio padre guarisca dal cancro.
Risultato: Questa è la prima richiesta della Direttrice Ventura, fatta a SCP-096-IT durante l'evento 096-IT-A. La diagnosi del signor Francesco Ventura, ricevuta il 18 gennaio 2003, è quella di adenocarcinoma duttale pancreatico in stadio terminale, riconfermata nel mese di agosto dall'equipe medica della Fondazione. Nelle settimane successive il follow-up ha dimostrato una lenta ma costante remissione spontanea del tumore.
Nota aggiuntiva: i casi di regressione spontanea di carcinoma del pancreas sono estremamente rari e la comunità scientifica non è concorde sulla loro reale esistenza. È piuttosto diffusa l'idea10 che i casi finora osservati fossero in realtà derivanti da una diagnosi errata di pancreatite autoimmune. Questo non sembra il caso del signor Ventura.
Data: 20/08/2004
Desiderio: Desidero che █████ █████, conosciuto al Sito Iride come Classe D-03854, deceduto in data [REDATTO] a causa di [DATI CANCELLATI], torni in vita.
Risultato: Prima di esprimere il desiderio, un'urna contenente i resti inceneriti di D-03854 è stata disposta nella Sala 096-IT. Tuttavia, in nessun momento la richiesta della Direttrice Ventura è sembrata avverarsi.
Nota Aggiuntiva: Si suppone che SCP-096-IT non sia in grado di riportare indietro l'entropia di un sistema. Essendo 0% la possibilità che una persona inverta il suo stato di morte, è verosimile credere che la jana non abbia modo di aumentare le probabilità che la resurrezione accada.
Data: 20/08/2005
Desiderio: Desidero che il problema relativo al buco nell'ozono si risolva.
Risultato: A partire dal 2005, il buco dell'ozono inizia a richiudersi; la diminuzione dell'uso di clorofluorocarburi ha portato a una riduzione del 20% della sua ampiezza11, pari a circa 4 milioni di km2. Seguendo questo trend, il risanamento completo si otterrà intorno al 2050.
Data: 20/08/2006
Desiderio: Desidero che la breccia di contenimento relativa a SCP-███-IT venga risolta senza più vittime.
Risultato: La situazione si è risolta con [DATI CANCELLATI]. Le uniche vittime registrate in data successiva al 20 agosto dipendono dalla responsabilità individuale degli operatori, che hanno deliberatamente violato le linee guida diffuse per affrontare l'emergenza.
Nota Aggiuntiva: La richiesta è stata scritta in via del tutto eccezionale dalla Sovrintendenza S5, al fine di porre fine all'emergenza [DATI CANCELLATI].
Data: 20/08/2007
Desiderio: Desidero che il quadro politico italiano sia quello più idoneo a facilitare l'operato della Fondazione in tutto il territorio nazionale.
Risultato: Nel gennaio 2008 il Governo Prodi II perde la maggioranza al Senato a causa della compravendita dei parlamentari portata avanti da Silvio Berlusconi e per la chiusura alle alleanze da parte dei socialdemocratici. Gli istituti di ricerca demoscopica rilevano un progressivo calo dei consensi nelle forze di maggioranza a favore delle forze conservatrici e autonomiste. A maggio la coalizione di centrodestra vince le elezioni.
Nota Aggiuntiva: La Direttrice Ventura dichiara di essere apolitica e di non aver votato alle elezioni politiche.
Nota della Direttrice Ventura: La mia richiesta non è stata esaudita con la vittoria dei conservatori. È stata esaudita quando è caduto il governo: questo ha creato le condizioni di instabilità politica che consentono alla Fondazione di inseguire agevolmente i propri interessi.
Data: 20/08/2008
Desiderio: Desidero che i ripetitori nella località di [REDATTO] appartenenti all'emittente radiofonica privata [REDATTO], ritenuti responsabili di causare leucemie negli infanti sotto i tre anni, vengano abbattuti.
Risultato: Il 20 novembre del 2008, alle ore 15:31, l'azione della pioggia e delle forti raffiche di vento ha provocato una frana che ha causato l'abbattimento naturale del ripetitore. L'emittente ha manifestato una iniziale volontà di ricostruirlo, ma ad oggi questo non è ancora avvenuto.
Data: 20/08/2009
Desiderio: Desidero che Efisio Delunas venga scagionato dall'accusa di omicidio di Giacinto E███████.
Nota Aggiuntiva: La mattina del 12 settembre 2008, il corpo di Giacinto E███████ è stato trovato senza vita dal padre nello scantinato di casa sua, colpito da cinque coltellate al torace. Il principale sospettato è Efisio Delunas, che è stato visto da alcuni testimoni entrargli in casa la notte precedente.
Risultato: La presenza di tracce di sangue negli indumenti di E. Delunas aveva portato gli inquirenti a ritenerlo il presunto assassino di G. E███████, mentre il ragazzo si è sempre detto estraneo alla vicenda. Due settimane dopo la richiesta di SCP-096-IT-1, il padre di Giacinto ha trovato casualmente sotto una mattonella della sua camera da letto un taccuino con frasi agghiaccianti e promesse di morte rivolte al suo ex compagno di classe. In seguito alla presentazione di questa prova, E. Delunas ha dichiarato di essere stato invitato a casa sua per una birra in segno di riappacificazione: i due non si parlavano dai tempi dello stupro. Stando alla sua versione, G. E███████ lo avrebbe portato giù nello scantinato chiudendo a chiave la porta e lo avrebbe minacciato di morte, sferrandogli diversi calci e pugni. Per liberarsi e fuggire, Delunas non avrebbe avuto altra possibilità se non quella di ferirlo con un coltello da giardino, scegliendo poi di non riferire nulla alle forze dell'ordine per paura di non essere creduto. E. Delunas è stato assolto dall'accusa di omicidio per merito della legge sulla legittima difesa, ma ha ricevuto una condanna per omissione di soccorso e intralcio alla giustizia per non aver chiamato il 118 in seguito alla sua fuga e non aver raccontato sin da subito la verità agli inquirenti.
Data: 20/08/2010
Desiderio: Desidero che il nipote del Dottor Vasco Santandrea, ████████ Santandrea, guarisca dalla sua dipendenza da eroina.
Risultato: ████████ Santandrea, il 15/09/2010 viene trovato da un'infermiera in overdose in Via Luzzati a Perugia, mentre lei era di ritorno da lavoro. La donna chiama l'ambulanza che lo porta al Pronto Soccorso dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia, salvandogli la vita. Tre settimane dopo, Santandrea la riconosce in via Luzzati e per ringraziarla le offre un caffè. I due iniziano a conoscersi e a frequentarsi, tanto che lui ne parla con sua madre e accetta di iniziare un percorso di disintossicazione. Il 02/11/2010, tuttavia, Santandrea esce di casa e alle ore 03:50 del mattino successivo viene visto dalle telecamere di sorveglianza del [REDATTO] picchiare un uomo e rubargli dei soldi. Da allora non si hanno sue notizie.
Data: 20/08/2011
Desiderio: Desidero che la scienza faccia passi avanti importanti nella comprensione dell'universo.
Risultato: Il 4 luglio 2012, l'italiana Fabiola Gianotti annuncia al CERN la scoperta di una particella compatibile con il bosone di Higgs, la cui interazione con alcune particelle subatomiche garantisce loro la massa. Viene così provata la teoria della sua esistenza risalente al 1964, confermando così molto aspetti legati al Modello Standard.
Data: 20/08/2012
Desiderio: Desidero che la Fondazione SCP sia sempre in grado di impedire gli Scenari di Classe K da fine del mondo.
Nota del Direttore Bigotti: Qual è il senso di questa richiesta? Non è in alcun modo possibile misurarne gli eventuali effetti.
Nota di S5-01: È stata una mia idea che la Direttrice Ventura ha accettato di buon grado di far sua. Dopotutto valeva la pena provare, no?
Data: 20/08/2013
Desiderio: Desidero che il Consiglio Fascista dell'Occulto venga dismesso.
Risultato: Consultare il Documento Riservato sul Consiglio Fascista dell'OccultoRichiesta Autorizzazione di Sicurezza di Livello 5 per ulteriori informazioni. Il Consiglio Fascista dell'Occulto è ancora operativo.
Data: 20/08/2014
Desiderio: Desidero che le condizioni per la popolazione omosessuale migliorino.
Risultato: Al Parlamento italiano, nel marzo del 2015, viene depositato un testo unificato da votare alle camere per l'istituzione delle unioni civili: verrà approvato in via definitiva alla Camera il 9 maggio e al Senato l'11 maggio 2016. Il 26 giugno 2015 la Corte Suprema degli Stati Uniti d'America legalizza il matrimonio egualitario in tutto il Paese.
Data: 20/08/2015
Desiderio: Desidero che il pastore Antioco Cabras vinca alla lotteria una somma che gli consenta di vivere serenamente i suoi ultimi anni di vita.
Risultato: Durante un viaggio a Roma per festeggiare il capodanno nella nuova casa di sua nipote, Vitalia C., il Sig. Cabras ha acquistato un gratta e vinci che si è rivelato vincente e gli ha fruttato circa 50mila euro.
Data: 20/08/2016
Desiderio: Desidero che la mia amica Jennifer Morato e suo marito Marco Marracini, che ancora non sono riusciti ad avere un figlio nonostante i molteplici tentativi fatti, possano finalmente riuscirci.
Risultato: Il 12/11/2017 nasce Yuri █████, figlio dei coniugi Marricini-Morato. Degno di nota è il fatto che i due non abbiano fatto ricorso alla fecondazione assistita, nonostante l'oligospermia idiopatica dell'uomo.
Addendum: Il test del DNA, ha rivelato che Yuri █████ sarebbe figlio soltanto della Signora Morato ma non di suo marito, probabilmente come frutto di un rapporto extra-matrimoniale clandestino.
Data: 20/08/2017
Desiderio: N/A
Risultato: N/A
Nota Aggiuntiva: SCP-096-IT-1 non ha potuto essere presente per via di [DATI CANCELLATI]
Data: 20/08/2018
Desiderio: Desidero che il mondo prenda coscienza dei disastri provocati dai cambiamenti climatici e si adoperi per invertirne gli effetti.
Risultato: Una giovane liceale la mattina del 20 agosto inizia a manifestare durante l'orario scolastico di fronte al Parlamento Svedese al grido di "Sciopero della scuola per il clima"12. Anche se i leader di alcuni Paesi democratici continuano a negare i cambiamenti climatici, nei mesi successivi aumentano le azioni di sensibilizzazione sul tema da parte dei media di tutto il mondo.
Nota Aggiuntiva: È inverosimile che le circostanze che hanno portato la studentessa svedese a manifestare siano cambiate nel giro di qualche ora, e non si può escludere che l'influenza di SCP-096-IT abbia potuto in qualche misura modificare il passato. Tuttavia è lecito pensare che il desiderio espresso dalla Direttrice Ventura e l'inizio dello sciopero della ragazza non siano tra loro interconnessi, ma che si sia trattata di una coincidenza. Il vero effetto di SCP-096-IT potrebbe essere identificato non in quel primo evento in sé, ma nella tenacia dimostrata nel voler proseguire da lì in poi fino all'11 settembre o nell'aver ottenuto un risalto mediatico di importanza globale.
Data: 20/08/2019
Desiderio: Desidero che il difficile intervento al cuore di Angelo Sanna vada a buon fine e lui possa tornare a fare nuoto agonistico.
Risultato: Angelo Sanna aveva ricevuto la diagnosi di una rara patologia congenita cardiaca che lo aveva costretto a smettere di allenarsi in piscina. L'intervento, condotto all'Ospedale Brotzu di Cagliari, è andato a buon fine. Il ragazzo non ha ancora ripreso l'attività agonistica.
Addendum: Benché non si possa avere la certezza che SCP-096-IT abbia effettivamente esaudito il desiderio, si può escludere che avveri la seconda parte di un desiderio composto da due proposizioni. Se infatti è vero che l'intervento è andato bene, non è altrettanto vero che il giovane sia tornato ad allenarsi.
Nota del Direttore Bigotti: Glielo avevo detto, Direttrice: uno per volta!
Data: 20/08/2020
Desiderio: Desidero che venga trovato al più presto un vaccino sicuro contro il SARS-CoV-2.
Risultato: Negli Stati Uniti, il 9 novembre, l'azienda farmaceutica Pfizer Inc. annuncia di aver realizzato un vaccino a base di mRNA virale efficace sul 95% delle persone. Il 16 novembre, anche Moderna annuncia di poterne produrre in grande quantità entro un mese.
Data: 20/08/2021
Desiderio: Desidero che G██████ P██████, membro dell'Esercito Italiano e attualmente schierato in Afghanistan, riesca a salvare se stesso e a realizzare il suo desiderio di salvare quante più vite innocenti.
Risultato: In seguito all'evacuazione generale delle truppe NATO dall'Afghanistan, iniziate il 15 agosto 2021, il sergente P██████ è stato evacuato assieme alla sua squadra e 45 civili afghani. Il suo aereo da trasporto è atterrato con successo a Roma due giorni dopo aver espresso il desiderio.
Footnotes
1. Dal sardo "Case delle Fate". Leggi "Gianas".
2. Simbolo della forza maschile.
3. Simbolo della fertilità femminile.
4. Famiglia di coleotteri comunemente chiamati "lucciole".
5. Costone di roccia calcarea che sovrasta la parte alta del centro abitato di Baunei.
6. Il belvedere di Baunei, intraducibile.
7. Strumento musicale a fiato caratterizzato dalla presenza di più canne.
8. Un rito sardo che consiste nel far recitare alcune preghiere a una donna, in modo da rimuovere il malocchio.
9. Spuntone di roccia calcarea di 128 metri che emerge dalla spiaggia di Baunei.
10. Si veda lo studio del World Journal of Gastroenterology.
11. Dati NASA 2018.
12. Dallo svedese "Skolstrejk för klimatet".
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Elemento #: SCP-096-IT
Classe dell'Oggetto: Euclid Neutralizzato
Procedure Speciali di Contenimento
Prima che SCP-096-IT venisse neutralizzata, era stata disposta per il suo contenimento la Sala 096-IT. Qualora SCP-096-IT-1 venga vista entrare al suo interno, risponderà a eventuali domande dicendo che si sta semplicemente sgranchendo le gambe.
La Sala 096-IT è un ampio salone situato 5m sotto il Giardino Sud del Sito Iride. Per raggiungerla è sufficiente percorrere il corridoio [REDATTO]. L'accesso consiste in una porta blindata le cui chiavi sono custodite nell'ufficio del Direttore della SRE-M. Nella giornata del 18 agosto, SCP-096-IT-1 dovrà sottoporsi a una perizia psichiatrica per accertarsi di non essere soggetta a ipnosi o ad influenze memetiche. Il Direttore, il giorno dopo, consegnerà le chiavi della Sala a SCP-096-IT-1, la quale gliele restituirà entro due giorni. Qualora la chiave venisse persa, si provvederà a cambiare la serratura della porta.
La Sala è illuminata di notte dalla luce naturale della luna e delle stelle che riesce ad attraversare il fondo opaco della fontana centrale del Giardino Sud, e che viene amplificata da un complesso sistema di specchi; di giorno, tale sistema di specchi doveva diminuire l'intensità dei raggi solari affinché SCP-096-IT non si ustionasse. Se l'illuminazione fosse scesa sotto i 25 lux, si sarebbe attivato un sistema ausiliario di illuminazione soffusa. Telecamere di videosorveglianza attive 24/24h dovevano essere presenti in tutta la stanza, comprese le rientranze nella roccia. Adesso vengono attivate esclusivamente dalle ore 2 alle ore 4 del 20 agosto di ogni anno.
Non è prevista alcuna misura di contenimento per SCP-096-IT-1, che può continuare a svolgere le mansioni previste dal suo incarico all'interno del Sito Iride; tuttavia, la Sovrintendenza S5 raccomanda caldamente di non interagire con anomalie potenzialmente pericolose.
Le richieste presentate a SCP-096-IT da SCP-096-IT-1 devono rispettare il regolamento illustrato dal Fascicolo 096-IT-B.
Descrizione
SCP-096-IT era un'entità umanoide, senziente e sapiente di sesso femminile catturata a Baunei, in Ogliastra, la cui fisionomia era compatibile con quelle che in Sardegna vengono definite "Janas" e che, a suo dire, era l'ultima della sua specie. Prima dell'Evento 096-IT-A appariva come una donna alta 32 cm, con un seno prosperoso e dei fianchi larghi. La carnagione era olivastra, ma aveva i capelli e gli occhi castani. Un'analisi postuma dei tessuti ha consentito di stabilire che il colore scuro della pelle era determinato da un pigmento simile alla melanina, privo tuttavia della sua peculiare funzione protettiva nei confronti dei raggi ultravioletti. Indossava una gonna rossa, una blusa ocra e un fazzoletto sul capo ricamato finemente con fili d'argento, mentre il collo era ornato con pesanti collane d'oro.
All'esame ispettivo il dottor S. Kumar ha notato l'assenza dell'ombelico e, all'altezza della spina della scapola, due cicatrici che andavano in direzione lateromediale e dall'alto verso il basso, laddove si trovava l'attaccatura delle ali. La risonanza magnetica ha evidenziato che queste ali dovevano essere attaccate al corpo tramite una membrana chitinosa oltre che da una serie di nervi, rami vascolari e muscoli dipendenti dal trapezio discendente, che ne permettevano la sensibilità, il trofismo e la motilità.
Le ali, rinvenute successivamente, erano di forma grossolanamente trapezoidale, con base maggiore esterna e base minore interna e più spessa, la quale presentava un abbozzo osseo che doveva essere attaccato alla spina della scapola. Lo spessore medio di circa 1mm le rendeva quasi trasparenti.
Al loro interno sono state trovate minuscole ghiandole capaci di produrre un secreto endocrino contenente luciferasi e luciferina. Queste due proteine, a contatto con l'ossigeno contenuto nel sangue, si suppone che attivassero un meccanismo ATP-dipendente capace di generare luce in tutto il corpo, ulteriormente rafforzato da un sistema di microcristalli con funzione riflettente, non diversamente da come accade nelle lampiridi4.
Il sequenziamento del genoma estratto dai suoi leucociti è sovrapponibile al 78% con quello umano. Il restante 22% codifica verosimilmente per alcune peculiari sequenze enhancers e per una serie di proteine non presenti nel proteoma umano, tra cui: fattori di trascrizione, versioni alternative del fibrinogeno e del sistema del complemento, proteine strutturali per la costituzione delle ali e citocromi simili a quelli presenti nella catena respiratoria, che dovevano garantire la produzione di energia pur in assenza di mitocondri; per una parte consistente del DNA di SCP-096-IT non è ancora stata trovata una funzione, ma sono in corso ulteriori ricerche da parte della Divisione sulla Ricerca e Manipolazione della Genetica.
Stando alle numerose testimonianze raccolte dall'Agente Pinna, nonché all'intervista condotta dalla Direttrice Ventura, SCP-096-IT e gli altri esemplari della sua specie avevano l'abitudine di cambiare la sorte degli esseri umani, nel bene o nel male. Mettevano infatti alla prova chiunque fosse in una condizione di bisogno o chiedesse loro una mano: i più meritevoli venivano premiati il più delle volte con dei beni materiali.
Di notte, occasionalmente, facevano visita ai bambini durante il sonno: i figli delle madri e dei padri che si son distinti nella loro esistenza per le buone azioni commesse ricevevano in premio una vita fortunata; viceversa, se uno o entrambi i genitori si fossero macchiati di colpe gravi, la prole avrebbe ricevuto una vita infausta. Erano anche in grado di mutare il proprio aspetto per assumere quello di un animale, al fine di mimetizzarsi e non farsi riconoscere da persone ignare. Si registra una marcata insensibilità alla luce del sole.
SCP-096-IT-1 è l'appellativo che viene dato alla Direttrice Miriam Ventura in seguito all'Evento 096-IT-A. Il 20 agosto di ogni anno alle ore 03:00 del mattino, nella Sala 096-IT del Sito Iride, Miriam Ventura legge a voce alta un desiderio rivolto a SCP-096-IT, dopodiché una serie di fortunate coincidenze aumenta a dismisura le possibilità che la richiesta espressa si avveri. SCP-096-IT non è infallibile. Consultare il Fascicolo 096-IT-C per ulteriori informazioni.
Scoperta: Negli archivi della Fondazione non risultano informazioni relative a SCP-096-IT precedenti al 1999, anno a partire dal quale alcuni paesani del comune di Baunei hanno denunciato alle Forze dell'Ordine diversi fatti particolari. Su tali segnalazioni, alcune delle quali finite anche sulla stampa, ha indagato Antonio Pinna, Agente speciale della SIR-I ("Aureæ Notitiæ"), coadiuvato nella sua azione dalla Sezione di Ispettorato e Ricerca. L'Agente ha lavorato sotto copertura nella stazione dei carabinieri di Baunei.
Di seguito tre delle interviste più rilevanti condotte dell'Agente Pinna ai soggetti coinvolti nelle apparizioni di SCP-096-IT, raccolte all'interno del Fascicolo 096-IT-A.
Antioco Cabras è un pastore di 55 anni che abita a Baunei. Il 2 giugno del 1999, tornato a casa di sera dopo aver riportato le pecore all'ovile, si è recato al bar ███ █████ del suo paese. Qui ha raccontato ai suoi amici di aver incontrato, dopo il tramonto, una donna delle dimensioni di una mano che gli avrebbe regalato una pentola piena d'oro, ricevendo dagli astanti incredulità e sberleffi. La storia ha rapidamente fatto il giro di Baunei e dei comuni limitrofi, culminando la sera del 5 giugno in una rapina a mano armata nella casa del Sig. Cabras.
La mattina dopo la notizia era finita sui giornali locali, riportando anche le curiosità rilasciate dal Sig. Cabras nella denuncia alle Forze dell'Ordine e arrivando così alle orecchie della Fondazione. L'Agente Pinna, nelle vesti di maresciallo dei carabinieri, gli ha fatto visita per interrogarlo.
Agt. Pinna: Mi permettete di registrare la nostra conversazione, Sig. Cabras?
Sig. Cabras: Fate pure, maresciallo. Volete un cicchetto di mirto?
Agt. Pinna: No, vi ringrazio.
Il Sig. Cabras si alza, prende dal frigorifero una bottiglia di mirto e si versa un bicchiere fino all'orlo, poi inizia a berlo.
Agt. Pinna: Bene, iniziamo. Come vi ho spiegato prima, ho letto la dichiarazione che avete rilasciato al momento della denuncia e volevo farvi qualche domanda in più.
Sig. Cabras: Non mi credete? Pensate che ho detto cazzate?
Agt. Pinna: Al contrario, in centrale vogliamo far partire un'indagine oltre che sul vostro rapinatore anche sulla donna che avete incontrato in campagna.
Sig. Cabras: Era una jana, maresciallo, non l'avete ancora capito? C'è tutto il paese che mi ride dietro perché dicono che non ho visto niente e non ci credono mica alle mie parole, ma io ve lo giuro sulla tomba di mia madre.
Agt. Pinna: Mi volete raccontare un'altra volta quello che è successo?
Sig. Cabras: E io già ve lo racconto, ma sempre uguale a ieri è. Sto finendo di pascere le mie pecore che avevo lasciato con i cani nella collina, quando sento suonare uno strumento musicale e penso che c'è un bambino con il flauto che si è perso. Così lo cerco per dirgli di tornare a casa, no? Per farlo rincasare per cena! Arrivo sino al Montargia5 da dove arrivano i suoni, e capisco che devo scendere alla Grutta 'e Janas.
Agt. Pinna: Cos'è la Grutta 'e Janas?
Sig. Cabras: Maresciallo, mi prendete in giro? È la grotta che c'è al Montargia, sotto Su Sclaradorgiu6. Non ci siete mai stato?
Agt. Pinna: Certo, molti anni fa.
Sig. Cabras: Avete presente dove ci sono le incisioni sulle pietre?
Agt. Pinna: Eh! Come no!
Sig. Cabras:
(indica con le mani una grandezza di circa venti centimetri)
launeddas
7
jana
Agt. Pinna: Anche vostro padre ne ha incontrata una?
Sig. Cabras: Quando era molto piccolo, poi vi dico.
Agt. Pinna: Continuate, allora.
Sig. Cabras: Appena la vedo mi viene la voglia di scappare! Questa qui invece smette di suonare e mi guarda, poi ride e mi fa così per avvicinarmi (fa un gesto con la mano). Capite bene che mi stavo cagando sotto!
Agt. Pinna: E voi ci ci siete andato?
Sig. Cabras: Mica sono scemo! Son rimasto fermo immobile che non si muoveva nemmeno un capello. Rimaneva a guardarmi da lontano e mi sorrideva.
Agt. Pinna: Mi potete descrivere questa… jana, Signor Cabras?
Sig. Cabras: Eccome! Una donnina piccola, castana, scura di pelle, con due mammelle belle prosperose, due ali lunghe e colorate, vestita con una gonnella rossa e una camicetta tutta scollata. Poi splendeva, maresciallo, splendeva come splende una torcia elettrica.
Agt. Pinna: Fatemi capire… in che senso splendeva? Aveva luce propria?
Sig. Cabras: Splendeva, maresciallo. Non lo sapete cosa significa "splendeva"?
Agt. Pinna: Sì che lo so, volevo solo capire se… d'accordo, lasciate perdere. Continuate.
Sig. Cabras: Allora, la jana se ne sta seduta all'ombra per un po' a fissarmi, poi se ne va dentro la grotta. Io la vedo bene perché lì dentro è buio e lei invece è tutta luminosa. Continua a fissarmi, ma io ho ancora paura e non mi muovo.
Il Signor Cabras beve in un solo sorso il mirto rimasto nel bicchiere e se ne versa dell'altro. Indica la bottiglia all'Agente Pinna — in segno di offerta — che però fa cenno di no con la testa. Poi riprende a raccontare.
Sig. Cabras: Cosa stavo dicendo…
Agt. Pinna: La pentola d'oro gliel'ha data dentro la grotta?
Sig. Cabras: Adesso ci arrivo. Quando la fata entra nella grotta smette di suonare le launeddas e mi rivolge la parola. Per tre volte mi ripete: "Antioco, perché non ti avvicini?"
Secondo voi cosa faccio maresciallo? Ci vado o torno a casa?Agt. Pinna: Suppongo che vi siate avvicinato.
Sig. Cabras: E invece fuggo via! O mi volete far credere che se una sconosciuta con le ali alta quanto uno sgabello vi chiama per nome, voi non ci trovate niente di strano?
Agt. Pinna: È difficile darvi torto.
Sig. Cabras: Vado dalle mie pecore e chiamo i cani: ormai si è fatta notte e devo riportarle all'ovile. I miei pastori tedeschi sono molto intelligenti, qualche fischio e in quattro e quattr'otto le riportano da me. Adesso che le giornate iniziano a farsi calde preferisco portarle fuori quando il sole tramonta e c'è un vento più fresco. Io, comunque, sto in agitazione perché quello che è successo mi ha sconvolto, mi capite? E mentre me ne sto andando mi giro d'istinto e sopra l'erba… ecco che mi ritrovo davanti nuovamente la fata. E quella che fa? Mi dice: "Antioco, non scappare". Anche stavolta per tre volte. Il gelo.
Agt. Pinna: Brillava ancora?
Sig. Cabras: Altroché! A questo punto capisco che questa qua non mi lascia più in pace anche se continuo a ignorarla.
Agt. Pinna: Che vi dice?
Sig. Cabras: Mi fa: "Scava qua giù, sotto di me". Poi sbatte le ali e si alza in volo.
Agt. Pinna: E voi scavate?
Sig. Cabras: In quel momento, se mi diceva di buttarmi da un burrone io mi buttavo. Mi metto a scavare con le mani — anche se è buio c'è lei che illumina per terra —, e trovo la pentola. Non subito, ci metto un po' perché il terreno è brullo. Però è lì, tutta arrugginita, sporca di terra, ma è lì. Allora la jana scende, la solleva con le mani e mi dice "La vuoi?". Secondo voi cosa le dico, maresciallo?
Agt. Pinna: Di no, perché vostro padre vi ha detto di fare così.
Sig. Cabras: Bravo!
Agt. Pinna: E allora come avete fatto ad avere la pentola?
Sig. Cabras: All'inizio le dico di no, poi quella insiste ancora e ovviamente le dico di sì.
Agt. Pinna: Ovviamente.
Sig. Cabras: Ha insistito, maresciallo. Mi guardava con un'aria materna. Così prendo la pentola — ero tutto imbambolato — e la porto a casa. L'ho nascosta qui, vi faccio vedere.
Il Signor Cabras si alza barcollando e si dirige basculante in cucina seguito dall'Agente Pinna; prende un coltellino e lo usa per scardinare alcune mattonelle vicine al lavabo. Dopo averle tolte, da un fosso scavato nel pavimento estrae un calderone pieno di cenere. Poi entrambi tornano a sedersi.
Agt. Pinna: Perché la pentola è piena di cenere?
Sig. Cabras: Non lo so, lei magari mi ha punito, sarà perché sono stato arrogante… Babbo non disse mai a nessuno di quello che le janas gli avevano donato. Invece sapete cos'ho fatto, io? Torno a casa, nascondo la pentola e vado al bar dai miei amici. Offro da bere a tutti, e loro chiaramente mi chiedono perché lo faccio, no? Cosa c'è da festeggiare, vogliono sapere. Così gli racconto tutto quanto, della jana, delle launeddas e della pentola. E loro non mi credono! Si mettono a ridere, mi sbeffeggiano…
Agt. Pinna: Però la birra se la sono fatta offrire senza problemi.
Sig. Cabras: Mah, guardate, io li capisco. Se ero in loro facevo lo stesso. La mia storia era assurda… ma dev'essere che qualcuno ci ha creduto davvero. Perché il giorno dopo viene uno con la faccia coperta, mi minaccia con una pistola e vuole i miei soldi. Io ho il fucile nella camera da letto ma non faccio in tempo a prenderlo. E quindi cosa devo fare, rischio di farmi ammazzare o gli do quello che vuole? Lo porto in cucina, tiro fuori la pentola ed è piena di cenere. Se non parlavo troppo al bar non succedeva niente e avevo ancora il mio oro, ve lo dico io. Mi sta bene. Per farlo andare via gli ho dovuto lasciare il mio portafogli.
Agt. Pinna: Non avete idea di chi possa essere stato?
Sig. Cabras: Non ho riconosciuto la voce.
Agt. Pinna: Capisco. Vostro padre che tipo di relazione ha avuto con le janas?
Sig. Cabras: Lui diceva che ne conosceva una. La mia famiglia non si è dedicata da sempre all'allevamento, un tempo eravamo contadini. Fino al giorno che lui, siccome era molto povero, va a cercarla per parlarci.
Agt. Pinna: A che scopo?
Sig. Cabras: Per chiedere di farlo diventare ricco.
Agt. Pinna: E ci riuscì?
Sig. Cabras: La mattina successiva lui va a fare la semina e vede che sta per piovere, solo che anziché scendere gocce di pioggia cadono chicchi di grano. Appena arrivano a terra, come se erano uova, dai quei semini escono dei piccoli agnelli che crescono subito fino a diventare delle pecore belle grasse. Salta fuori che tutte quelle pecore sono incinte, dalla prima all'ultima, e partoriscono. In poco tempo mio padre si ritrovava ad avere un bestiame davvero invidiabile.
Agt. Pinna: È così che siete diventati allevatori?
Sig. Cabras: No, no. Succede che qualche giorno dopo le pecore iniziano a morire senza motivo. Lui crede che siano malate e chiama il veterinario, che quando le visita si mette una mano nel cuore e dice che non sa proprio quale malattia hanno. "Dovete fare la medicina dell'occhio8", gli dice. Babbo se la fa fare, ma le pecore continuano a morire. Così torna dalla jana e le racconta cosa sta succedendo. "Aiutami, aiutami, le mie pecore stanno morendo!"
Agt. Pinna: E lei?
Sig. Cabras: Lei gli fa: "Se vuoi mantenerle, uccidile tutte." Mio padre torna a casa e lo dice a sua moglie; insieme decidono di non fare niente. Intanto il bestiame continua a decimarsi, finché alla fine, quando ormai ne rimangono poco più di una ventina, babbo si sveglia all'alba e le sgozza tutte. Per la disperazione torna a casa sua, si scola un fiasco di vino e si addormenta sul tavolo della cucina.
Mia madre, che nel frattempo si sveglia e lo trova in quelle condizioni, si immagina cos'è successo ed esce a controllare. Le pecore che mio padre aveva ucciso erano tornate a brucare tranquille e senza prendersi mai più un malanno.Agt. Pinna: Voi eravate già nato quando è successo?
Sig. Cabras: Avevo all'incirca due anni.
Agt. Pinna: E vostro padre ha sempre avuto il vizio del vino? Ve l'ha trasmesso lui?
Sig. Cabras: Babbo era un brav'uomo. Sì, ogni tanto alzava troppo il gomito, ma non è mai stato violento né con me né con mia madre. Qui tutti bevono, maresciallo: serve a nascondere i morsi della fame e a riscaldarsi quando fa freddo. Il condizionatore qui non ce l'abbiamo, noi.
Agt. Pinna: Vi faccio un'ultima domanda, ma dovete promettermi di non prendervela. Potete assicurarmi che la sera in cui avete visto la jana voi eravate perfettamente lucido e sobrio?
Sig. Cabras: Cosa state insinuando? Che siccome vado al bar ogni tanto avevo le allucinazioni? Che sono un ubriacone che non sa cosa è vero e cosa è falso? Vi dirò una cosa: so bene cosa ho visto, e quella non era un'allucinazione. Altrimenti quella pentola che vi ho fatto vedere da dove è uscita? Non ho bevuto più di un bicchiere di vino al mattino e uno per pranzo, quel giorno.
Agt. Pinna: Io vi credo, Signor Cabras. Che voi aveste bevuto o meno, vi prometto che continueremo a cercare l'uomo che vi è entrato in casa, e nel limite del possibile faremo luce su questa storia delle janas. Me ne farò carico personalmente. Se doveste ricordare qualche elemento in più, non chiamate in caserma ma rivolgetevi direttamente al mio numero di telefono.
Sig.ra Mutolo: La ringrazio ancora tanto per essere venuto, sono sinceramente dispiaciuta di averla svegliata, magari domani deve andare a lavorare e io la sto disturbando… Mio marito non è in casa e io non mi sentivo al sicuro dopo quello che è successo.
Agt. Pinna: Non si preoccupi, non è un problema. Che lavoro fa suo marito?
Sig.ra Mutolo: Lavora per una raffineria, fa il trasfertista. Manca da casa mesi interi, sa? Non è facile crescere due figli con lui che non c'è quasi mai. Eppure è l'unica fonte di guadagno che abbiamo.
Agt. Pinna: Lo capisco.
Sig.ra Mutolo: Mi manca, sa?
Agt. Pinna: Certo che le manca, ma deve essere felice di provare nostalgia. Se così non fosse, se lei provasse indifferenza o apatia, probabilmente sarebbe peggio. Il dolore è sintomo che lei è viva, così come vivo è l'amore che lei prova per suo marito. Voi due state collaborando per riuscire in quella difficile missione che è la crescita dei vostri figli, e di questo dovrebbe sentirsi enormemente orgogliosa, perché i sacrifici che state compiendo in questo momento verranno ripagati più tardi, forse fra venti o trent'anni, e allora si starà godendo la vita con lui già da un pezzo.
Sig.ra Mutolo: [ridendo] Mi perdoni, non volevo riderle in faccia, ma lei non ha di certo l'aspetto di un filosofo, non mi aspettavo qualcosa di così profondo a quest'ora del mattino. Però la ringrazio, di nuovo. L'ho apprezzato molto.
Agt. Pinna: Mai giudicare un libro dalla copertina.
Sig.ra Mutolo: Posso sdebitarmi in qualche modo? Mi farebbe piacere offrirle un caffè, se lo gradisce.
Agt. Pinna: È troppo presto per quello, ma mi chiedevo se posso fare qualche domanda a sua figlia.
Sig.ra Mutolo: Ma certamente, faccia pure.
Agt. Pinna: Mi racconteresti cos'è successo, piccolina?
La bambina è timida, ha paura dell'Agente Pinna e si nasconde sotto la gonna di sua madre. La Sig.ra Mutolo la prende in braccio e la gira.
Sig.ra Mutolo: Bonaria, da brava, racconta al signore cos'hai visto.
B. Sanna: Non me lo ricordo.
Sig.ra Mutolo: Non fare la timida, raccontagli della signorina che hai visto stanotte, dai.
B. Sanna: Io ho visto… Una signora piccola piccola con le ali. Sì. Stanotte è volata nella mia cameretta… Ha aperto la finestra… ehm… e ha sbattuto contro il muro!
Agt. Pinna: La signorina?
B. Sanna: No, la finestra.
Agt. Pinna: È così che ti sei svegliata?
B. Sanna: Sì.
Sig.ra Mutolo: Ma è impossibile, io son sicura di averla chiusa!
Agt. Pinna: E poi cos'è successo?
B. Sanna: Avevo tanta paura e sono scesa sotto le coperte. Lei è andata sopra mio fratello e ho sentito che la chiamava: "Angelo… Angelo… Angelo…"
Poi ha detto delle parole strane, non le ho capite, è rimasta sopra il suo letto per un sacco di tempo. Mio fratello si è svegliato e se n'è accorto. Lui si è messo a piangere e lei se n'è andata.Agt. Pinna: Com'era questa donna?
B. Sanna: Aveva una maglietta gialla e la gonna rossa, con i capelli castani e le ali di mille colori… Brillava come Trilli.
Agt. Pinna: La fatina di Peter Pan?
B. Sanna: Sì.
Sig.ra Mutolo: Abbiamo visto il film con Robin Williams, l'altra sera, lo abbiamo registrato tempo fa in una cassetta. Forse si è fatta prendere troppo dall'immaginazione e ha visto cose che non esistono.
Agt. Pinna: Beh, se una donna si fosse introdotta in casa sua per prendere suo figlio, non avrebbe fatto tante storie. Lo avrebbe afferrato prima che si svegliasse e sarebbe scappata via.
Sig.ra Mutolo: Infatti. Probabilmente è stato solo un sogno. Oppure vuole dirmi che secondo lei era una pervertita? Una squilibrata che voleva spiare i miei figli?
Agt. Pinna: Quel che voglio dire è che forse — sempre ipotizzando che qualcuno abbia realmente varcato la sua finestra, e non abbiamo alcuna prova che sia successo davvero — non stava cercando di prendersi suo figlio.
Sig.ra Mutolo: Cos'ha in mente?
Agt. Pinna: Per caso è a conoscenza di qualche racconto popolare di fate che rapiscono bambini, o che fanno loro qualcosa mentre dormono?
Sig.ra Mutolo: Qualcosa di che tipo?
Agt. Pinna: Non so, dicono una preghiera, per esempio.
Sig.ra Mutolo: Perché mi sta facendo una domanda così strana?
Agt. Pinna: [sorridendo] Perché sono quasi le cinque del mattino.
Sig.ra Mutolo: Beh, no, non mi viene in mente nulla.
Agt. Pinna: Oh, come non detto.
Sig.ra Mutolo: Anche se… beh, ora che mi ci fa pensare… c'è una storia che si racconta qui a Baunei, e credo anche nel resto della Sardegna. Si dice che le fate sarde facessero visita ai bambini per portare loro fortuna o sfortuna. Se facevano il segno della croce sulla loro fronte portavano fortuna, altrimenti li condannavano a una vita di sfortuna.
Agt. Pinna: Ma perché lo facevano?
Sig.ra Mutolo: Non lo so, ma sono solo storielle per bambini. Nessuno ci crede davvero, a parte forse qualche anziano.
Agt. Pinna: E lei? Lei ci crede?
Sig.ra Mutolo: Ma sta scherzando? Certamente no!
Agt. Pinna: Qualche parente suo o di suo marito le hanno raccontato niente di simile?
Sig.ra Mutolo: No, mai. Ma sta iniziando a farmi paura con questo interrogatorio. Non penserà davvero che quelle storie possano essere vere?
Agt. Pinna: No, si figuri. Ma non crede che sarebbe bello? Se fosse tutto vero, dico, se quelle fate fossero là fuori da qualche parte. Potrebbe voler dire che suo figlio avrà una vita incredibilmente fortunata.
Sig.ra Mutolo: O incredibilmente sfortunata.
Agt. Pinna: Non sia così negativa, non ce n'è motivo.
Sig.ra Mutolo: Sognare non costa niente, suppongo.
B. Sanna: Mamma, ho sonno…
Sig.ra Mutolo: Adesso mamma ti rimette a letto.
Agt. Pinna: Ha ancora bisogno che io resti qui?
Sig.ra Mutolo: No, mi sento molto più tranquilla adesso che ha dato un'occhiata. Non la ringrazierò mai abbastanza per essersi alzato e aver dato retta a una pazza come me! È stato un piacere conoscerla.
Agt. Pinna: Il piacere è tutto mio. Se ha bisogno di qualsiasi cosa suoni al campanello quando vuole. Non le assicuro che sarò sempre in casa, ma non farò finta di non esserci.
I due ridono per la battuta e si congedano.
La registrazione del seguente interrogatorio non è stata autorizzata dall'intervistato.
Agt. Pinna: Sai perché sono qui, Efisio?
Efisio tiene lo sguardo abbassato sul tavolo, ha le braccia incrociate e la fronte corrucciata. Fa cenno di no con la testa e lancia delle occhiate alla madre, tanto che l'Agente Pinna è costretto a chiedere ai genitori di uscire dalla stanza.
Agt. Pinna: Non sono qui perché sei nei guai, ho chiesto ai tuoi di uscire così possiamo parlare un po' più tranquillamente. Va bene?
E. Delunas: …Sì, signore.
Agt. Pinna: Allora, come va con la scuola?
E. Delunas: Bene, me la cavo.
Agt. Pinna: Dove studi?
E. Delunas: Geometri di Lanusei.
Agt. Pinna: Sembra interessante! Ti sta piacendo?
E. Delunas: Sì, credo.
Agt. Pinna: Ottimo, ottimo. Ed è lì che hai conosciuto i tuoi amici Salvatore e Giacinto?
Il ragazzo sprofonda nella sedia, ha sul viso un'espressione stupita, poi riabbassa lo sguardo e con la voce tremolante dice:
E. Delunas: Sì, signore.
Agt. Pinna: Non devi aver paura, non voglio sgridarti né raccontarlo ai tuoi genitori. Ho soltanto bisogno di capire se quello che ci ha raccontato il tuo amico Giacinto coincide con la tua versione.
E. Delunas: Non lo dirà ai miei?
Agt. Pinna: No, non c'è motivo che sia io a dirglielo. Ma presto altri miei colleghi potrebbero chiamarti per interrogarti un'altra volta, quindi quando ti senti pronto raccontaglielo tu stesso.
E. Delunas: Questo non vale come interrogatorio?
Agt. Pinna: Ecco… sì, ma è probabile che vorranno ascoltarti un'altra volta. Per questioni burocratiche, sai… Questo primo incontro serve a conoscerci e a farmi un'idea preliminare di quello che è successo a Giacinto. Capisci?
E. Delunas: Sì.
Agt. Pinna: Sei ancora scosso per l'altra notte?
E. Delunas: No, son preoccupato per lui. Sta bene?
Agt. Pinna: Sta meglio. Non siete ancora riusciti a sentirvi?
E. Delunas: A scuola non è venuto.
Agt. Pinna: Sai se magari Salvatore lo ha chiamato?
E. Delunas: No, non ha voluto parlarmi. Non mi ha neanche salutato, in questi giorni, in classe.
Agt. Pinna: Come mai?
E. Delunas: Credo che mi dia le colpe di quello che è successo.
Agt. Pinna: E perché dovrebbe?
E. Delunas: Sono io che li ho portati a vedere la jana.
Agt. Pinna: Aspetta, mi vuoi far credere che le fate esistano per davvero?
E. Delunas: …
Agt. Pinna: Non è così?
E. Delunas: È inutile, tanto non mi crede.
Agt. Pinna: Mettimi alla prova: puoi dirmi dove vivono?
E. Delunas: A sa Grutta 'e Janas, ma ne ho vista solo una.
Agt. Pinna: Piuttosto conveniente che stia in un posto che porta il suo nome.
E. Delunas: Eppure è così, l'ho vista con i miei occhi più di una volta. Non si tratta solo di storielle, glielo giuro!
Agt. Pinna: Va bene, facciamo così: supponiamo che io ti creda. Come avresti fatto a scoprirlo?
E. Delunas: Una sera sono uscito con i miei amici e siamo saliti con lo scooterone a Su Sclaradorgiu. C'erano anche Salvatore e Giacinto.
Agt. Pinna: Ti ricordi quando?
E. Delunas: Sì, mi sembra fosse due settimane fa, direi sabato, perché il giorno dopo non siamo andati a scuola. Saliamo spesso nei weekend, là sopra, perché è un posto tranquillo e non ci passa nessuno.
Agt. Pinna: Ci andate a fumarvi le canne? Non preoccuparti, puoi dirmelo, non ci saranno conseguenze. Mi serve soltanto per capire meglio la dinamica dei fatti.
E. Delunas: No, signore. Riempiamo le bottiglie di vino e fumiamo solo sigarette. Beviamo, parliamo un po', facciamo i cazzoni e non diamo fastidio a nessuno.
Agt. Pinna: Scusami, allora.
E. Delunas: Quella sera eravamo tutti ubriachi fradici, siamo rimasti sino alle 4 del mattino a sparare cazzate, poi gli altri se ne sono andati. Io ero troppo fuso e ho aspettato lì da solo una decina di minuti per riprendermi, prima di tornare a casa. Ho iniziato a camminare un po' e a fare respiri profondi, poi mi sono affacciato verso la scarpata e son rimasto a fissare il paese. Ad un tratto mi è sembrato di vedere una luce che veniva dal basso. Mi son guardato intorno per capire cosa potesse essere, ma non riuscivo a capirlo: non era ancora arrivata l'alba e la luna era coperta dalle nuvole, ma non potevo guardare in alto per troppo tempo perché mi girava la testa. Così ho deciso di scendere a vedere con i miei occhi di cosa si trattasse.
Agt. Pinna: Molto saggio da parte tua farlo da ubriaco. Una scelta proprio ponderata. Complimenti.
E. Delunas: Se non fossi stato ubriaco probabilmente non ci sarei andato. E poi non mi è successo nulla.
Agt. Pinna: Hai trovato la fonte di quella luce?
E. Delunas: Sì. La luce veniva dal corpo di una donnina bionda, piccola quanto una lattina di coca-cola, con le ali.
Agt. Pinna: Che cosa faceva?
E. Delunas: Non l'ho visto, era seduta su una roccia che c'è vicino alla grotta ma stava di spalle. In più io ero nascosto tra i cespugli, quindi non potevo sporgermi più di tanto per dare un'occhiata. Mentre stavo là devo aver fatto troppo rumore, perché lei poi si è guardata intorno e, beh, si è spenta. Semplicemente… puff, è sparita e non son più riuscito a vederla in mezzo al buio. Quindi, sempre con la massima furtività, son tornato allo scooterone e piano piano son rientrato a casa. Non mi sono reso conto subito di quello che era successo, mi sono addormentato appena arrivato e senza averci pensato troppo. Mi son svegliato all'ora di pranzo e la cosa mi era completamente sfuggita di mente, ho pranzato e son tornato a coricarmi qualche ora perché avevo ancora sonno. Di pomeriggio, mentre guardavo la TV, mi son ricordato: la scena della notte prima continuava a ripetersi e ripetersi nella mia mente e non voleva andarsene. Non riuscivo a capire se si trattasse di un sogno, di un'allucinazione dovuta all'alcol o se fosse tutto vero, ma vista l'assurdità della visione credevo più nella prima, anche se non ne ero sicuro. Ho chiesto a mio padre: "babbo, sai qualcosa su donne piccolissime con le ali che vivono in campagna?"
Agt. Pinna: E lui?
E. Delunas: Mi ha guardato strano per un attimo e mi ha detto: "Sono le janas, fatine sarde".
Agt. Pinna: Tutto qui?
E. Delunas: Sì, non ha aggiunto altro. Quando lui guarda la televisione non è molto propenso a parlare. Ho anche provato a fargli altre domande ma ha soltanto detto "non ne so nulla, non ne so nulla" e non mi ha degnato di uno sguardo. Sicuramente non potevo raccontargli cosa fosse successo — non ero certo neanche di che cosa avessi visto — così ho deciso di uscire e tornare alla grotta… Magari l'avrei ritrovata. C'era una strana calma, lì sopra. Non tirava un alito di vento né sentivo il calore del sole sulla pelle, ma mi sentivo bene. Era come se si fosse congelato il tempo, anche se chiaramente si trattava solo di un'illusione. Quando sono arrivato nel punto della notte prima, la jana non c'era. Ho fatto un giro per cercarla, ma niente. Son rimasto fino a tarda sera a camminare inutilmente, sedendomi ogni tanto per prendere fiato.
Agt. Pinna: Insomma, non l'hai trovata.
E. Delunas: Non subito. Al crepuscolo l'ho vista di nuovo, seduta sotto un ulivo in una radura molto distante dal paese ad armeggiare con quello che poi ho capito essere una sorta di telaio scintillante. Stava tessendo una sciarpa molto lunga — o almeno credo che fosse una sciarpa —, mentre io ho continuato a fissarla affascinato per qualche ora.
Agt. Pinna: Ti ha visto?
E. Delunas:
Pedra Longa
9
Agt. Pinna: Come fai a sapere che è atterrata proprio sulla punta?
E. Delunas: La luce, signore, gliel'ho detto: la jana stava brillando! Non mi sono potuto avvicinare più di tanto perché avevo paura di essere scoperto, e in ogni caso non avrei visto nulla: lei si è librata nuovamente nell'aria, ha… spento la luce, se così si può dire, e subito dopo ho sentito un pesante tonfo nell'acqua. Dopodiché non l'ho più vista.
Agt. Pinna: Si è tuffata in mare.
E. Delunas: Credo di sì. Non ho potuto fare altro che tornarmene a casa.
Agt. Pinna: Pedra Longa è molto distante dal centro abitato.
E. Delunas: [annuendo] I miei genitori erano veramente incazzati con me perché avevo saltato la cena, stavano persino per chiamare voi [ndr: i carabinieri] e denunciare la mia scomparsa. Non ho detto nulla ai miei, non volevo si preoccupassero troppo e forse avevo un po' di paura di non essere creduto. Il giorno dopo, però, a scuola l'ho raccontato a Salvatore e Giacinto.
Agt. Pinna: Come hanno reagito?
E. Delunas: Mi hanno preso in giro. Non che mi aspettassi diversamente, eh, ma ci sono andati giù pesante.
Agt. Pinna: Si son ricreduti.
E. Delunas: [facendosi scuro in volto] Sì. Ho continuato a pensarci tutta la settimana, mi creda. Avrei voluto tornare alla grotta e alla spiaggia per guardarla, il pensiero di stare con lei stava diventando un'ossessione. Non capita tutti i giorni di avere a che fare con qualcosa di sovrannaturale o comunque di leggendario. Sognavo di parlarci e di farmi rivelare tutti i suoi segreti, quasi come se conoscerli potesse far diventare una leggenda anche me.
Agt. Pinna: Come mai, allora, non ci sei andato?
E. Delunas: Avevo capito che cercarla di giorno non avrebbe portato a nulla, e sparire per delle ore non avrebbe sicuramente migliorato la situazione con i miei genitori. Avrei potuto andarci di notte, certo, ma ho molto da studiare e a fine giornata ero sempre stanco. Il sabato dopo siamo tornati a Su Sclaradorgiu, ma non ho bevuto nulla, mi parlavano ed ero distratto, ero come assente. Avevo l'attenzione puntata sull'ambiente, nella speranza di vedere qualche luce particolare, senza risultati. Alle tre gli altri se ne sono andati e siamo rimasti solo io, con Tore e Giacinto, a parlare fra di noi. Ho proposto di andare a fare un bagno, anche se eravamo senza costume. Loro volevano andare a Cala Mariolu perché è più comoda da raggiungere, mentre io a Pedra Longa. Ho vinto io. Siamo saliti sugli scooteroni e ci siamo andati, ci siamo messi in mutande e abbiamo fatto il bagno. Ormai ero disilluso, non credevo che l'avrei rivista, quella notte, e non ne ho fatto menzione con gli altri neanche per un secondo.
Efisio inizia ad agitarsi, la voce diventa tremante e smette di tenere lo sguardo fisso sull'Agente Pinna.
E. Delunas: Quando ho visto una lucina uscire dall'acqua, mi sono emozionato. Stava succedendo per davvero, davanti ai miei occhi, quello che stavo aspettando da tutta la settimana. Anche gli altri ragazzi l'hanno vista e son rimasti impietriti. Ho chiesto loro di alzarsi e di andare a nasconderci dietro un masso. La jana ha iniziato a volare per la spiaggia e si è adagiata molto vicina a noi, senza accorgersi che noi eravamo poco distanti. Era la prima volta che la vedevo in faccia e per di più non aveva neanche un vestito addosso: era bellissima, non credo di aver mai visto una donna così bella in vita mia. Giacinto era ancora molto brillo, e ha… Lui ha iniziato a… No, niente.
Agt. Pinna: Ti prego, raccontamelo.
E. Delunas: Non ci riesco, mi vergogno.
Agt. Pinna: Non sono qui per giudicarti. Ho bisogno di sapere com'è andata.
E. Delunas: Giacinto si è… Lui ha fatto come per… Si è abbassato le…
Agt. Pinna: E poi?
E. Delunas: Ha iniziato a fare… Insomma, lui ha…
Agt. Pinna: Non c'è bisogno che aggiungi altro, ho capito. Voi cos'avete fatto?
E. Delunas: Anche Salvatore ha pensato fosse una buona idea e ha fatto altrettanto. E persino io… Anche io, era la prima volta che vedevo una donna nuda… Ci siamo fatti prendere dall'eccitazione.
Agt. Pinna: Non sono qui per giudicarti.
E. Delunas: Non è che sono gay o altro, è che era di una bellezza incredibile.
Agt. Pinna: Te lo ripeto per la terza volta, non sono qui per giudicarti. Cos'è successo, poi?
E. Delunas: Da quel momento è precipitato tutto. Giacinto ha fatto un movimento strano con il piede ed è scivolato, facendo un rumore terribile. La jana lo ha visto, si è accorta di noi e ha iniziato a urlare, spaventandoci a morte. Abbiamo provato a scappare ma Giacinto continuava a cadere e rimaneva molto indietro, quindi mi sono girato per vedere se stesse riuscendo a stare al passo. Ho visto una scena agghiacciante. Quella donna così bella lo aveva raggiunto e gli stava bloccando le braccia; le ho urlato: "Lascialo stare!" e le ho tirato una pietra. La jana, mentre lo immobilizzava, ha iniziato a cambiare forma, ha perso la sua luminosità ed è diventata un uomo molto più alto, con i capelli scuri e le gambe pelose.
Agt. Pinna: Ti ricordi qualche altro dettaglio?
E. Delunas: In questi giorni ci ho pensato molto, e credo che la creatura in cui si era trasformata fosse un satiro, cioè un uomo con le corna, la coda, e il corpo di una capra, non so se ha presente.
Agt. Pinna: Sì.
E. Delunas: Ha iniziato a violentare Giacinto, che gridava di dolore e chiedeva aiuto, mentre il satiro belava con una voce quasi sovrumana. Lo vedevamo scagliarsi sul suo corpo e fare su e giù come un cane in calore… Noi non sapevamo che fare, abbiamo provato a lanciargli altre pietre ma non gli facevano nulla, e se cercavamo di andargli vicino ci strillava contro minacciando di venire a prenderci. Volevamo davvero fare qualcosa, ma non sapevamo cosa.
Agt. Pinna: E quindi cosa avete fatto?
E. Delunas: Niente, siamo scappati.
Agt. Pinna: Perché non ci avete chiamato?
E. Delunas: Perché avreste pensato ad uno scherzo, o che fossimo ubriachi.
Agt. Pinna: Avete lasciato lì il vostro amico senza neppure chiamare i soccorsi? Mentre veniva stuprato?
E. Delunas: Se non fossimo andati via velocemente, avrebbe fatto lo stesso a noi.
Agt. Pinna: Forse avreste potuto aiutarlo, invece siete stati troppo egoisti per pensare anche a lui.
E. Delunas: [alzandosi in piedi] Basta, non voglio rispondere ad altri domande. Aveva detto che non mi avrebbe giudicato, che era qui soltanto per conoscere i fatti. Quello che è successo non è colpa mia, perché non sono io ad aver voluto che quella cosa gli facesse del male, e non sono io ad essermene andato senza nemmeno liberarlo dalla presa di quel caprone. Quindi, non dica che sono stato egoista o che non ho provato ad aiutarlo, perché ho fatto esattamente l'unica cosa che era possibile fare in quel momento.
L'Agente Pinna ed Enrico si fissano e stanno in silenzio per circa trenta secondi, poi il ragazzo torna a sedersi.
Agt. Pinna: Scusa, ho esagerato.
E. Delunas: Mi sento in colpa per non aver fatto niente. In quel momento era la scelta più comoda scappare e infilare la testa sotto il cuscino, nella speranza di sentire buone notizie a scuola la mattina dopo, o l'indomani ancora. Sono stato un vigliacco.
Agt. Pinna: Parlando con me stai rimediando a tutto quanto. Forse ora non puoi capirlo fino in fondo, ma è così.
E. Delunas: Cosa le serve sapere?
Agt. Pinna: Dove posso trovarla.
E. Delunas: Io… gliel'ho detto, l'ho vista alla grotta, e poi a Pedra Longa.
Agt. Pinna: Sono stato alla grotta molte volte, ma non l'ho mai vista. Secondo te perché solo voi siete riusciti a vederla?
E. Delunas: Non sono così sicuro che noi siamo stati gli unici, signore, tutti sotto sotto sanno che esiste e gliene sanno parlare: forse vuol dire che sotto sotto non si tratta di una storia inventata no?
Il 18 agosto 2003 SCP-096-IT è stata sedata e trasportata nella Sala 096-IT del Sito Iride. La commissione medica ha dato parere positivo sulla richiesta della Direttrice Ventura di condurre un interrogatorio per conoscere meglio la natura della creatura. Svegliata dagli ipnotici, SCP-096-IT si è mostrata disponibile a parlare: all'inizio ha mantenuto un atteggiamento teso e irascibile, ma poi è stata collaborativa.
Dott.ssa Ventura: Buongiorno, sono la Dottoressa Miriam Ventura. Tu come ti chiami?
SCP-096-IT emette un verso acuto e breve, non riproducibile.
Dott.ssa Ventura: Ho paura di non aver capito. Saresti in grado di scriverlo?
SCP-096-IT prende una matita e un foglio dalle mani della Dottoressa, e per quanto sia molto piccola riesce comunque a tracciare dei segni senza problemi: ᔑ∷||𝙹ʖᔑ∷⨅ᔑリᒷ.
Dott.ssa Ventura: Non riesco a leggerlo, non sono i caratteri tipici del mio alfabeto. Che lingua è?
096-IT: Se le dicessi il suo nome, non lo comprenderebbe.
Dott.ssa Ventura: Come hai imparato l'italiano?
096-IT: Come l'ha imparato lei: ascoltandolo, leggendolo e parlandolo a mia volta.
Dott.ssa Ventura: Spero che non ti offenda se ogni tanto mi dovesse capitare di chiamarti con un numero.
096-IT: No.
Dott.ssa Ventura: Va bene. Ti piace, qui? Abbiamo finito di arredare questa sala stamattina stessa; prima era un vecchio magazzino per i giardinieri. Abbiamo cercato di riprodurre al massimo delle nostre capacità i luoghi in cui vivi.
096-IT: Perché dovrebbe piacermi una prigione?
Dott.ssa Ventura: Non devi viverla in questo modo. È grazie all'intervento della nostra equipe medica se ora riesci ad alzarti in piedi e a parlare, quindi puoi star sicura che cercheremo in ogni modo di rendere la tua permanenza qui meno fastidiosa possibile.
096-IT: Permanenza… chiamatela cattività. Riavrò le mie ali?
Dott.ssa Ventura: Stiamo cercando di capire chi può averle prese e dove può averle portate, ma in questo momento non voglio darti false speranze: la risposta è "non lo so".
096-IT: Stai mentendo?
Dott.ssa Ventura: No, ti sto dicendo la verità. Nel frattempo, però, ho bisogno di farti qualche domanda per comprendere meglio chi sei, o meglio, cosa sei. Sai dirmi dove e quando sei nata?
096-IT: No.
Dott.ssa Ventura: Perché? Non vuoi farlo?
096-IT: No, è che non ricordo di essere nata, credo di aver vissuto sin da prima che esistesse l'uomo.
Dott.ssa Ventura: Qual è il tuo primo ricordo?
096-IT: Non ricordo, ne ho diversi. Probabilmente… io che scavo la mia prima casa con le mie sorelle.
Dott.ssa Ventura: Intendi una domus de janas?
096-IT: Sì. Molte delle case che voi chiamate in quel modo le abbiamo costruite noi.
Dott.ssa Ventura: Stando al parere degli archeologi, però, sembrerebbe che fossero delle necropoli. Piccole case scavate nella roccia in cui le popolazioni prenuragiche disponevano i loro morti.
096-IT: Mh.
Dott.ssa Ventura: Gli archeologi si sbagliano?
096-IT: No.
Dott.ssa Ventura: Aiutami a capire. Per favore.
096-IT: Siamo state le prime a costruirle, con le nostre forze. Nel tempo le abbiamo usate come rifugi per proteggerci dal vento, dalle piogge e dalle fiere. Quando siete arrivati voi uomini avete creduto che fossero dei tramite per riconsegnare i vostri morti alla terra, così ve le abbiamo lasciate usare. Ce li affidavate per traghettarli su un altro piano di esistenza, e noi lo facevamo con piacere.
Dott.ssa Ventura: Collaboravate con gli esseri umani?
096-IT: Lo abbiamo fatto per secoli, voi eravate ospiti nella nostra terra.
Dott.ssa Ventura: In cosa consisteva questa sinergia?
096-IT: In tante cose. Vi abbiamo insegnato qualsiasi cosa sapessimo, dalla nostra cultura alla nostra primitiva tecnologia; per un po' abbiamo anche aiutato le donne a coltivare la terra, a usare il telaio, a cucinare e a preparare le medicine. Ma col tempo questo rapporto di amicizia si è logorato, per qualche motivo. Avete iniziato a sfruttarci per i vostri comodi, avete devastato la natura in cui vivevamo, depredando le nostre case e uccidendo quante di noi non si allineassero al vostro volere. Vi siete costruite le vostre domus, i vostri castelli e i vostri templi, e ci avete lasciate indietro. Piano piano vi siete dimenticati di noi, come se non fossimo mai esistite.
Dott.ssa Ventura: Quale pensi che sia la causa di questa rottura?
096-IT: Avete semplicemente accresciuto l'oscurità che portate nel cuore.
Dott.ssa Ventura: Gli altri della tua specie cosa ne pensano?
096-IT: Sono rimasta da sola, le altre sono andate oltre.
Dott.ssa Ventura: Intendi nel piano di esistenza di cui parlavi poco fa?
096-IT: Sì.
Dott.ssa Ventura: Sono morte?
096-IT: È un concetto troppo semplicistico quello della morte. Noi non moriamo: raggiungiamo un altro stato di coscienza. Comunque, sì. L'ultima mia sorella ha deciso di lasciarmi pochi anni fa: è stata una sua scelta, così come lo è stato per tante di noi negli ultimi decenni. Non conosciamo la vecchiaia. Possiamo essere uccise, possiamo scegliere di andarcene, ma non possiamo morire di vecchiaia.
Dott.ssa Ventura: Quindi non si tratta di un luogo fisico.
096-IT: Ancora una volta, "fisico" è un concetto troppo semplicistico. Non ci sono mai stata, ma tra la nostra gente si è sempre detto che fosse un "luogo" molto luminoso, una montagna dai dolci pendii in cui poter cantare e ballare e dove non esiste alcuna preoccupazione ma solo un agape cosmico nei confronti di noi stesse, delle altre e dell'intero universo.
Dott.ssa Ventura: Tutto sommato un paradiso, anche se separato da quello degli uomini.
096-IT: No. C'è spazio anche per voi, o perlomeno c'era.
Dott.ssa Ventura. Comunque la si guardi, è un posto da cui non si fa ritorno.
096-IT: E chi lo dice? Come fa ad esserne certa? Se è un luogo, significa che permane nel reame dell'esistenza, e tutto ciò che esiste è fortemente collegato dalle stesse leggi. Ciò che finisce in quel posto rimane connesso alla Terra, in un modo o nell'altro.
Dott.ssa Ventura: E chi lo dice? Come fai ad esserne certa?
096-IT: Questa arroganza con cui ripete le mie stesse domande non le si addice, Dottoressa. Mi dimostri di essere diversa dalle altre scimmie con cui condivide la sua informazione genetica.
Dott.ssa Ventura: Mi dispiace che tu sia l'unica rimasta della tua specie, e ancor di più che un rapporto così intimo fra voi e noi si sia rovinato per futili motivi. Ma non tutti gli uomini sono egoisti e stronzi come pensate voi.
096-IT: Esistono altri simili a noi in varie parti del mondo. Molto tempo fa avevamo dei rapporti con loro, oggi probabilmente sono rimasti in pochissimi. Per il resto, so bene che non siete tutti uguali. Una parte del mio popolo ha continuato ad aiutare chi di voi se lo meritasse, ma siamo rimaste estremamente diffidenti.
Dott.ssa Ventura: Che tipo di aiuti?
096-IT: Qualunque aiuto.
Dott.ssa Ventura: Persino fornire una pentola piena d'oro, è così?
096-IT: È successo anche questo.
Dott.ssa Ventura: A un tale Antioco Cabras, un pastore di Baunei, quattro anni fa.
La Dottoressa Ventura avvicina un fascicolo con la foto del pastore a SCP-096-IT.
096-IT: Sì, mi ricordo.
Dott.ssa Ventura: Hai detto di averlo aiutato, ma tutto l'oro che gli hai dato si è tramutato in cenere.
096-IT: È così. Gliel'ho detto: noi siamo diffidenti. Prima di dare una mano vogliamo assicurarci della bontà di chi abbiamo di fronte, e solo se dimostrano di meritarselo interveniamo. Quell'uomo è andato a vantarsi della sua ricchezza con i suoi amici, è stato superbo, ha sparso troppo la voce e non ha saputo godere della sua fortuna con riservatezza.
Dott.ssa Ventura: Più che superbia mi sembra vanagloria.
096-IT: Sia come sia, le sue azioni hanno messo in pericolo anche la sua vita. Ho sostituito il contenuto del paiolo con la cenere per evitare di perderlo, non volevo che finisse nelle mani sbagliate.
Dott.ssa Ventura: Dove hai trovato quelle riserve auree?
096-IT: La mia isola ha visto passare armate di ogni tipo, che in tante occasioni hanno lasciato bottini e tesori. Ho conservato monete di ogni epoca e i cimeli delle più nobili famiglie che hanno vissuto in quelle terre.
Dott.ssa Ventura: Sembra che suo padre gli abbia detto di risponderti sempre di no, casomai ti avesse incontrato.
096-IT: Non credo di aver mai conosciuto suo padre, ma capisco il motivo di questo suggerimento.
Dott.ssa Ventura: Puoi spiegarlo anche a me?
096-IT: Non abbiamo una buona reputazione fra voi uomini, non la abbiamo mai avuta. Sicuramente suo padre voleva proteggerlo.
Dott.ssa Ventura: Avrete anche una cattiva reputazione, ma suo padre non aveva motivo di pensar male di voi, dato che lo avete aiutato a risollevarsi economicamente.
096-IT: Come?
Dott.ssa Ventura: Gli avete dato qualche centinaio di pecore per iniziare un'attività da allevatore, sembra che siano piovute dal cielo sotto forma di chicchi di grano, che poi sarebbero aumentati di dimensioni fino a diventare delle pecore. Finché, un bel giorno, non hanno iniziato a morire.
096-IT: A morire?
Dott.ssa Ventura: Sì, sembra che gli abbiate detto di ucciderle tutte, in questo modo si sarebbero salvate. Una richiesta particolare che lui ha seguito soltanto quando ormai gliene erano rimaste poche, ma che effettivamente ha funzionato. Dopo averle ammazzate, sono risorte. Era una prova anche questa?
096-IT: Non so dirlo con certezza, ma mi sembra verosimile che fosse una prova, sì. Chi vuole diventare ricco deve essere prima disposto a tornare povero, dopo aver assaggiato la ricchezza.
Dott.ssa Ventura: Quindi siete anche in grado di far… piovere delle pecore?
096-IT: Che sciocchezza, ovviamente no. La storia che vi è stata raccontata era sicuramente romanzata. Evidentemente quel pastore ci teneva a magnificare quell'evento più del dovuto. La mia sorella deve averle rubate a qualcun altro che non ne aveva bisogno per darle a lui. Giorno dopo giorno, notte dopo notte gliele ha portate in casa, mentre dormiva. Fine della storia.
Dott.ssa Ventura: Quindi quelle che ha ammazzato non sono risorte?
096-IT: Le pecore son tutte uguali, Dottoressa. Morte quelle, gliene avrà date delle altre identiche.
Dott.ssa Ventura: Ed è riuscita a sollevarle tutte da sola?
096-IT: Riusciamo a sollevare pesi molto più grandi. Non si è chiesta come abbia fatto ad alzare da terra una pentola piena d'oro nonostante la mia stazza? Siamo anche in grado di cambiare il nostro aspetto in quello di altre creature, all'occorrenza. È una capacità che può tornare molto utile se si devono trasportare dei capi di bestiame.
Dott.ssa Ventura: C'è ancora una cosa che non capisco. Perché chiedergli di ucciderle?
096-IT: La nostra morale non è la vostra morale, Dottoressa Ventura.
Dott.ssa Ventura: Va bene, ma qual era lo scopo di quel test?
096-IT: Il denaro corrompe le persone, a quanto pare. Lo abbiamo imparato a nostre spese. Più una persona è nullatenente, più è facile che perda la luce nel suo cuore se acquisisce improvvisamente un grande patrimonio. Ma se è pronto a rinunciarvi lancia un segnale: "io rimango me stesso, non cederò all'avidità".
Dott.ssa Ventura: Saranno in pochissimi a non cascare nella trappola.
096-IT: Molto pochi.
Dott.ssa Ventura: Sembra quasi che voi giochiate con noi, anziché aiutarci. È disumano.
096-IT: Dimentica che noi non siamo umane.
Dott.ssa Ventura: Ho un'altra domanda. Qual era il test per il Signor Cabras?
096-IT: Non lo so, non ci avevo ancora pensato, e in ogni caso lui ha rovinato tutto prima che fosse utile farlo.
Dott.ssa Ventura: Due anni dopo hai fatto visita a un bambino, Angelo Sanna. Aveva 5 anni. Te lo ricordi?
Anche stavolta la Dottoressa Ventura porge un fascicolo con la foto a SCP-096-IT.
096-IT: Spero che tutto questo impegno che avete profuso nel ricostruire i miei movimenti venga riservato anche per la ricerca delle mie ali.
Dott.ssa Ventura: Te lo prometto.
096-IT: [sbuffando] Sì, mi ricordo di lui e di sua sorellina. Quando sono andata da loro, lei fingeva di dormire.
Dott.ssa Ventura: Che ci facevi da loro? Sua madre sarebbe pronta a giurare che la finestra della loro cameretta fosse chiusa, e che non era possibile che qualcuno fosse entrato.
096-IT: Niente è impossibile, quella finestra era aperta. Evidentemente si dev'essere scordata di chiuderla. C'è un motivo, Dottoressa, se abbiamo una cattiva reputazione. Abbiamo aiutato molte persone, sì, ma ne abbiamo punite anche tante altre. Vede, il papà di quel bambino è un criminale. Vent'anni fa si mise un passamontagna e cercò di derubare suo fratello mentre era in campagna per poter pagare i suoi debiti di gioco. Tuttavia nulla andò come sperava. L'uomo si difese, non volle consegnargli i suoi valori e combatté con tutte le sue forze… finché non venne colpito fatalmente da diverse coltellate. Il padre dei bambini venne scoperto e finì in carcere, ma dopo 15 anni ne uscì, prima di aver scontato il resto della pena.
Dott.ssa Ventura: E cosa c'entra questo col piccolo Angelo?
096-IT: Abbiamo la facoltà di cambiare la storia delle persone modificando la loro fortuna, questo lo aveva già scoperto dalle sue ricerche? Il padre di Angelo non ha pagato per i suoi errori, così saranno i suoi figli a farlo per lui.
Dott.ssa Ventura: Sì, ma cosa significa "fortuna" per te? In che modo riesci a influire nella storia delle persone?
096-IT: Pensi a quel bambino. Un giorno, quando sarà un uomo, vorrà procedere con gli studi, fare carriera, trovare una bella moglie e avere una famiglia. Queste son cose che dipendono da lui e dalle scelte che farà nella sua vita. Ma esistono fattori su cui lui non ha alcun controllo, eventi casuali diretti dal fato che possono svoltare anche drasticamente il suo destino: io posso cambiarli. Se su cento di questi eventi novantanove vanno a suo sfavore, per avere successo dovrà vendere cara la pelle.
Dott.ssa Ventura: Quindi lasci che le colpe di suo padre ricadano su di lui? Lo condanni senza possibilità d'appello? Dove sta la giustizia in tutto questo?
096-IT: Lei non ascolta. La sua morale non è la mia morale.
Dott.ssa Ventura: Eppure trovi giusto imporre la tua su quella degli altri.
096-IT: Se affronterà con tutte le sue forze le sfide che incontrerà nel suo cammino, la vita lo ricompenserà a prescindere dal segno che ho unto su di lui.
Dott.ssa Ventura: Questo significa che non puoi modificare il libero arbitrio delle persone?
096-IT: Non esattamente. Se qualcuno ha il desiderio di compiere un'azione, io posso esasperarlo o indebolirlo, ma non posso annullare una volontà preesistente, né crearne una nuova.
Dott.ssa Ventura: Hai citato un segno, di che si tratta?
096-IT: Un simbolo indelebile che traccio sulla fronte.
Dott.ssa Ventura: Niente a che fare con il segno della croce, immagino.
096-IT: Chiaramente no. Se mi riporterà le mie ali, ne farò uno anche a lei.
Dott.ssa Ventura: Sei gentile, ma non è il caso. Inizio a capire perché i proto-sardi cercavano di sfruttarvi. Volevano fortuna, non è così?
096-IT: Ha indovinato. Provi a immaginare quanto sarebbe vantaggioso per una flotta scontrarsi contro un nemico che è appena uscito decimato da una violenta tempesta in mezzo al mare, o come sarebbe facile assediare un'intera città se scoppiasse un'epidemia di peste al suo interno.
Dott.ssa Ventura: Ma voi non gliel'avete fornita.
096-IT: Beh…
Dott.ssa Ventura: A quanto pare invece sì.
096-IT: Erano appena arrivati in Sardegna dall'Oriente. Ben presto i popoli che viaggiavano nel mare si sono accorti della loro presenza, hanno tentato di prendere le coste dell'isola e di imporre la loro presenza. Noi abbiamo smosso le possibilità per impedirlo, per difenderle. Quando però ci è stato chiesto un aiuto offensivo contro di loro, ci siamo rifiutate.
Dott.ssa Ventura: Per questo siete state uccise.
096-IT: In larga misura sì, ci hanno uccise. Molte di noi inizialmente hanno ceduto alle loro richieste, per poi pentirsene. Hanno deciso, insomma, di andare oltre, o come preferisce dire lei, di morire. Non siamo un popolo violento, non è stato facile per noi opporci a quello scontro.
Dott.ssa Ventura: Dici che non siete violente, eppure non ti sei fatta scrupoli a violentare un ragazzo, qualche settimana fa. Uno stupro in piena regola.
096-IT: Voi esseri umani sapete sempre come fare le vittime anche quando siete carnefici.
Dott.ssa Ventura: In che senso?
096-IT: Quell'uomo si stava procurando del piacere mentre mi spiava da dietro una roccia. Quando sono uscita dall'acqua tutto mi sarei aspettato fuorché di trovare uno di voi nascosto a guardarmi. In generale non amo che persone che non ho selezionato mi vedano. Se sono nuda, ancora di meno. Se stanno compiendo un vero e proprio abuso ho tutte le ragioni per dare di matto.
Dott.ssa Ventura: Quel giovane ha fatto qualcosa di terribile, ma tu l'hai traumatizzato per tutta la vita. Te ne rendi conto?
096-IT: Bisogna prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
Dott.ssa Ventura: La vendetta è sempre male.
096-IT: Proprio perché non ci siamo mai vendicate siamo state decimate, costrette a nasconderci e a fingerci degli animali.
Dott.ssa Ventura: È per questo motivo che imponete quel segno sui figli dei criminali?
096-IT: Ne imponiamo uno anche sui figli delle persone meritevoli, per illuminare la loro via. Lo facciamo da sempre, siamo fatte così.
Dott.ssa Ventura: Nessuno vi ha dato il ruolo di giudici delle nostre vite.
096-IT: Esattamente come nessuno ha dato a voi il potere di rinchiudermi qui.
Dott.ssa Ventura: Hai creato dei problemi a Baunei che non era più possibile occultare. Non abbiamo avuto scelta.
096-IT: Penso sia meglio interrompere qui l'interrogatorio, non risponderò ad altre domande.
SCP-096-IT si alza ed entra in una delle domus. La Dottoressa Ventura la raggiunge con il registratore.
Dott.ssa Ventura: Perché insisti tanto per riavere le tue ali?
096-IT: Non mi ha sentito? Non voglio rispondere.
Dott.ssa Ventura: Smettila, voglio aiutarti. Metti da parte l'orgoglio e rispondi alle mie domande.
096-IT: Le voglio perché sono mie. Se lei perdesse un braccio, non lo vorrebbe nuovamente indietro?
Dott.ssa Ventura: Giusta osservazione.
Le due stanno in silenzio per circa venti secondi.
096-IT: Voglio andarmene, Dottoressa. Voglio andare oltre, così potrò tornare dal mio popolo, rivedere le loro facce.
Dott.ssa Ventura: Questo non posso permetterlo.
096-IT: Avverrà comunque, molto presto. Non importa se mi legherete o se proverete a sedarmi. Il processo è già iniziato. Voglio andarmene con le mie ali, non chiedo di più, ma il tempo che mi è rimasto per trovarle è poco.
Dott.ssa Ventura: Cosa ti sta succedendo?
096-IT: Le ferite che ho ricevuto l'ultima volta sono state troppo forti, mi hanno indebolito. Anche se mi avete curato, ho tirato troppo la corda. Non sono più in grado di rimanere in questo mondo ancora a lungo.
Dott.ssa Ventura: Dimmi com'è successo, non l'hai ancora raccontato.
096-IT: Mi trovavo a sa Grutta 'e Janas, un piccolo riparo in cui mi sono nascosta negli anni che furono. Ci torno ogni tanto, quando sono sicura che non ci sia gente nei paraggi. Di recente ho ripreso a tessere, i miei vestiti sono vecchi e rovinati, devo assolutamente cambiarli. Anche se non mi vede nessuno, non è bello restare nuda per tutto il tempo: anche io provo freddo di notte, in inverno, o quando tira una bufera. Mentre ero intenta nel mio lavoro, un uomo distinto è entrato nella grotta senza che me ne accorgessi e mi ha rivolto la parola. Lì per lì mi sono spaventata, ma lui non sembrava altrettanto sorpreso di vedermi; al contrario, credo fosse lì proprio perché voleva parlare con me. Son rimasta ferma immobile mentre mi rivolgeva la parola.
Dott.ssa Ventura: Cosa voleva?
096-IT: Ha iniziato ad elogiarmi, a dire che sono una leggenda e che si sentiva onorato a trovarsi di fronte a me. Non ho percepito cattiveria o superbia, nella sua voce, ma sentivo che qualcosa stonava con la sua voce calma e incoraggiante. Mi ha chiesto di esaudire un desiderio. Lui voleva… soltanto il potere.
Dott.ssa Ventura: "Soltanto".
096-IT: Beh, nessuno mi ha mai fatto una richiesta così strana. Quando mi è capitato di aiutare qualcuno, tutti hanno sempre chiesto una condizione economica migliore, una cura per qualche malattia, il benessere dei propri figli.
Dott.ssa Ventura: Puoi curare malattie? Davvero?
096-IT: Posso aumentare le probabilità di successo di una determinata cura o di un'avvenuta regressione.
Dott.ssa Ventura: A cosa era finalizzato il potere che voleva?
096-IT: Mi ha detto "desidero comandare chi adesso mi comanda". Sentivo che le sue intenzioni non erano nobili, così mi sono rifiutata. Lui inizialmente ha provato a insistere, mi ha detto che non avrebbe usato la sua posizione per fare del male ma per il progresso dell'umanità. Non riuscivo a credergli, c'era qualcosa nel suo sguardo che mi spingeva a non fidarmi di lui, così ho spiegato le ali e ho fatto per andarmene, ma lui me le ha afferrate con una mano e mi ha impedito di volare. Ho iniziato a divincolarmi, a strepitare, ma non è servito a nulla. Lui continuava a chiedermi di fare quello che mi chiedeva. Non ho voluto. Mi ha preso per la testa e mi ha portato alla luce del sole. In qualche modo sapeva che farlo mi avrebbe ferita.
Dott.ssa Ventura: Per questo avevi tutte quelle ustioni quando l'Agente Pinna ti ha trovata! Un po' come i vampiri.
096-IT: Quando si è accorto che non avrebbe ottenuto nulla da me si è messo a gridarmi contro. Ho provato a prendere le sembianze di qualche animale, ma ero troppo dolorante per riuscirci. Mi ha sbattuto contro il muro, poi contro una grossa pietra che sta di fronte alla grotta, ha estratto un coltellino dalla tasca e mi ha tagliato le ali. Ripeteva: "Adesso vediamo se farai ancora la spiritosa". Non son riuscita a liberarmi… A un certo punto ho perso i sensi e da lì non ricordo più nulla. Come vede, Dottoressa, a quanto pare anche voi sapete essere parecchio disumani.
Dott.ssa Ventura: Quello che hai subito è terrificante, non lo augurerei al mio peggior nemico.
096-IT: Se le dispiace veramente, trovi le mie ali. Farò di tutto per ricompensarla.
Dott.ssa Ventura: Te l'ho già detto, non serve. Dimmi com'era fatto quell'uomo. Forse possiamo ricostruire un identikit.
096-IT: Era molto alto e magro, con i capelli brizzolati, corti, e gli occhi neri, senza occhiali. Tratti mediterranei, direi. Occhiaie molto pronunciate, sopracciglia curate, guance incavate, nessun segno di barba. Orecchie piccole e… mi faccia pensare… ah, certo, una leggera cicatrice nel mento.
Dott.ssa Ventura: Ti ricordi com'era vestito?
096-IT: Sì. Era vestito in uniforme nera con i bottoni bianchi. Nelle maniche aveva delle bordature rosse, così come nella cintura e nel colletto. In generale tutto l'abito aveva strane decorazioni nel petto.
Dott.ssa Ventura: Non ci credo…
096-IT: Sotto aveva una camicia bianca e una cravatta nera, mentre in testa portava un grosso cappello con la visiera larga una strana decorazione, credo fossero delle fiamme dorate.
Dott.ssa Ventura: Non può essere vero.
096-IT: Sul fianco aveva la fondina di una pistola. Sono pronta a giurare che quella fosse la divisa…
Dott.ssa Ventura: …di un carabiniere.
In seguito all'interrogatorio, la mattina del 19 agosto la Direttrice Ventura ha dato ordine alla SIR-II di raggiungere l'Agente Pinna, metterlo sotto arresto e perquisire la sua abitazione. Una volta arrivata, però, la squadra non lo ha trovato in casa. Tracce di sangue sono state trovate nella sua macchina: le ali di SCP-096-IT, ancora vitali, sono state recuperate dal cofano. L'Agente è stato individuato successivamente alla stazione dei carabinieri, all'uscita è stato sedato, portato al Sito Minerva e interrogato.
Una volta rinvenuto ha confessato tutto, incluso l'aver chiesto a SCP-096-IT di essere messo a capo della Fondazione. Conosciuti gli effetti della creatura, la tentazione di porle una simile richiesta è stata troppo forte, ma il conseguente rifiuto ha scatenato un impeto che non è riuscito a fermare. Quando gli è stato chiesto di alzarsi per dirigersi nella cella di detenzione, l'Agente Pinna ha dapprima rifiutato di muoversi, poi si è scagliato con forza contro gli altri agenti della SIR-II, riuscendo a rubare la pistola dalla fondina a uno di essi. Infine si è puntato l'arma alla tempia e ha esploso un colpo fatale.
Le ali sono state portate al Sito Iride e prese in carico dalla Dott.ssa Ventura, che le ha riconsegnate a SCP-096-IT alle ore 2:45 del 20 agosto. Al momento della riconsegna, SCP-096-IT non ha mostrato una particolare eccitazione, ma si è limitata a prenderle tra le mani e a portarsele al dorso. Le ali hanno quindi iniziato a emettere delle scintille dalla porzione prossimale; un fenomeno simile è stato osservato anche nella posizione delle cicatrici. Dopo circa 120 secondi, le due parti apparivano come perfettamente saldate fra loro e il corpo ha iniziato a brillare di una luce intensa.
096-IT: Son molto belle, vero?
Dott.ssa Ventura: Devo ammettere di sì.
096-IT: Chi è il carabiniere che le aveva prese?
Dott.ssa Ventura: Questa è un'informazione riservata, 096-IT.
096-IT: Dottoressa.
Dott.ssa Ventura: Sì?
096-IT: Ormai non mi rimane troppo tempo. Fra poco sarò costretta a salutarla e a dare l'addio a questo mondo. Probabilmente non ci rivedremo per un po'.
Dott.ssa Ventura: Non pensavo sarebbe successo così presto, ne sei proprio sicura?
096-IT: Neanche a quelle come me è concesso il privilegio di conoscere l'ora della propria morte, ma sì, direi che ormai ci siamo.
Dott.ssa Ventura: Pensavo che quel termine non ti piacesse.
096-IT: L'ho usato solo a suo beneficio ma continuo a detestarlo. Mi dica la verità, quel carabiniere lavorava per voi? Oppure era un vostro obiettivo sensibile? Altrimenti non vedo perché secretare una simile informazione.
La Dottoressa Ventura non risponde.
096-IT: Quale delle due?
La Dottoressa continua a non rispondere.
096-IT: Il suo è un silenzio assenso, lo sa? Mi dica almeno che ne sarà di lui
Dott.ssa Ventura: Non dovrai più preoccupartene: si è tolto la vita.
096-IT: Perché?
Dott.ssa Ventura: Per colpa sua tu stai per morire, la tua specie si estinguerà. Davvero ti interessa la sua fine?
096-IT: Sì.
Dott.ssa Ventura: Nella migliore delle ipotesi i miei colleghi avrebbero provato a cancellargli la memoria dei suoi ultimi dieci anni. Un lavoro di questa portata lo avrebbe ridotto con ogni probabilità a un vegetale.
096-IT: Non se fossi intervenuta io. Non "con ogni probabilità".
Dott.ssa Ventura: Lo avresti fatto veramente, dopo quello che ti ha fatto?
096-IT: È stata lei a dirmi che non devo essere un giudice, se n'è già dimenticata?
Dott.ssa Ventura: Non l'ho dimenticato.
096-IT: Lei è una donna buona, Dottoressa. Mi permetta di onorare la mia promessa.
Dott.ssa Ventura: No, 096-IT, non serve.
096-IT: Tutti hanno almeno un desiderio. Il suo qual è? Vuole diventare ricca? Ho sofferto ogni secondo che stavo senza le mie ali come una cagna soffre mentre partorisce i suoi cuccioli. L'oro che possiedo sotto terra è il minimo che posso darle per ringraziarla: lo accetti.
Dott.ssa Ventura: Non posso accettare.
096-IT: Forse è il potere quello che desideri, come quel carabiniere? Vorresti che il tuo nome venisse nominato da tutte le genti, mentre stendi il tuo braccio su coloro che ti temono?
Dott.ssa Ventura: No, te lo ripeto, non voglio niente.
Il corpo di SCP-096-IT ha iniziato a emettere dei flash; la luce ha progressivamente aumentato la sua intensità.
096-IT: Sta mentendo, Dottoressa. La sua bocca dice una cosa, i suoi occhi ne dicono un'altra. Lei si porta dentro un peso molto grande, ma forse è troppo orgogliosa per accettare il mio aiuto.
Nuovi flash arrivano da SCP-096-IT, che inizia a volare per la stanza e si avvicina alla Dottoressa Ventura, toccandole la fronte.
096-IT: Ogni anno, nella giornata di oggi, torni qui a quest'ora. Venga al centro del salone ed esprima a voce alta ciò che desidera. Ovunque io sia, anche se non vivrò più in questo mondo, cercherò di aiutarla. Esaudirò soltanto richieste che per lei puntino al bene degli altri e non a un suo vantaggio personale: in questo modo il suo orgoglio non ne uscirà ferito. Se così non fosse, se dovesse farmi una richiesta egoistica, non la esaudirò. Arrivederci, Miriam, spero che le nostre strade possano presto incontrarsi di nuovo. Ricordati di esprimere il desiderio, appena me ne sarò andata.
Un ultimo flash, molto più potente degli altri, inonda la Sala di luce. Fiamme azzurre ricoprono il corpo di SCP-096-IT; la Dottoressa Ventura prova a slanciarsi verso di lei per fermarla, ma non riesce a impedire la sua trasformazione in cenere.
Dott.ssa Ventura: Io… Desidero che mio padre guarisca dal cancro.
FASCICOLO 096-IT-B: BREVIARIO ETICO
Il seguente breviario è la versione ridotta ma esaustiva di un documento redatto dall'unione di intenti della Sovrintendenza S5 e della SRE-M. Il suddetto documento riporta le indicazioni da seguire per formulare una richiesta da rivolgere a SCP-096-IT al fine di preservare gli interessi della Fondazione SCP, l'integrità della realtà e il rispetto del bene e della morale comune.
DIRETTIVE DI SCP-096-IT
La richiesta di SCP-096-IT-1 dev'essere fatta nei tempi e nei limiti esposti da SCP-096-IT. L'obiettivo principale deve sempre mirare al bene altrui e non ad un vantaggio personale; SCP-096-IT è in grado di influenzare le singole volontà individuali, ma solo per rafforzarle o indebolirle. In nessun caso è possibile annullare il libero arbitrio di qualcuno o indirizzarlo affinché faccia qualcosa che non ha intenzione di fare. Tutti i desideri espressi da SCP-096-IT-1 devono essere osservabili e misurabili nel tempo: la Fondazione SCP deve poterli studiare e monitorarne l'evoluzione. Vige il divieto assoluto di cedere lo status di SCP-096-IT-1 a terzi. Non si possono prevedere le modalità nelle quali i desideri vengano esauditi: per arrivare a un certo risultato esistono infiniti percorsi possibili. Si consiglia pertanto massima cautela.
PACE NEL MONDO
Benché farsi esaudire un simile desiderio possa essere una tentazione molto forte, questa richiesta è rigorosamente da evitare. Le guerre e i conflitti - che indubbiamente nella stragrande maggioranza dei casi portano morte e sofferenza - sono spesso anche un motore importante nello sviluppo tecnologico e scientifico di una nazione. Per fare qualche esempio, durante la Prima Guerra Mondiale la fisica francese Marie Curie inventò dei macchinari per i Raggi X mobili, in modo tale da poterli sfruttare sul campo di battaglia; nel corso della Seconda Guerra Mondiale, invece, si ebbe la prima vera e propria sperimentazione della penicillina su oltre 150 soldati, di fatto dando inizio all'era antibiotica.
PANACEA GLOBALE
È assolutamente vietato chiedere a SCP-096-IT di eliminare le malattie o di curare in una volta sola un grande numero di persone, a meno che non ci si trovi in situazioni estreme come pandemie ad alto tasso di letalità. Anche se è doloroso, l'infermità fa parte della vita e regola la presenza umana nel pianeta. Eliminarla creerebbe scompiglio tra i popoli, facendo sì che le nazioni raggiungano un età media incompatibile con la sostenibilità economica degli Stati. Assisteremmo al collasso dei sistemi pensionistici e assistenzialistici di tutto il mondo.
ORDINE DELLA FONDAZIONE
In nessun caso è lecito chiedere a SCP-096-IT di modificare l'assetto organizzativo della Fondazione SCP. La gerarchia attuale è stata scelta per ottenere il massimo grado di funzionalità e di efficacia nella Sicurezza, nel Contenimento e nella Protezione delle anomalie, nonché nella ricerca ad esse correlata. Modifiche alla struttura o ai ruoli non possono e non devono basarsi su fattori contingenti, ma su un'attenta analisi che ne attesti l'effettiva convenienza.
RESURREZIONE
La resurrezione è da richiedersi esclusivamente in casi controllati che possano avvenire all'interno della Fondazione, questo per evitare che — qualora la richiesta venga accolta — si crei scompiglio pubblico. La richiesta è stata esposta il 20 agosto 2004 e si è dimostrata inconcludente: SCP-096-IT non sembra essere in grado di resuscitare i morti.
AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI
Addendum relativo al desiderio espresso il 20 agosto 2007. I desideri di SCP-096-IT-1 non devono riguardare una modifica sostanziale degli assetti politici di una determinata nazione, né deve interferire con il suo regolare processo democratico. Qualsivoglia cambiamento al welfare, alla fiscalità o alla sicurezza di un Paese deve prima essere concordato con la Sovrintendenza S5.
PARADOSSI TEMPORALI
Si fa divieto assoluto di richiedere la modifica di avvenimenti del passato. Pur non sapendo se questo sia possibile, sperimentare è un azzardo. Modificare un evento avvenuto nel passato rischia di pregiudicare in maniera permanente la Storia come la conosciamo oggi, mettendo in serio pericolo l'esistenza stessa della Fondazione SCP o la sua attuale organizzazione. Se SCP-096-IT-1 dovesse riuscire in un simile compito sarebbe a conoscenza delle modifiche effettuate o perderebbe la memoria di quanto accaduto nella precedente linea temporale? Esiste forse la possibilità che si inneschi un fenomeno di "loop temporale"? Son domande per le quali al momento è troppo rischioso cercare una risposta.
FASCICOLO 096-IT-C: DESIDERI DI SCP-096-IT-1
Desiderio
Desidero che mio padre guarisca dal cancro.
Risultato
Questa è la prima richiesta della Direttrice Ventura, fatta a SCP-096-IT durante l'evento 096-IT-A. La diagnosi del signor Francesco Ventura, ricevuta il 18 gennaio 2003, è quella di adenocarcinoma duttale pancreatico in stadio terminale, riconfermata nel mese di agosto dall'equipe medica della Fondazione. Nelle settimane successive il follow-up ha dimostrato una lenta ma costante remissione spontanea del tumore.
Nota aggiuntiva
i casi di regressione spontanea di carcinoma del pancreas sono estremamente rari e la comunità scientifica non è concorde sulla loro reale esistenza. È piuttosto diffusa l'idea10 che i casi finora osservati fossero in realtà derivanti da una diagnosi errata di pancreatite autoimmune. Questo non sembra il caso del signor Ventura.
Data: 20/08/2004
Desiderio
Desidero che █████ █████, conosciuto al Sito Iride come Classe D-03854, deceduto in data [REDATTO] a causa di [DATI CANCELLATI], torni in vita.
Risultato
Prima di esprimere il desiderio, un'urna contenente i resti inceneriti di D-03854 è stata disposta nella Sala 096-IT. Tuttavia, in nessun momento la richiesta della Direttrice Ventura è sembrata avverarsi.
Nota Aggiuntiva
Si suppone che SCP-096-IT non sia in grado di riportare indietro l'entropia di un sistema. Essendo 0% la possibilità che una persona inverta il suo stato di morte, è verosimile credere che la jana non abbia modo di aumentare le probabilità che la resurrezione accada.
Data: 20/08/2005
Desiderio
Desidero che il problema relativo al buco nell'ozono si risolva.
Risultato
A partire dal 2005, il buco dell'ozono inizia a richiudersi; la diminuzione dell'uso di clorofluorocarburi ha portato a una riduzione del 20% della sua ampiezza11, pari a circa 4 milioni di km2. Seguendo questo trend, il risanamento completo si otterrà intorno al 2050.
Data: 20/08/2006
Desiderio
Desidero che la breccia di contenimento relativa a SCP-███-IT venga risolta senza più vittime.
Risultato
La situazione si è risolta con [DATI CANCELLATI]. Le uniche vittime registrate in data successiva al 20 agosto dipendono dalla responsabilità individuale degli operatori, che hanno deliberatamente violato le linee guida diffuse per affrontare l'emergenza.
Nota Aggiuntiva
La richiesta è stata scritta in via del tutto eccezionale dalla Sovrintendenza S5, al fine di porre fine all'emergenza [DATI CANCELLATI].
Data: 20/08/2007
Desiderio
Desidero che il quadro politico italiano sia quello più idoneo a facilitare l'operato della Fondazione in tutto il territorio nazionale.
Risultato
Nel gennaio 2008 il Governo Prodi II perde la maggioranza al Senato a causa della compravendita dei parlamentari portata avanti da Silvio Berlusconi e per la chiusura alle alleanze da parte dei socialdemocratici. Gli istituti di ricerca demoscopica rilevano un progressivo calo dei consensi nelle forze di maggioranza a favore delle forze conservatrici e autonomiste. A maggio la coalizione di centrodestra vince le elezioni.
Nota Aggiuntiva
La Direttrice Ventura dichiara di essere apolitica e di non aver votato alle elezioni politiche.
Nota della Direttrice Ventura: La mia richiesta non è stata esaudita con la vittoria dei conservatori. È stata esaudita quando è caduto il governo: questo ha creato le condizioni di instabilità politica che consentono alla Fondazione di inseguire agevolmente i propri interessi.
Data: 20/08/2008
Desiderio
Desidero che i ripetitori nella località di [REDATTO] appartenenti all'emittente radiofonica privata [REDATTO], ritenuti responsabili di causare leucemie negli infanti sotto i tre anni, vengano abbattuti.
Risultato
Il 20 novembre del 2008, alle ore 15:31, l'azione della pioggia e delle forti raffiche di vento ha provocato una frana che ha causato l'abbattimento naturale del ripetitore. L'emittente ha manifestato una iniziale volontà di ricostruirlo, ma ad oggi questo non è ancora avvenuto.
Data: 20/08/2009
Desiderio
Desidero che Efisio Delunas venga scagionato dall'accusa di omicidio di Giacinto E███████.
Nota Aggiuntiva
La mattina del 12 settembre 2008, il corpo di Giacinto E███████ è stato trovato senza vita dal padre nello scantinato di casa sua, colpito da cinque coltellate al torace. Il principale sospettato è Efisio Delunas, che è stato visto da alcuni testimoni entrargli in casa la notte precedente.
Risultato
La presenza di tracce di sangue negli indumenti di E. Delunas aveva portato gli inquirenti a ritenerlo il presunto assassino di G. E███████, mentre il ragazzo si è sempre detto estraneo alla vicenda. Due settimane dopo la richiesta di SCP-096-IT-1, il padre di Giacinto ha trovato casualmente sotto una mattonella della sua camera da letto un taccuino con frasi agghiaccianti e promesse di morte rivolte al suo ex compagno di classe. In seguito alla presentazione di questa prova, E. Delunas ha dichiarato di essere stato invitato a casa sua per una birra in segno di riappacificazione: i due non si parlavano dai tempi dello stupro. Stando alla sua versione, G. E███████ lo avrebbe portato giù nello scantinato chiudendo a chiave la porta e lo avrebbe minacciato di morte, sferrandogli diversi calci e pugni. Per liberarsi e fuggire, Delunas non avrebbe avuto altra possibilità se non quella di ferirlo con un coltello da giardino, scegliendo poi di non riferire nulla alle forze dell'ordine per paura di non essere creduto. E. Delunas è stato assolto dall'accusa di omicidio per merito della legge sulla legittima difesa, ma ha ricevuto una condanna per omissione di soccorso e intralcio alla giustizia per non aver chiamato il 118 in seguito alla sua fuga e non aver raccontato sin da subito la verità agli inquirenti.
Data: 20/08/2010
Desiderio
Desidero che il nipote del Dottor Vasco Santandrea, ████████ Santandrea, guarisca dalla sua dipendenza da eroina.
Risultato
████████ Santandrea, il 15/09/2010 viene trovato da un'infermiera in overdose in Via Luzzati a Perugia, mentre lei era di ritorno da lavoro. La donna chiama l'ambulanza che lo porta al Pronto Soccorso dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia, salvandogli la vita. Tre settimane dopo, Santandrea la riconosce in via Luzzati e per ringraziarla le offre un caffè. I due iniziano a conoscersi e a frequentarsi, tanto che lui ne parla con sua madre e accetta di iniziare un percorso di disintossicazione. Il 02/11/2010, tuttavia, Santandrea esce di casa e alle ore 03:50 del mattino successivo viene visto dalle telecamere di sorveglianza del [REDATTO] picchiare un uomo e rubargli dei soldi. Da allora non si hanno sue notizie.
Data: 20/08/2011
Desiderio
Desidero che la scienza faccia passi avanti importanti nella comprensione dell'universo.
Risultato
Il 4 luglio 2012, l'italiana Fabiola Gianotti annuncia al CERN la scoperta di una particella compatibile con il bosone di Higgs, la cui interazione con alcune particelle subatomiche garantisce loro la massa. Viene così provata la teoria della sua esistenza risalente al 1964, confermando così molto aspetti legati al Modello Standard.
Data: 20/08/2012
Desiderio
Desidero che la Fondazione SCP sia sempre in grado di impedire gli Scenari di Classe K da fine del mondo.
Nota del Direttore Bigotti: Qual è il senso di questa richiesta? Non è in alcun modo possibile misurarne gli eventuali effetti.
Nota di S5-01: È stata una mia idea che la Direttrice Ventura ha accettato di buon grado di far sua. Dopotutto valeva la pena provare, no?
Data: 20/08/2013
Desiderio
Desidero che il Consiglio Fascista dell'Occulto venga dismesso.
Risultato
Consultare il Documento Riservato sul Consiglio Fascista dell'OccultoRichiesta Autorizzazione di Sicurezza di Livello 5 per ulteriori informazioni. Il Consiglio Fascista dell'Occulto è ancora operativo.
Data: 20/08/2014
Desiderio
Desidero che le condizioni per la popolazione omosessuale migliorino.
Risultato
Al Parlamento italiano, nel marzo del 2015, viene depositato un testo unificato da votare alle camere per l'istituzione delle unioni civili: verrà approvato in via definitiva alla Camera il 9 maggio e al Senato l'11 maggio 2016. Il 26 giugno 2015 la Corte Suprema degli Stati Uniti d'America legalizza il matrimonio egualitario in tutto il Paese.
Data: 20/08/2015
Desiderio
Desidero che il pastore Antioco Cabras vinca alla lotteria una somma che gli consenta di vivere serenamente i suoi ultimi anni di vita.
Risultato
Durante un viaggio a Roma per festeggiare il capodanno nella nuova casa di sua nipote, Vitalia C., il Sig. Cabras ha acquistato un gratta e vinci che si è rivelato vincente e gli ha fruttato circa 50mila euro.
Data: 20/08/2016
Desiderio
Desidero che la mia amica Jennifer Morato e suo marito Marco Marracini, che ancora non sono riusciti ad avere un figlio nonostante i molteplici tentativi fatti, possano finalmente riuscirci.
Risultato
Il 12/11/2017 nasce Yuri █████, figlio dei coniugi Marricini-Morato. Degno di nota è il fatto che i due non abbiano fatto ricorso alla fecondazione assistita, nonostante l'oligospermia idiopatica dell'uomo.
Addendum
Il test del DNA, ha rivelato che Yuri █████ sarebbe figlio soltanto della Signora Morato ma non di suo marito, probabilmente come frutto di un rapporto extra-matrimoniale clandestino.
Data: 20/08/2017
Desiderio
N/A
Risultato
N/A
Nota Aggiuntiva
SCP-096-IT-1 non ha potuto essere presente per via di [DATI CANCELLATI]
Data: 20/08/2018
Desiderio
Desidero che il mondo prenda coscienza dei disastri provocati dai cambiamenti climatici e si adoperi per invertirne gli effetti.
Risultato
Una giovane liceale la mattina del 20 agosto inizia a manifestare durante l'orario scolastico di fronte al Parlamento Svedese al grido di "Sciopero della scuola per il clima"12. Anche se i leader di alcuni Paesi democratici continuano a negare i cambiamenti climatici, nei mesi successivi aumentano le azioni di sensibilizzazione sul tema da parte dei media di tutto il mondo.
Nota Aggiuntiva
È inverosimile che le circostanze che hanno portato la studentessa svedese a manifestare siano cambiate nel giro di qualche ora, e non si può escludere che l'influenza di SCP-096-IT abbia potuto in qualche misura modificare il passato. Tuttavia è lecito pensare che il desiderio espresso dalla Direttrice Ventura e l'inizio dello sciopero della ragazza non siano tra loro interconnessi, ma che si sia trattata di una coincidenza. Il vero effetto di SCP-096-IT potrebbe essere identificato non in quel primo evento in sé, ma nella tenacia dimostrata nel voler proseguire da lì in poi fino all'11 settembre o nell'aver ottenuto un risalto mediatico di importanza globale.
Data: 20/08/2019
Desiderio
Desidero che il difficile intervento al cuore di Angelo Sanna vada a buon fine e lui possa tornare a fare nuoto agonistico.
Risultato
Angelo Sanna aveva ricevuto la diagnosi di una rara patologia congenita cardiaca che lo aveva costretto a smettere di allenarsi in piscina. L'intervento, condotto all'Ospedale Brotzu di Cagliari, è andato a buon fine. Il ragazzo non ha ancora ripreso l'attività agonistica.
Addendum
Benché non si possa avere la certezza che SCP-096-IT abbia effettivamente esaudito il desiderio, si può escludere che avveri la seconda parte di un desiderio composto da due proposizioni. Se infatti è vero che l'intervento è andato bene, non è altrettanto vero che il giovane sia tornato ad allenarsi.
Nota del Direttore Bigotti
Glielo avevo detto, Direttrice: uno per volta!
Data: 20/08/2020
Desiderio
Desidero che venga trovato al più presto un vaccino sicuro contro il SARS-CoV-2.
Risultato
Negli Stati Uniti, il 9 novembre, l'azienda farmaceutica Pfizer Inc. annuncia di aver realizzato un vaccino a base di mRNA virale efficace sul 95% delle persone. Il 16 novembre, anche Moderna annuncia di poterne produrre in grande quantità entro un mese.
Data: 20/08/2021
Desiderio
Desidero che G██████ P██████, membro dell'Esercito Italiano e attualmente schierato in Afghanistan, riesca a salvare se stesso e a realizzare il suo desiderio di salvare quante più vite innocenti.
Risultato
In seguito all'evacuazione generale delle truppe NATO dall'Afghanistan, iniziate il 15 agosto 2021, il sergente P██████ è stato evacuato assieme alla sua squadra e 45 civili afghani. Il suo aereo da trasporto è atterrato con successo a Roma due giorni dopo aver espresso il desiderio.