SCP-6765 : Il Demone Ogier e il Trono Sanguinante di Malidraug

Information

Name: Il Demone Ogier e il Trono Sanguinante di Malidraug
Author: Roberto Turati
Rating: 5/5
Created at: Sat Jul 29 2023

Procedure Speciali di Contenimento

SCP-6765

SCP-6765 è contenuto nella località in cui è stato scoperto. La conoscenza di SCP-6765 è limitata ai membri del personale con l’autorizzazione adeguata fornita dalla squadra di ricerca del Progetto PARAGON. Nell’atrio di SCP-6765 è stato edificato il Sito Operativo Avanzato del Kashmir Orientale (SOAKO). L’accesso a SCP-6765 è limitato ai membri del personale di ricerca. L’accesso alla camera più interna della struttura di SCP-6765 è limitato agli individui con l’autorizzazione adeguata fornita dalla direttrice del Progetto PARAGON.

Per via dell’ubicazione remota di SCP-6765, finora non sono state necessarie ulteriori procedure di contenimento. Nonostante ciò, chiunque entri nella zona di esclusione da 4 km intorno all’entrata di SCP-6765 deve essere arrestato da agenti camuffati da poliziotti locali della Repubblica Popolare Cinese e interrogati. Se si stabilisce che gli individui in questione non stanno cercando SCP-6765, devono essere amnestizzati e trasferiti all’avamposto dell’Esercito Popolare di Liberazione nella contea di Rutog, nella prefettura di Ngari.

Direttiva dei Sovrintendenti

Quanto segue è una direttiva di contenimento emessa dall’ufficio di O5-1, ai sensi dei termini di organizzazione del Progetto PARAGON. Le istruzioni al suo interno sono limitate all’alta dirigenza del Progetto PARAGON.

Direttrice Lancaster,

Volevo scriverle di persona per congratularmi con lei della rapidità con cui la sua squadra ha compilato il fascicolo di SCP-6666. Ora che ho avuto l’occasione di leggerlo, assieme al rapporto pubblicato dalla dott.ssa Bishop, ho intenzione di seguire i suoi consigli al riguardo.

In futuro, SCP-2254, SCP-4812 e SCP-4840 saranno tutti di sua competenza. Inoltre, sto lavorando con la SSM Xi-9 per includere anche SCP-2932 nel Progetto PARAGON. L’ASIR ha ricevuto l’ordine di aggiornare gli archivi di conseguenza e di sistemare tutte le preoccupazioni rilevanti sulla sicurezza. Occorrerà revocare alcune autorizzazioni e dovremo occuparci di amnestizzare un paio di persone che non sono più in questo campo, ma mi aspetto che sia tutto risolto entro la fine del trimestre.

Come ormai saprà senz’altro, ci sono certi gruppi d’interesse che stanno seguendo le nostre azioni molto da vicino. Le nostre squadre di disinformazione stanno lavorando sodo per ostacolarli, ma abbiamo motivo di credere che possano essercene alcuni che stanno tentando di compromettere le nostre operazioni. Si aspetti un incremento della sicurezza in tutte le località sotto la giurisdizione del Progetto PARAGON, in futuro.

Mi avvisi, una volta che avrà completato il fascicolo di SCP-6765. Potremo discutere di cosa succederà dopo.

Continuate così.

Calvin Lucien
O5-1

PROMEMORIA DI AGGIORNAMENTO DEI FASCICOLI DELL’ASIR

A causa dell’evento "RETAGGIO" di SCP-6765, molte delle descrizioni delle entità o località in questo documento sono obsolete. Siete pregati di vedere l’Addendum 6765-10 per ulteriori informazioni.

Descrizione

SCP-6765 è la denominazione collettiva di un complesso di strutture di origini antidiluviane situato sotto il lago dell’Aksai Chin, nella prefettura di Hotan, nello Xinjiang, e di varie altre entità e manufatti anomali ivi contenuti. Questo complesso, dal volume stimato di 552.000 m3, è composto da tre zone principali:

La Sala del Trono di SCP-6765 contiene al suo interno quattro entità anomale distinte:

SCP-6765-A è un esteso e complesso macchinario pseudo-biologico al centro della Sala del Trono. SCP-6765-A è il "trono" di SCP-6765 ed è costituito da un seggio di pietra scolpita con finezza e dallo schienale alto. Incorporati in SCP-6765-A, vi sono 9 tubi rigidi di metallo, ciascuno dei quali termina con una lunga siringa d’argento. I tubi sono collocati in un ordine tale da permettere di staccarli quando non vengono usati, per poi riattaccarli quando un soggetto si siede su SCP-6765-A.

Come nel caso di SCP-6765-B, le 9 siringhe sono collocate intorno a SCP-6765-A in modo tale che si inseriscano in un corpo umano in 9 punti diversi:

  • Una nell’arteria carotide,
  • Una nell’aorta,
  • Due nelle arterie radiali (sia la destra sia la sinistra),
  • Una nell’arteria ipogastrica,
  • Due nelle arterie femorali (sia la destra sia la sinistra),
  • Una nella vena cava superiore,
  • Una nella vena cava inferiore.

Si ritiene che lo scopo di questo meccanismo sia fare le veci del cuore dell’individuo seduto su SCP-6765-A e permettere a SCP-6765-A di pompare sangue dal Serbatoio nel corpo.

SCP-6765-A è collocato su una piattaforma isolata al centro della Sala del Trono, accessibile solo dal retro tramite un vialetto stretto. Questa piattaforma si poggia su 6 grandi pilastri che si estendono nel Serbatoio di sotto e, subito sotto la piattaforma, si trova un grande costrutto meccanico che somiglia a un cuore stilizzato a 5 camere. Questo meccanismo è composto soprattutto da lamine sottili d’oro e rame battute tra sbarre di ferro temprato, le quali creano le membrane e le superfici pompanti di un cuore.

Questo macchinario estrae sangue dall’individuo seduto su SCP-6765-A attraverso le vene cave, per poi sostituirlo col sangue prelevato da giacimenti nel Serbatoio e iniettato nel corpo del soggetto attraverso le arterie sopracitate. Questo meccanismo serve anche a filtrare il sangue dalle impurità, prima che venga immesso nel macchinario pompante. I mezzi meccanici e taumaturgici con cui SCP-6765-A svolge le funzioni per cui è progettato non sono ancora capite appieno.

SCP-6765-B è un umanoide molto deperito, eppure ancora vivo, seduto su SCP-6765-A. Le radiografie confermano che, in effetti, SCP-6765-A fa le veci del cuore di SCP-6765-B e sta ancora pompando sangue attraverso il suo corpo. Benché SCP-6765-B faccia brevi respiri ogni tanto, la maggior parte del suo organismo ha cessato di funzionare. SCP-6765-B non consuma più cibo e acqua, il che comporta l’atrofia totale del suo apparato digerente, compresi l’esofago, lo stomaco, l’intestino tenue, l’intestino crasso, il retto e l’ano.

Nonostante il collasso quasi totale di molte delle sue funzioni biologiche, si ritiene che la maggior parte del sistema nervoso di SCP-6765-B funzioni ancora. Le scansioni del cervello di SCP-6765-B non mostrano attività insolite e hanno confermato che SCP-6765-B non reagisce appieno agli stimoli esterni perché sta dormendo, non perché il suo sistema nervoso è collassato.

SCP-6765-C è un esemplare di SCP-1000, una specie di umanoidi denominati "Figli della Notte" nei testi recuperati. SCP-6765-C ha gli occhi gialli, è alto 3,7 m, pesa 337 kg ed è ricoperto da capo a piedi da una pelliccia folta e scura. SCP-6765-C non è ostile e presenta tratti cognitivi avanzati. SCP-6765-C si auto-identifica come "Javert" e, benché sia incapace di parlare, è possibile comunicarvi o tramite la lingua dei segni americana2 o tramite persone addormentate o in stato di dormiveglia.3 In questo stato, SCP-6765-C è in grado di comunicare con gli individui nel linguaggio che preferiscono, però i partecipanti ammettono di elaborare molto meglio la comunicazione con gli stimoli sensoriali, piuttosto che col linguaggio verbale.

Prima che arrivassero i ricercatori della Fondazione, SCP-6765-C viveva nell’Atrio di SCP-6765, in cui aveva allestito una piccola cucina, uno spazio da toelettatura e una stuoia fatta di vari indumenti scartati, lenzuola, cuscini e stoffa grezza che aveva sottratto alle carovane di passaggio. Inoltre, SCP-6765-C possiede numerose radio, la maggior parte delle quali non funziona più, ma molte sono durate ben più a lungo di quanto ci si aspetterebbe, in apparenza perché SCP-6765-C vi armeggiava. Dopo la costruzione del SOAKO, SCP-6765-C ha spostato il suo alloggio nell’angolo sudorientale della Sala del Trono, dove ha continuato il suo rituale quotidiano di manutenere SCP-6765-A e prendersi cura di SCP-6765-B e SCP-6765-D.

SCP-6765-D è un’entità dai vaghi tratti umanoidi, in uno stato di metamorfosi interrotta. Il corpo di SCP-6765-D è composto da due elementi distinti: un ammasso più grande, ritenuto il risultato previsto della trasformazione, e un corpo umano più piccolo, che è la sua forma iniziale. L’ammasso più grande consiste in un torso deforme con 6 braccia distorte e malformate, 2 gambe inerti e in apparenza paralitiche e una testa priva di bocca, orecchie e naso e dotata di 6 occhi disposti in 2 colonne da 3. L’ammasso più piccolo consiste nel corpo molto alterato di un uomo sulla trentina, coi capelli grigi e un occhio; l’occhio destro manca del tutto. Nel complesso, SCP-6765-D è alto 10,1 m, mentre l’altezza presunta del corpo più piccolo dentro l’ammasso più grande è parecchio inferiore.

L’ammasso più piccolo di SCP-6765-D è fuso in parte con l’ammasso più grande, vicino alla parte superiore del torso, nei seguenti modi:

  • Il corpo umano di SCP-6765-D è congiunto con la forma più grande sulla schiena, la quale è connessa alla sezione superiore del torace del corpo trasformato appena sotto il collo. Il torace umano di SCP-6765-D è in gran parte irriconoscibile e sprofondato nel lato sinistro del torace dell’ammasso più grande.
  • Le gambe umane di SCP-6765-D scompaiono nell’ammasso più grande, però entrambe si trovano lontano dal suo torso umano, alla base della colonna vertebrale dell’ammasso più grande, fuse tra loro come se fossero una coda vestigiale.
  • Il braccio destro umano di SCP-6765-D è incapsulato appieno dentro l’ammasso più grande.
  • Il braccio sinistro umano di SCP-6765-D è scoperto e del tutto funzionante.
  • La testa umana di SCP-6765-D è fusa nel collo dell’ammasso più grande. Anche se ciò limita un poco la capacità di SCP-6765-D di ruotare la sua testa umana, non sembra compromettere in altri modi il suo aspetto più umano. I capelli di SCP-6765-D crescono su tutta la testa, tranne sulla nuca, dove si fondono col collo del corpo trasformato.
  • SCP-6765-D mantiene l’uso completo di tutte le 6 braccia del corpo trasformato, oltre che del suo braccio umano rimanente.

SCP-6765-D è il demone Ogier, uno dei quattro Demoni Primordiali associati ai Re del Cielo dell’Europa Antica e di Apollyona, un regno antidiluviano popolato da umani della specie Homo antediluvianus, il quale fu distrutto tramite mezzi anomali fra 3 e 2 decenni prima del Diluvio Universale, una catastrofe sovrannaturale mondiale avvenuta tra 500.000 e 400.000 anni fa. SCP-6765-D, SCP-2254, SCP-4840-B e SCP-6666-A erano guerrieri antichi al servizio dei Re del Cielo della casata di Apollyon, ma furono influenzati da una potente maledizione scagliata su di loro da una principessa delle fate. Il maleficio alterò i loro corpi e le loro menti fino a renderli del tutto irriconoscibili come esseri umani.

Nonostante ciò, SCP-6765-D è riuscito a interrompere la sua trasformazione. Questo ha mantenuto gran parte del suo corpo umano allo scoperto e funzionante, pur consentendo a SCP-6765-D di mantenere un controllo rudimentale sul suo corpo trasformato.

SCP-6765-E è un’entità extraplanare ostile, la cui vera natura non è ancora capita del tutto. Per ulteriori informazioni su questa entità, vedi l’Addendum 6765-10.

Addendum 6765-1

Scoperta

Per decenni, SCP-6765 è stato l’oggetto di un’indagine condotta dalla Divisione di Ricerche Anomitologiche del Sito-68, il cui personale stava investigando su fenomeni insoliti segnalati dai viaggiatori che attraversavano il deserto del Taklamakan, nello Xinjiang sudoccidentale. I viaggiatori affermavano di aver visto uno "scimmione" nella zona, il quale depredava le persone in viaggio. In numerose occasioni, le autorità locali hanno organizzato battute di caccia per conto proprio al fine di catturare questa misteriosa creatura, ma ogni volta non riuscivano a trovarne traccia, il che ha portato molti civili a sminuire la storia come una leggenda locale.

Nel 2016, il dott. Aarav Patel ha condotto una spedizione nella contea di Hotan, una regione quasi disabitata dello Xinjiang sudoccidentale, dopo l’ennesima segnalazione dell’attacco di un grosso umanoide. La spedizione del dott. Patel ha portato al ritrovamento di segni di abitazioni nei dintorni del lago dell’Aksai Chin e, infine, alla scoperta di SCP-6765 e SCP-6765-C. Nel suo rapporto del 2016 sui fenomeni anomali emergenti nella regione del Taklamakan, il dott. Patel ha scritto che numerosi membri della spedizione affermavano di aver conosciuto SCP-6765-C in sogno, la notte prima che scoprissero SCP-6765. SCP-6765-C ha dato ai membri della spedizione le indicazioni per l’entrata dell’Atrio e ha comunicato le sue intenzioni tramite un membro della squadra fluente nella lingua dei segni americana.

Addendum 6765-2

Voce del Diario Onirico #1

Quanto segue è una voce di diario scritta dall’agente Evelyn Ivy, la quale in precedenza era stata assegnata a una squadra che monitorava il Collettivo Oneiroi. L’agente Ivy è stata scelta fra i candidati disponibili per comunicare con SCP-6765-C, per via dei suoi trascorsi nell’ambito della comunicazione inconscia in spazi metafisici. L’agente Ivy ha interagito con SCP-6765-C poco dopo la scoperta di SCP-6765, ma prima della scoperta di SCP-6765-D, quando l’accesso alla Sala del Trono di sotto era ancora bloccato.

Appena divento lucida, mi rendo conto di essere in una foresta di alberi alti. La luce passa attraverso le chiome e il sottobosco è coperto da un tappeto fitto ma basso di muschio ed erba. Mentre mi prendo il tempo di abituarmi e prendere le mie cose, lo vedo in piedi vicino a me, ai piedi di un albero. Non riesco a distinguere il suo aspetto, ma ha un atteggiamento calmo e gentile ed è così che lo percepisco. Mi avvicino a mi presento e lui mi fa un saluto caloroso. Spiego che sono qui solo per osservare e capire e lui ricambia. Iniziamo a camminare nella foresta.

Per prima cosa, gli chiedo come si chiama. Mi dice che i suoi simili, che si descrivevano usando una parola che significa più o meno "figli benedetti", non usavano i nomi per identificarsi a vicenda. Spiega che, quando impararono a comunicare, ormai avevano imparato a identificarsi con l’odore e l’aspetto. Dice che gli occhi si avvicinavano a un nome più di qualsiasi parola e che i suoi simili sapevano distinguersi tra loro vedendo le differenze tra i loro occhi. Tuttavia, dice di essersi battezzato Javert qualche anno fa, dopo averlo sentito in un adattamento radiofonico de I Miserabili di Victor Hugo.

Mi chiede da dove vengo e gli spiego che siamo ricercatori e scienziati che sperano di apprendere quanto possibile sul mondo prima del Diluvio. Mi dice che tantissime cose sono rimaste sepolte col tempo, ma che abbiamo avuto fortuna a trovare questo posto. Mentre camminiamo nella foresta, vedo delle sagome in lontananza: sagome scure con gli occhi gialli e luminosi, che ci osservano. Gli chiedo cosa sono quelle sagome, ma la mia guida non risponde.

Gli chiedo della struttura in cui l’abbiamo trovato. Prende atto della mia presenza, dopodiché usciamo dalla foresta e ci ritroviamo su un’alta collina, da cui si vede un’immensa città. Le strade sono lastricate con pietra levigata e gli edifici sono fatti di mattoni rossi e lisci. Nel cuore della città, vedo una guglia torreggiante fatta di ferro nero, che si erge verso il cielo. Il sole sfreccia nel cielo e vedo i giorni che passano, poi i mesi. Sempre più luci si spengono in giro per la città, man mano che uomini, donne e bambini vanno alla torre al centro della città. Infine, il sole tramonta un’ultima volta e non sorge più. Delle nuvole temporalesche coprono il cielo. Tutt’intorno alla città, i fiori nei campi sbocciano e appassiscono, poi il cielo si apre. Piove e piove, i fiumi esondano e le fondamenta della città iniziano a crollare e tremare. Man mano che l’acqua sale, la terra cede alla pressione e l’intera città sprofonda sotto le onde, tranne la torre di ferro nero.

Passa un’epoca e, quando le acque si ritirano, il mondo è cambiato. Le montagne si sono appiattite, le valli sono diventate rilievi e la pianura in mezzo alla quale stava la città è sprofondata nel sottosuolo, dimenticata e sepolta. Invece, nel punto in cui vi era la cima della torre, si trova uno sperone di roccia impolverato, accanto a un misero stagno; il mio compagno mi guida fino a questo sperone. Si ferma lì vicino e mi fa notare che l’entrata è un piccolo passaggio nella roccia. Dice di abitare lì dentro, assieme al mio padrone e all’ultimo dei grandi stregoni. Ci offre di venire e unirci a loro, di apprendere la conoscenza che si può tramandare da coloro i cui occhi hanno visto quegli antichi tramonti e di tenere al sicuro questa conoscenza.

Il suo tono si incupisce. Dice che sta arrivando una minaccia. Si sta risvegliando una forza che vuole dissotterrare quei vecchi segreti e riportare la catastrofe nel mondo. Una furia grezza e putrescente che sarà difficile da placare. Mi dice che la conoscenza custodita in questa cattedrale potrebbe fornirci una sorta di salvezza, se abbiamo fortuna.

Poi sparisce. Rimango sola per un po’, circondata dai fantasmi di un ricordo morto da tempo.

Il sole tramonta un’ultima volta e mi sveglio nella mia tenda.

Addendum 6765-3

Intervista Preliminare

Quanto segue è la trascrizione di un’intervista preliminare a SCP-6765-D condotta dal dott. Matthew Fulweiler, il capo ricercatore di SCP-6765, poco dopo l’allestimento del SOAKO nell’Atrio di SCP-6765.

Dott. Fulweiler

Buongiorno, signore. Mi chiamo Matthew Fulweiler, sono il… ehm… insomma, credo che Divyansh mi abbia già presentato, ma sono a capo di questi ricercatori.

SCP-6765-D

Salve, possa la luce del sole nascente di Adamo splendere su di te, Matthew Fulweiler. Sono colui di nome Ogier, figlio di Osires, un tempo dall’antica terra di E-Rikesh e dalla Città Alta di Apollyona. Non vedevo il volto di un altro uomo da tanto tempo; la tua presenza mi è molto gradita.

Dott. Fulweiler

Posso solo immaginare. Da quanto tempo sei in questa camera?

SCP-6765-D

[indugia] Ammetto che è difficile a dirsi. Da quando sono stato maledetto, non ho bisogno di bere e mangiare, né soffro la fame e la sete. Prima che arrivasse il mio custode, ho trascorso molte lunghe epoche qui al buio, in compagnia solo del mio amico, il nobile Relivine. Non so dirti quanto tempo è passato.

Dott. Fulweiler

Il nobile Relivine è quello seduto su quel meccanismo, giusto?

SCP-6765-D

Esatto. Anche se il passare dei secoli ha senz’altro rovinato il suo fascino esteriore, un tempo Relivine era un potente condottiero dei popoli dell’antica Malidraug e fu lui a svolgere la beata trasfusione che scongiurò la mia trasfigurazione. Senza di lui, forse di me sarebbe rimasto ben poco con cui parlare.

Dott. Fulweiler

Parli l’inglese moderno con una padronanza insolita. Come l’hai imparato, isolato come sei qui?

SCP-6765-D

Ah, parlo moltissime lingue, sì. Ai miei tempi, ero una sorta di erudito nel mio ordine e il mio amico e custode ha arredato la nostra umile dimora con libri scritti nelle vostre lingue moderne, oltre alle scatole da ascolto che abbiamo usato per sentire le voci della vostra gente da qui, nelle nostre camere. Abbiamo anche avuto altri visitatori, quelli abbastanza coraggiosi da seguire il richiamo del mio amico sognatore. Con tutto il tempo a mia disposizione e i miei libri, qui ho imparato molte cose.

Dott. Fulweiler

Allora presumo di dover partire dall’ovvio. Sei… abbiamo trovato altri individui come te. Ce ne sono tre, a dirla tutta, però nessuno di loro ha preservato le sue facoltà mentali così bene.

SCP-6765-D

[indugia] Tre, hai detto? Oh, i miei confratelli. I miei confratelli. [indugia] Che ne è stato di loro? Sono… sono diventati come me?

Dott. Fulweiler

Ciascuno di loro non è più umano, ma la loro condizione è molto più estrema della tua.

SCP-6765-D

[sospira] Nei miei sogni, speravo che un giorno le divinità compiessero un atto di misericordia e ci liberassero dalla nostra maledizione, ma quando nessuno di loro è venuto a cercarmi, ho temuto che ne fossero stati consumati. Sì, forse allora sono stato il più fortunato di noi. Quando riconobbi l’oscurità che attanagliava il mio spirito, mi sbrigai a lasciare la terra maledetta del signore a cui avevo giurato fedeltà. La terra della mia gioventù, E-Rikesh, che da molto tempo era sfiancata dalle guerre del Re del Cielo, non mi offriva conforto, così fuggii qui per cercare sollievo nelle sale del nobile Relivine. Senza una tale risorsa, sarebbero stati senz’altro incapaci di… ah, persino il nobile Ettore…

Dott. Fulweiler

Cosa ti successe?

SCP-6765-D

Ah… è passato così tanto tempo. Per fortuna, i miei… i miei ricordi sono conservati qui, dentro la vasca: posso portarvi da loro, se volete.

Dott. Fulweiler

Non capisco.

SCP-6765-D

Io e te ci troviamo in un edificio benedetto. Una volta, questa era la guglia più alta della Vena di Malidraug, il santuario più vecchio e profondo per quelle arti antichissime. Questo posto? Ai tempi, era un tempio sacro dei Daeviti, potenti ministri e stregoni che impararono a manipolare l’essenza sanguigna stessa dell’uomo. È tramite queste arterie che il nobile Relivine mi ha preservato, e tramite esse i Daeviti conservano i loro ricordi da allora. Per quanto sia vecchio, anche parte del mio sangue è contenuta nella vasca.

Dott. Fulweiler

Cosa fa il macchinario?

SCP-6765-D

Venni qui appena prima che le acque salissero, un evento che un oracolo daevita aveva predetto secoli prima. Quando si rannuvolò il cielo e sbocciarono i fiori, quelle persone vennero in questo posto e si donarono a questa vasca. Ci fu una grande trasfusione e il sangue di quelle persone fu estratto e posto qui, in questo tempio. Sono ancora vive, tramite il Trono, e i loro ricordi sono conservati in questa cattedrale. Il nobile Relivine fu l’ultimo a sedersi sul trono ed è tramite lui che scorrono le voci del suo popolo. Relivine è… insomma, è chiaro che il suo fisico ne risente e che non è più in grado di mantenere poco più di un sonno profondo, ma possiamo ancora parlargli nei sogni.

Dott. Fulweiler

Ma è… lì dentro c’è così tanto sangue, pensavamo che…

SCP-6765-D

Che si fosse materializzato dal nulla? Che fosse piovuto dal cielo? [ride] No, no. Questo sangue fu donato per scelta. L’ultimo rimasto in superficie parlò di un muro d’acqua più alto delle montagne che ci sovrastavano. Sigillarono questa camera e, sapendo che non potevano essere preservati col sostentamento del corpo mentre erano sepolti qui, si aprirono i cuori e si svuotarono in questo tempio. [indugia] Posso mostrarvi i miei ricordi, se volete.

Dott. Fulweiler

Sì, lo vorremo fare di certo, ma… ehm… uno di noi dovrà sedersi sul trono?

SCP-6765-D

Oh, sì, di certo. Ci si deve sedere sul trono e farsi penetrare in profondità dal macchinario. È l’unico modo per apprendere questi vecchi segreti. [indugia] [ride] Scusa, lo sguardo che hai fatto era meraviglioso. È passato così tanto, non ho saputo resistere. No, ora nessuno si può sedere sul Trono di Malidraug, a parte il nobile Relivine, ed è probabile che toglierlo dal trono lo uccida. Mentre il sovrano dorme, il mio amico, il Sognatore, può parlare con lui e fare da intermediario.

Dott. Fulweiler

È… sì, ecco, è un sollievo. Lo vorremo fare senz’altro, allora, e… sì, sarebbe stata la mia prossima domanda. Il tuo amico, il bestione, quando è arrivato qui?

SCP-6765-D

[indugia] Non ne sono sicuro. So che abbiamo trascorso moltissimo tempo da soli, qui al buio, prima che arrivasse Javert, ma non so per certo quanto sia passato. Però è qui da un pezzo. Ah, il mio vigile protettore.

Dott. Fulweiler

Ti protegge? Avrei scommesso che fossi tu a proteggere lui.

SCP-6765-D

[ride] Ebbene, le apparenze ingannano. Anche se il mio corpo è trasfigurato, non si è trasformato appieno e mi manca molta della forza di questa mostruosità. Mi stanco in fretta e il mio corpo è dolorante per lo sforzo. Non sono mai stato un maestro delle armi come i miei confratelli cavalieri e, spesso, i sortilegi che posso lanciare mi sfiancano. Davvero, senza Javert sarei stato scoperto molto tempo fa, forse persino ucciso come un abominio. [indugia] Qui mi sono sentito solo. Il mondo degli umani è cambiato, da quando mi sono rifugiato qui. Sarò lieto di aiutarvi in qualunque modo mi sia ancora possibile.

Addendum 6765-4

Voce del Diario Onirico #2

Quanto segue è una voce di diario scritta dall’agente Evelyin Ivy, incaricata di tenere un registro di un’interazione sul piano onirico tra lei, SCP-6765-C, il dott. Matthew Fulweiler e il direttore Coryn Malthus, il capo del Dipartimento di Ricerche Antidiluviane. Servendosi di una tecnica per avere sogni lucidi, l’agente Ivy è riuscita a trascrivere una conversazione tra le parti coinvolte per come stava avvenendo.

Appena comincio ad acquisire consapevolezza, vedo il mio corpo addormentato sotto di me, assieme ai corpi del direttore Malthus e del dottor Fulweiler. Javert è seduto lì vicino, sulla sua stuoia. Siamo all’interno di SCP-6765. Appena ci vede svegliarci, il nostro ospite ci fa un saluto caloroso:

«Benvenuti, Figli del Sole. Mi auguro che non abbiate avuto problemi a venire qui»

Ride della sua stessa battuta. È una risata silenziosa, ma riempie la stanza come un canto. Il direttore Malthus prova a parlare per primo. Fa fatica, come succede di solito alle persone appena entrate negli spazi metafisici. Javert se ne accorge e tende la mano, come per chiedergli di tacere, poi dice:

«Vi ci vorrà un attimo per abituarvi a interagire con me qui. Non è insolito. Ci troviamo nello spazio del mio popolo, lo spazio in cui vive la nostra cultura. Siete solo viaggiatori in una terra lontana. Prendetevi del tempo e vi adatterete»

Prendo la parola:

«Come sei capitato qui?»

Mi risponde:

«Sono venuto qui per caso. Mi ero perso e vagavo per la steppa, molto prima che i vostri simili spianassero le loro strade e iniziassero a trasmettere messaggi con le loro radio. Ero giovane, mia madre era morta anni prima e i pochi che mi conoscevano non potevano trovarmi. Non… non parliamo come parlate voi. Le nostre lingue sanno fare versi, ma non sono fatte per pronunciare le parole degli umani. Ecco perché devo usare il vostro linguaggio delle mani per farmi capire quando siete svegli; è solo quando dormite che potete sentire la mia voce, e anche quando posso sentire le voci dei miei simili. Ma non c’erano più Figli del Sole sulle montagne, quindi non potevo sentire altri come me. Vagabondai per qualche tempo, poi trovai questo posto. Sentii i sogni di Sant’Ogier e del nobile Relivine e trovai la strada per scendere quaggiù»

Il dottor Fulweiler gli chiede:

«Quanti anni hai?»

Javert sembra riflettere su questa domanda, poi risponde:

«Non lo so. Non ci ho pensato più di tanto. Ho più anni di voi, di gran lunga. Scommetto che ne ho più della maggior parte degli umani. Secoli. Forse un millenno. Sono comunque molto più giovane di tutti i miei compatrioti»

Il direttore Malthus afferma:

«Abbiamo visto i tuoi simili, i Figli della Notte. Ti somigliavano, ma non erano come te. Erano più primitivi, aggressivi. Oscuri»

Javert sembra alzare un sopracciglio:

«Una volta, mia madre mi raccontò le storie del nostro popolo, mentre ci rannicchiavamo in cima alla montagna. Storie dei miei antenati che danzavano sotto una stella rossa. Mi raccontò che, una volta, eravamo diversi. Mi metteva fretta di trovare la mia strada in questo mondo, un mondo libero da influenze più oscure. Imparai a ignorare i sussurri del Re, dove ora si annidano quelle influenze oscure»

Il dottor Fulweiler domanda:

«Chi è il Re?»

Javert risponde:

«Ah, come lo spiego? Il Re è più che altro una "cosa", almeno adesso. È un… una vecchia saggezza del mio popolo. Un luogo di segreti oscuri nel nostro inconscio collettivo. C’è una storia, una fiaba, che lo accompagna. Il mio popolo raccontava questa storia, ma mia madre non voleva che la sentissi. Secondo la storia, c’era una volta un Re della Notte, al buio delle chiome della Vecchia Foresta, e il Re danzava con la musica di una stella rossa nel cielo che non poteva vedere. Quando il Re si coricò per riposare, cadde in un sonno che non sarebbe finito mai e, nei suoi sogni, danzava ancora sotto la stella rossa. Ciascuno di noi può sentire il Re che danza, nelle profondità delle foreste buie in cui camminiamo insieme. Si dice che, se lo ascolti danzare per troppo tempo, cominci anche tu a ballare la danza del nostro Ultimo Re della Notte, e quei segreti che il nostro popolo nascose in epoche remote ti saranno svelati»

Indica la camera intorno a noi e dice:

«L’Ultimo Re della Notte non è diverso da questo posto. Un luogo di ricordi depositati. So molto poco del mio popolo, a parte le storie che mi raccontavano sulla montagna, ma potrei saperne di più, se ascoltassi il Re che danza sotto la sua stella rossa»

Il direttore Malthus gli dice:

«Grazie di averci ospitati, Javert. Sento che possiamo imparare molto da te e dai tuoi colleghi»

Javert sorride:

«Sì. I Daeviti erano molte cose, ma forse erano soprattutto cronachisti. Qui sono nascosti parecchi segreti, sotto il sangue del trono di Malidraug. Ora presumo che dobbiamo svegliare anche i nostri amici»

Si alza e si volta, e il mondo intorno a noi cambia. Siamo nella sala del trono di sotto, ma è diversa. Il trono è sospeso sopra uno spazio vuoto, uno spazio che nel mondo di veglia è pieno di sangue. Sbircio nel buio di questo serbatoio e non vedo altro che oscurità che si estende sotto di noi. Sento voci che echeggiano nelle profondità, sommesse e lontane. Dai recessi bui della sala del trono, appare qualcuno. È un uomo, dal volto giovane ma i cui occhi tradiscono la sua vera età. È di corporatura esile, con lunghi capelli neri raccolti sulla nuca, tenuti fermi da una fascia d’argento. Indossa una semplice tunica bianca e blu e, sopra di essa, una tonaca bianca rifinita in argento. Con una mano, tiene un bastone di legno crestato da un ornamento d’argento, molti cerchi delicati e intrecciati intorno a uno zaffiro levigato. Dietro di lui c’è un essere grottesco e dall’aspetto orribile, con sei occhi vacui. Non percepisco niente da questa creatura, ma il suo sguardo ci segue comunque, mentre attraversiamo la camera per venirgli incontro. Appena ci avviciniamo, l’uomo fa un inchino profondo. Parla in una lingua che non riconosco, ma che capisco subito:

«Salve di nuovo. Sono Ogier, cavaliere giurato del Re del Cielo Sarrus IX von Apollyon»

Lo salutiamo e Ogier ci guida fino all’orlo del precipizio. Ora possiamo vedere bene una sagoma seduta sul trono. È un umanoide che indossa una raffinata tonaca rossa e nera che gli scende oltre le spalle. Dal suo aspetto, non riesco a capire se è uomo o donna. I suoi lunghissimi capelli ramati, che si estendono oltre la cintola, ricoprono i braccioli del trono. Sulla testa, indossa un cerchietto d’oro. Il suo petto scoperto è solcato da vecchie cicatrici. Ogier fa un passo avanti e si inginocchia:

«Relivine, signore della memoria, a lungo hai sognato immobile sul lugubre trono di Malidraug. Ti prego di svegliarti, se desideri»

L’entità sul trono ha un lieve spasmo, ma il suo corpo non si muove. Veniamo trasportati ancora, il mondo è offuscato da una nebbia cremisi e color ebano. Quando la foschia si dissipa, ci troviamo in cima a una montagna. Sotto di noi, non ci sono altro che nuvole, mentre sopra di noi si staglia un cielo nero pieno di stelle. La sagoma sul trono fluttua a mezz’aria, in lontananza, e tiene un braccio dietro la schiena: un gesto che riconosco subito come un segno di riverenza. La sua forma sta mutando, impossibile da distinguere. Sentiamo una voce, tutt’intorno a noi:

«Sant’Ogier, di recente il mio sonno è stato turbato, ma ho pensato spesso al tuo volto. Mi conforta molto vederti, e lo stesso vale per te, Figlio della Notte»

Ogier fa per parlare, ma si ferma appena un’ondata di energia si irradia dal corpo della sagoma. La voce prosegue:

«So chi sono questi, mio caro santo. Figli di Adamo e del Sole. Matthew, figlio di Grady. Coryn, figlio di William. Sono colui che prima si chiamava Relaea, figlia di Rettos, e poi Relivine, figlio di Rettos, nonché la memoria vivente di Daeva. Vi do il mio benvenuto nell’ultimo santuario sacro del mio popolo»

Il dottor Fulweiler parla:

«Grazie. La nostra organizzazione cerca di proteggere il mondo da forze potenti che minacciano la società. Ci sono minacce che stiamo scoprendo solo adesso e abbiamo paura che la nostra ignoranza ci impedisca di vedere questi pericoli»

Le nuvole intorno a noi iniziano a diradarsi. Dalla nebbia sorgono guglie e colonne di marmo bianco. Cattedrali torreggianti e templi dedicati a dei morti da tempo. Delle sagome pallide fatte di fumo, impassibili e senza volto, stanno ferme e guardano l’orizzonte, dove un singolo punto di luce dorata splende nel cielo. La volta celeste si piega e si divide e una stella ardente inizia a scendere. La voce parla, ma non è più unificata: si sentono diversi toni in un coro di individui, alcuni distinti, altri flebili e tremanti.

«Figlio del Sole, quali meraviglie abbiamo contemplato!»

«Ho visto l’alba di civiltà che, ai loro tempi, diventarono poco più di un ricordo e che da molto tempo hanno oltrepassato la valle di ciò che È noto»

«Ho guardato il cielo cadere, ho guardato il mare alzarsi per toccarlo»

«Ho assistito alla bellezza ineffabile della Verità in questo mondo, ho conosciuto l’orrore sconcertante che viene dopo»

«Ho saputo. Ho dimenticato. Ho saputo ancora»

Le voci tacciono, mentre la stella continua a cadere. Il punto dorato di luce si protende verso l’alto per toccarla. La voce parla ancora, di nuovo all’unisono:

«Una volta, il nostro popolo si affidava al divino per custodire la nostra preziosa conoscenza. I nostri antenati divini ci tradirono, proprio come i vostri progenitori tradirono voi. Allora il nostro popolo decise di non dimenticare mai più. Questo posto, questo bastione, l’abbiamo riempito dei ricordi di questo mondo. Segreti che nessuna Biblioteca poteva mantenere. Sogni che, una volta, persistevano nelle acque di ciò che NON È»

La stella cade nell’abbraccio dorato della luce in lontananza. Un forte vento soffia sulla città di fumo intorno a noi e le grandi strutture ricadono nell’oscurità di sotto. Un attimo dopo, il mondo è fermo. Il punto di luce dorata splende ancora un attimo, prima di svanire. La sagoma riappare, sospesa a mezz’aria davanti a noi. La sua voce parla ancora una volta:

«Facevate bene a temere quegli orrori dal mondo vecchio, Figlio del Sole. In epoche ormai tramontate, molte cose crudeli furono sepolte da chi venne persino prima di noi, i Cronachisti. Quelle che sono emerse nel vostro mondo cercano vendetta per le atrocità commesse dai vostri antenati. Il loro potere è terribile, le loro intenzioni sono crudeli, ma sono limitate dall’odio di coloro che le hanno rievocate dall’ombra. Coloro le cui tombe giacciono ancora più in profondità nella terra non hanno tali limiti. Il sacrificio del nostro popolo sarà stato invano, se la nostra conoscenza giace stagnante in questa vasca finché il mondo non si rigira. Vi offriremo la saggezza che abbiamo raccolto, Figli di Adamo. Ma sappiate che persino qui c’è della conoscenza che gli umani non dovrebbero possedere. Muovetevi con cautela, in queste sale scarlatte»

Il mondo diventa tutto nero. Sono sola nel buio, finché non perdo i sensi.

Addendum 6765-5

Trascrizione della Riunione del SOAKO del Progetto PARAGON

Trascrizione della Registrazione Audio Interna

Partecipanti

  • Shannon Lancaster, direttrice del Progetto PARAGON (a distanza)
  • Coryn Malthus, direttore del Dipartimento di Ricerche Antidiluviane
  • Il dott. Matthew Fulweiler, capo ricercatore di SCP-6765

Dir. Lancaster

Signori, buonasera. O meglio, buongiorno. Spero che stiate bene.

Dir. Malthus

Penso che stiamo meglio che mai.

Dir. Lancaster

Questo è incoraggiante. Cos’avete per me?

Dir. Malthus

Le nostre prove iniziali sono state un grande successo. Gli agenti che abbiamo prelevato dalle squadre Oneiroi hanno fatto passi da gigante nella loro abilità di trascrivere in tempo reale ciò che vivono nel loro stato onirico. Speriamo che gli innesti neurali possano accelerare il processo, darci una cattura delle informazioni accurata al massimo. Il professor Crow ci ha garantito che stanno arrivando, ma è probabile che ci vorranno ancora diversi mesi. Comunque, abbiamo fatto tanti progressi nel frattempo. Non siamo neanche più limitati a partecipanti individuali. Proprio ieri sera, abbiamo fatto interagire quattro agenti al contempo con l’entità nello stato onirico, senza disturbare la loro stasi sonnambulica.

Dir. Lancaster

Allora che ne pensi, Coryn? Quell’essere ci sta dando fatti o solo farneticazioni matte?

Dir. Malthus

Insomma, è impossibile saperlo per certo. Tra SCP-6765-B e SCP-6765-D, siamo riusciti a verificare che sanno le cose che sappiamo noi. Ogier ci ha fatto un resoconto alquanto dettagliato della storia apollyonica, gran parte del quale combacia coi registri che abbiamo recuperato altrove. Il Sognatore dispone di altri aneddoti che, in generale, corrispondono ai nostri studi. Non è neanche una fonte singola, cioè… i nostri agenti affermano che è come avere un pubblico di individui diversi, o gruppi di persone che condividono ricordi. Le storie che sanno raccontare sono assai specifche e coerenti nelle rielaborazioni. Sarebbe difficile mantenere quel tipo di coerenza attraverso così tante narrazioni, ma presumo che sia possibile.

Dir. Lancaster

Capisco. E lei, dottor Fulweiler? Qual è il suo parere?

Dott. Fulweiler

Penso che ciò che vediamo qui sia il passo successivo per capire il mondo vecchio, se posso essere sincero. Ora abbiamo accesso a una biblioteca di conoscenza da generazioni di Daeviti, informazioni che non avremmo avuto neanche se le avessero messe per iscritto al massimo delle loro possibilità in tutta la loro vita e poi le avessero conservate alla perfezione. Per quanto mi riguarda, credo che dobbiamo ricavare più informazioni che possiamo da questo posto, prima che SCP-6765-B diventi incapace di far funzionare il trono su cui è seduto.

Dir. Lancaster

[ride] Sta seduto lì da millenni, giusto? Cosa le fa credere che possa cedere tanto presto?

Dott. Fulweiler

Non è la sua età a preoccuparci. Qualunque arte arcana abbiano usato per costruire SCP-6765-A, è davvero impressionante: la stupirebbe sapere quanto è sano, a parte il collasso dei suoi organi primari. Il suo corpo si è solo adattato col tempo a non avere più bisogno di quei processi biologici, quindi qualunque organo superfluo è stato messo da parte. Le scansioni indicano che il cervello è in condizioni davvero notevoli, date le circostanze. No, il problema è coi ricordi stessi. Ogier ne ha parlato per primo: interagire con SCP-6765-B è diventato più difficile col passare del tempo. Ogier sospetta che sia malato, ma non abbiamo trovato nessun patogeno nei campioni che abbiamo prelevato. Il dottor Ulrich ha l’impressione che l’offuscamento di cui parla Ogier c’entri qualcosa con la supercoscienza dentro il sangue. Javert la definisce una "pressione" che, di recente, è peggiorata.

Dir. Lancaster

Avete interpellato il nobile Relivine al riguardo?

Dott. Fulweiler

L’agente Ivy ci ha provato durante una delle nostre ultime sessioni. Non è riuscita a cavare un ragno dal buco. Ha proceduto con la sua sessione ed è riuscita a raccogliere altre informazioni, ma il fatto che è stata incapace anche solo di menzionare quell’argomento fa presagire che ci sia qualcosa di selettivo. Se dovessi fare congetture, direi che Relivine sa che qualcosa non va, ma non è disposto o interessato a parlarne.

Dir. Lancaster

Questo è preoccupante. Secondo voi, il vostro lavoro ne risentirà a breve termine?

Dir. Malthus

No. Per ora, procede tutto come da piano. Nel frattempo, delle squadre stanno mappando il complesso il più possibile; la maggior parte delle zone inferiori di SCP-6765 sono allagate dal serbatoio, ma abbiamo fatto qualche analisi sismologica di questo posto e abbiamo trovato diversi scomparti di spazio vuoto laggiù. Secondo Javert, potrebbe esserci un modo per accedere a quelle zone attraverso i condotti nel muro che… ehm… be’, insomma, erano canali di scolo. Una latrina, capisce?

Dir. Lancaster

Rilassati, Coryn. Sono certa che ormai si sono asciugati. [indugia] Va bene. È illuminante, signori. Tenetemi aggiornata su qualunque cosa riusciate ad apprendere di cui, secondo voi, va discusso. Vado da Kain e gli dico di sbrigarsi con quegli innesti per voi.

Addendum 6765-6

Trascrizioni delle Narrazioni Sonnambuliche Raccolte

Quanto segue è un fascicolo di trascrizioni delle narrazioni sonnambuliche raccolte dagli agenti del Progetto PARAGON assegnati a SCP-6765 che sono state reputate "di primaria importanza". In generale queste narrazioni, raccolte durante l’interazione metafisica con SCP-6765-B, sono aneddoti o registri di avvenimenti che ebbero luogo durante il periodo della storia antidiluviana in cui i Daeviti (Homo sanguineus) erano attivi e hanno un’importanza significativa per le preoccupazioni maggiori del Progetto PARAGON e della Fondazione in generale.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Ogier, figlio di Osires, noto anche come Sant’Ogier. Narrazione raccolta dall’agente Evelyn Ivy.

Un racconto sulla mia vita per come riesco a ricordarla e di come mi misi al servizio di Sarrus IX.

Da giovane, ero un allievo del precettore Yu-Lang da E-Rikesh, un erudito famoso che aveva studiato sotto la tutela del vecchio maestro Arang-Bor l’Orientale. I nostri studi riguardavano il sole e la luce persistente di Adamo in questo mondo. Le nostre leggende più vecchie raccontavano che Adamo fu fatto a pezzi e i suoi resti furono sparsi in giro per il mondo, eppure alcuni reclamavano ancora autorità, grazie alla possenza della sua divinità. Com’era possibile? Il nostro antenato divino era stato squartato, ma il potere di quegli individui non era meno possente. Era per questo che studiavamo e, nei nostri studi, ci avvicinammo alla verità.

Tuttavia, il nostro studio della luce persistente era considerato eretico dai fedeli del culto di Idus, coloro che abitavano ad Apollyona e veneravano il retaggio dei Re del Cielo. Il loro esercito di inquisitori venne nelle terre di E-Rikesh attraverso Ulem, il cui governatore ci aveva venduti al nemico. A capo della loro colonna c’era il Signore del Dogma Wermir, il più detestato tra i chierici del culto. Fummo costretti a scappare; prima a est, poi nelle antiche terre di Nod. Ma fummo inseguiti, oltre la vecchia cittadella di Enoch e verso il mare. Il maestro Arang-Bor morì nella marcia, il suo vecchio corpo non resse lo sforzo e le sue ossa si polverizzarono. Ci trattenemmo per due anni in una piccola enclave in riva al mare, protetti solo dalla nostra fede e dalle intemperie, mentre la morsa di Wermir si stringeva su di noi.

Poi, nel terzo anno della nostra disperazione, gli uomini profondi di Meru dentro la Terra Cava partirono dall’Oriente per affrontare gli inquisitori in battaglia. Vennero cavalcando talpe e vermi giganti e, davanti a loro, guidavano le molte creature cieche dell’oscurità. L’assedio si interruppe e ci affrettammo a scappare: prendemmo la strada costiera verso ovest e fuggimmo dalla battaglia.

Ma la nostra avanzata fu arrestata da un altro esercito, ancora più numeroso di quello del chierico Wermir: una schiera di lancieri apollyonici e il Grande Terrore in persona, Lancillotto, che viaggiavano a cavallo per rinforzare l’esercito di inquisitori. Con lui c’era il Principe del Cielo Sarrus IX, che allora era appena più che un ragazzino, come me. Avevamo poche possibilità: i precettori che provarono a difenderci furono uccisi, compreso il mio mentore Yu-Lang. Noialtri fummo fatti prigionieri e guardammo il cavaliere Lancillotto travolgere ogni singolo uomo profondo a Presagio Tenebroso, per poi gettare i loro comandanti giù dallo Scoglio di Nakkrax affinché fossero smembrati dal mare.

A Lancillotto importava poco delle differenze religiose e voleva lasciare in pace quelli di noi che rimanevano entro i confini di E-Rikesh. Ma Wermir insisté e pretese che la sua chiesa fosse libera di compiere i suoi sacrifici. Lancillotto desisté, indifferente a qualunque problema non si potesse risolvere con le armi. La sedicesima notte della nostra marcia verso l’Europa, una terribile tempesta soffiò dal mare, con venti che urlavano e ululavano, laceravano le tende e facevano volare via i cavalli. Lancillotto esigé che Wermir imponesse la sua volontà sulla tempesta e proteggesse l’accampamento, ma la stregoneria del culto di Idus era sospettabile, così Wermir vacillò e fallì. Quando gli accampati iniziarono a rivoltarsi e ad andare nel panico, ebbi paura di morire e pregai di salvarmi. In quel momento, per la prima volta in vita mia, conobbi la vera fede: non mi restava nient’altro. La luce persistente uscì da dentro di me come una burrasca e i venti e la pioggia furono allontanati.

Il giorno dopo, fui separato dal resto dei miei coetanei e portato al cospetto del cavaliere Lancillotto, il quale vide che ero protetto dagli Inquisitori e da Wermir nello specifico, che voleva la mia penitenza dopo averlo umiliato la notte prima. Quando tornai alla capitale, ricevei provviste e risorse per continuare l’opera degli eruditi di E-Rikesh, libero dalle difficoltà che avevano pervaso la mia vita alla frontiera. In quel contesto, riuscii a imparare verità più grandi sulla luce persistente di Adamo e sui resti della vecchia Audapaupadopoli, che era già antica persino allora. Nell’ottantasettesimo anno del regno di Sarrus VIII, ci fu la mia cerimonia di investitura e ricevei il titolo di "Cavaliere della Fede", quando il nobile Ettore reputò giusto promuovermi nell’ordine dei protettori del re.

Fui l’ultimo cavaliere a ricevere quell’onore, dopo i nobili Ettore, Lancillotto e La Hire. Quando il nostro re Sarrus VIII morì durante la sua campagna militare oltremare, i miei servigi passarono a suo figlio, Sarrus IX, detto il Re del Tramonto. Benché fosse stato suo padre a suscitare l’odio del popolo fatato d’oltremare, furono le sue azioni a lasciar incancrenire e crescere quel veleno, finché non fece crollare la terra sotto di noi.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Ramien il Cronachista. Narrazione raccolta dall’agente Dane Norcross.

Un racconto sugli eroi di Daeva. Dalla memoria di Ramien il Cronachista, umile servitore di Relivine, signore della casata di Malidraug, e di suo padre Rettos prima di lui.

In quei giorni, lungo le strade viaggiavano molti cantastorie che tramandavano racconti di grandi eroi e campioni da terre lontane. Nelle terre dei Daeviti, queste storie erano spesso racconti di grandi vittorie contro nemici terribili, oppure conseguimenti incredibili. Ai tempi degli antenati, erano spesso associati a benedizioni dal Re in Rosso in persona, o un altro inquilino della corte di Adamo. Man mano che il tempo passava e la nostra venerazione di quell’antica divinità cessava, questi eroi divennero campioni per la loro grandiosa volontà, o per volontà della Memoria Vivente stessa.

Il primo eroe di Daeva fu Alanadar, detto il Cercatore di Venti. Si dice che Alanadar viaggiò a Nol Julon, dove convergevano i grandi venti, e che apprese molte grandi verità dagli uomini di pietra che ci abitavano. Il primo grande guerriero daevita fu Seskeras, che secondo le storie fu il braccio destro del Re in Rosso in persona, durante gli anni della sua divinità, e che abbatté il gigante di Olla e costruì la cittadella di Akamanah nel Nord col suo teschio.

Poi c’è l’eroina Saiman, detta la Negromante. Si dice che fece un baratto con la morte per evocare un esercito nella difesa del villaggio di Huul, nell’Est, quando fu minacciato da un gruppo di mercenari dell’Eclissi. Nonostante il tetro tabù delle sue azioni, Saiman riuscì a salvare il suo popolo e proteggere le loro case, ma a costo della sua dignità. Per quanto le fossero riconoscenti per aver salvato loro la vita, i suoi vicini la esiliarono nelle pianure ghiacciate di Oponskoye, oltre i margini del mondo, dove si dice che trascorse il resto della vita combattendo grandi lupi e falchi notturni fino al giorno in cui morì. Ci sono persino dicerie secondo le quali Saiman si resuscitò dopo la morte e, ancora oggi, continua ad affrontare i terrori che si annidano nelle fondamenta della Terra.

Tuttavia, nelle nostre leggende non si nomina eroe più grandioso di Beowulf, figlio di Breman, l’ultimo re di Nod. Quando le terre dei suoi progenitori caddero nella disperazione, giurò la sua fedeltà alla Memoria Vivente e la accolse dentro di sé. Da allora, fu soprannominato il Lupo di Sangue e fu per mano sua che il guerriero apollyonico Hasghaurl fu abbattuto nella battaglia del valico della Kimmeria. Beowulf lo affrontò con un grosso spadone, grande come un uomo e seghettato come i denti di una bestia terribile, e per quasi un secolo difese Daeva e i suoi vicini occidentali dall’avanzata dei Re del Cielo d’Europa; difese persino la cittadella di Harat dal temuto Lancillotto per tredici mesi, dando così agli abitanti il tempo di scappare a sud.

Nei suoi ultimi anni, Beowulf si mise al servizio di Relivine di Malidraug e combatté al fianco degli uomini profondi di Agartha, vicino a Tripura, contro le navi del Re del Cielo salpate da Jershon e dalle valli di Har. Fu dopo molte grandi battaglie che il suo signore lo convocò e i due viaggiarono insieme verso nord. L’eroe Beowulf non fu mai più rivisto, né il nobile Relivine parlò della sua sorte, ma i cortigiani del signore notarono una profonda tristezza al suo ritorno, che lo pervase da quel giorno fino a quando le acque sommersero le montagne.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Ramien il Cronachista. Narrazione raccolta dall’agente Dane Norcross.

Un aneddoto sul mitico campione di Abaddon. Dalla memoria di Ramien il Cronachista, umile servitore di Relivine, signore della casata di Malidraug, e di suo padre Rettos prima di lui.

Tuttavia, si raccontavano anche altre storie, su eroi oltre i confini di Daeva. In un grandioso passato, dei mercanti d’oltremare nella terra di Punt raccontavano del Campione di Abaddon, la terra degli Uomini Alti e delle sabbie mutevoli. Si dice che, nelle terre di Abaddon, apparve un pipistrello gigante da una fossa profonda nel mezzo del deserto. Gli occhi della creatura facevano impietrire gli uomini dalla paura e i suoi stridii li facevano impazzire. Secondo il racconto, bastava che il pipistrello sorvolasse una città di notte perché i bambini non ancora nati marcissero nelle pance delle madri e fossero partoriti deformi e ripugnanti. Quel pipistrello si chiamava Srolgront, il re dei diavoli.

Fu così che, tra quelle persone, si fece avanti un campione che viaggiò attraverso la terra sconosciuta e maledetta, fino al posto in cui la vecchia stella cadde in tempi antichi, dove si sapeva che Srolgront dormiva di giorno. Il campione aspettò fino al tramonto, accampato oltre i grandi crepacci di quel posto, e appena la bestia si alzò in volo dalla sua tana, lo fece cadere dal cielo con una grande lancia di pietra. I due si affrontarono in uno scontro feroce, entrambi lottavano per la vita.

Anche se gli occhi della bestia erano terrificanti, il campione non si tirò indietro e, anche se i suoi terribili versi risuonavano nella notte, il campione non fuggì. Quando il sole sorse alla fine della notte, il grande pipistrello giaceva morto e il campione era vittorioso. Quando giunse il momento che gli uomini alti lodassero il loro grandioso salvatore, scoprirono che il campione era cieco e sordo, motivo per cui gli occhi e la voce della bestia erano impotenti contro di lui.

Si dice che, da allora, questo campione innominato fu il primo nobile signore di Abaddon e delle sabbie mutevoli. Nella lingua di quei popoli, il campione si chiamava “Srol di Az Zadan”, che significa “re del paese caldo”. Tutti i signori di quei popoli nomadi presero il titolo di “Srol” in onore del campione cieco e si dice che i re del deserto più pii si accecavano e assordavano per riverenza.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Ramien il Cronachista, servo della casata di Malidraug. Narrazione raccolta dall’agente Dane Norcross.

Un aneddoto sui quattro cavalieri della casata di Apollyon. Dalla memoria di Ramien il Cronachista, umile servitore di Relivine, signore della casata di Malidraug, e di suo padre Rettos prima di lui.

Nelle terre d’Europa, il riconoscimento degli eroi era vietato dalla legge. Per un decreto ufficiale, coloro che realizzavano grandi imprese o compievano grandi vittorie dovevano accreditare le loro gesta al loro re. Per questo motivo, molte delle storie ben note di quel popolo erano attribuite a “un servo del Re del Cielo”, con l’insinuazione che quegli atti erano resi possibili per autorità del Re del Cielo. L’unica eccezione alla regola fu il caso dei quattro cavalieri di quel paese che, nei suoi ultimi anni, diventarono icone celebri dell’autorità apollyonica, nonostante la resistenza dogmatica che il culto di Idus opponeva alla loro qualifica.

Il nobile Ogier era di gran lunga il più giovane dei cavalieri di re Sarrus, ma si dice che aveva una maestria spiccata della luce morente di Adamo che, in quel tempo, persisteva nelle terre. Poiché era meno abile come guerriero e meno capace con qualunque varietà di spada, il cosiddetto Sant’Ogier compensava invocando la fede in un dio morto da tempo per realizzare grandi opere. La sua presenza nella reggia diede inizio a una crisi teologica che durò un decennio in Europa, poiché chi aderiva al culto nazionale con fermezza, e talvolta con violenza, ammoniva qualunque autorità non derivasse dalla divinità innata dei Re del Cielo. Nonostante ciò, i discepoli di Ogier si diffusero, ciascuno in cerca di conoscenza e comprensione che li avrebbe guidati verso le verità più grandi di questa “luce persistente”.

Il nobile La Hire era definito il più grande spadaccino di tutti i tempi. Era un noto fanfarone e si capiva bene che molti dei miti e le leggende attribuiti al guerriero detto “la Lama Cadente di Apollyon” erano scritte da La Hire stesso. Nonostante la sua spacconeria dichiarata e la sua boria aggressiva, spesso le azioni di La Hire erano all’altezza delle sue dichiarazioni sulle sue capacità. Era un lontano cugino del Re del Cielo Sarrus VIII e, grazie alla sua formazione quasi regale, era stato addestrato nelle arti della spada da maestri da ogni dove, fino a Lang e Lukomorye, nel lontano Nord-Est. Per quanto fosse abile con la sua famosa lama ricurva in mano, forse La Hire era meglio noto per la sua promiscuità; grazie alla sua notevole bellezza, La Hire non era a corto di amanti. Si commentava spesso che “la Lama del Signore ha ucciso diecimila uomini e ne ha fatti sdraiare altri diecimila”.

Il nobile Lancillotto era un temibile guerriero. Le sue origini non si sono mai sapute, ma i Daeviti lo chiamavano “il Flagello della Memoria”. Si dice che, dopo che maciullava un uomo con la sua terribile mazza nera, ne beveva il sangue e ne consumava i ricordi. Anche se gran parte della leggenda del nobile Lancillotto è dovuta alla sua ferocia sul campo di battaglia e alla sua oppressione spietata delle terre di confine daevite nell’Ovest, è probabile che sia un’iperbole. In verità, Lancillotto era un comandante e uno stratega scaltro, seppur brutale. La sua divisione personale, gli Shatekarist, era famosa per una serie quasi ininterrotta di vittorie nel centro-sud. Le truppe di Lancillotto erano responsabili dell’espansione geografica più vasta del millennio: avevano conquistato tutte le nazioni tra l’Eden4 e Jershon5 e le avevano consegnate al Re del Cielo Sarrus VIII come regalo di nozze, quando il re prese tre delle sorelle di Lancillotto come sue consorti.

Il nobile Ettore era definito il più grandioso dei cavalieri della casata di Apollyon. Era la guardia personale del re e, ovunque Sarrus VIII andasse, Ettore lo seguiva come suo prode protettore. Le conquiste e la tirannia del Re del Cielo avevano istigato non poco rancore, e non pochi nemici. C’era una certa sicurezza entro le mura di Apollyona Alta, ma ogni volta che il Re del Cielo osava avventurarsi nel mondo fuori dalla sua cittadella, era a rischio. Nonostante ciò, la sua vita non era mai in pericolo. Che fosse dovuto a un’ispirazione divina o a una volontà ferrea, il nobile Ettore riusciva sempre a intercettare un imminente attentato alla vita del suo sire. Fu per questo che, quando Sarrus VIII portò il suo esercito dall’altra parte del mare occidentale per razziare le terre lontane del popolo fatato, Ettore era al suo fianco. Al culmine della più grande battaglia di quella campagna militare, Ettore uccise di persona un campione delle fate che aveva osato sfidare a duello il Re del Cielo.

Fu Ettore che, per ordine del suo signore, legò una principessa delle fate con catene di ferro e la trascinò sulla nave ammiraglia del re. Quando la sua maledizione sul Re del Cielo diede fuoco alla sua flotta e lo fece cadere nell’oceano buio, fu Ettore a tuffarsi nel vortice per salvarlo. Forse Ettore avrebbe seguito Sarrus in quel vuoto nero come l’inchiostro, se non fosse stato per Lancillotto e La Hire, che lo tirarono fuori dal mare quando il re affondò troppo per essere salvato.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Javert, Figlio della Notte. Narrazione raccolta dall’agente Maria St. John.

Il sole è sparito. Nuvole nere si scuriscono e infuriano nel cielo, mentre i fulmini saettano tra le nubi e l’acqua casca dal cielo. Una scialba luce verde illumina una sagoma torreggiante e ramificata all’orizzonte. Il gemito grave di qualcosa in lontananza, che lancia un avvertimento. La terra trema e crolla. Lunghe file di sagome, con gli occhi che brillano al buio, marciano con fare solenne verso la luce. Il fiume si ingrossa ed esonda dai suoi argini; centinaia delle sagome vengono spazzate via dall’acqua in salita. Il chiacchiericcio e i pianti echeggiano per le foreste. Vengo sollevato da terra, tenuto in braccio da mia madre. Si gira per proteggermi da qualcosa che sento prima di vederlo, ma appare del tutto appena cadiamo a terra.

Una mostruosità dinoccolata e tremante si fa strada verso la cima di una collina vicina. Nel buio della tempesta, è poco più di un ammasso colossale di braccia che travolge le file dei mie simili. In una delle sue tante mani, vedo il luccichio del metallo: una lancia, alta come un albero, con una punta frastagliata all’estremità. Mentre ci scavalca, intravedo i suoi occhi: ne ha sei, che lacrimano sangue e fuoco come la pioggia tutt’intorno a noi. Non si volta per guardarmi: non guarda il terreno sotto i suoi piedi. Guarda avanti con risolutezza, verso la luce verde. Sparisce in un attimo, ma sento ancora i suoi passi tonanti. Mia madre mi stringe ancora a sé e il mondo si rabbuia. Sento i gemiti dei miei simili, il lamento della loro dea, le grida del demone, poi niente.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Waerblith da Dai, che era a Ys quando la maledizione si abbatté sui servitori del Re del Cielo. Narrazione raccolta dall’agente Evelyn Ivy.

Fu coi miei stessi occhi che assistei a ciò che accadde a La Hire, la Lama del Signore. Alla vigilia della sua distruzione, emise un forte e tremendo gemito e strisciò fuori dalla sua residenza signorile trasformato in un essere orrendo. Il suo corpo era deformato e miserabile, il suo membro era gonfio e pustoloso. Ma persino nei suoi spasmi di supplizio, mentre la sua forma si distorceva, percepiva la terribile lussuria della sua maledizione, così ebbe inizio un terribile stupro nella città di Ys. Si scagliava sugli abitanti come una bestia in calore, la ferocia del suo desiderio incurante era tale da far scoppiare un uomo. Proprio come quando era un cavaliere, la sua spada era rapida e penetrava gli sventurati che si faceva, finché non ebbe profanato tutti.

Indugiò a Ys per qualche tempo, e lo osservavo dal versante di una collina poco lontana, a casa del mio amico e confidente Everild, che era fuggito a sua volta. Per tre giorni, le truppe del Signore marciarono su Ys e assediarono l’essere che prima era La Hire, ma ormai era davvero consumato dal demone. Colpirono la bestia con moltissime frecce e gli scagliarono fuoco addosso da lontano. Anche se provò a violentarli, spinto dalla sua lussuria, fu respinto dal calore delle fiamme e dalle punture delle frecce e si tuffò nel mare. La Lama del Signore gridò un’ultima volta, in preda all’angoscia, dopodiché affondò sotto le onde e non fu mai più rivisto nelle terre del Re del Cielo.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Ogier, figlio di Osires, noto anche come Sant’Ogier. Narrazione raccolta dall’agente Evelyn Ivy.

Un aneddoto sulla mia trasformazione e la corruzione del mio corpo a causa della maledizione posta sulla casata di Apollyon.

Ciascuno di noi aveva sentito quella principessa delle fate enunciare la maledizione. Il nobile Ettore ci aveva convocati per discutere della voce che era risuonata nelle nostre menti. Espressi la mia incertezza: sapevamo davvero così poco della magia delle fate, ma il nobile Lancillotto sminuì queste preoccupazioni. Se avevano una magia così terribile da minacciare il dominio del Re del Cielo, allora perché non si era manifestata mentre le loro foreste bruciavano? Dov’erano quelle maledizioni, quando le loro cittadelle erano state rase al suolo e i loro soldati erano stati macellati? Il nobile Lancillotto non aveva tutti i torti, ma le parole della principessa Fae mi tormentavano. Le ricordo benissimo:

Usurpatori della Mano Destra del Sole,
fautori di atti atroci e false promesse.
Avrete tutto il resto dell’eternità
per contare i vostri peccati mortali,
ma non l’intelletto per porvi rimedio,
né un’anima da assolvere.

Appena qualche giorno dopo, il demone iniziò ad albergare in me. Mentre dormivo, vidi qualcosa di strano. Ero sdraiato sotto un cielo pieno di stelle, immobilizzato. Sopra di me, c’erano due colonne di grossi occhi, tre per lato, e sotto c’era un basamento con inciso un testo runico. Allora ebbi un freddo tremendo, che saliva dai miei piedi e mi stringeva il cuore; in quel momento, conobbi la vera paura, imminente e opprimente. Sentii la voce di un’entità da sotto il basamento, talvolta sia minacciosa sia empatica. Mi parlò in una lingua che capivo, ma che non sapevo parlare. Mi disse che dovevo diventare una maledizione, non solo sul mondo degli umani, ma anche su me stesso, per i molti peccati che avevo commesso. Provai a giustificarmi, ma le parole mi si smorzavano in gola.

Poi sentii un’altra voce, sommessa e lontana, come se fosse sepolta in profondità sotto di me, che sussurrava una supplica a quell’idolo oscuro. Quella voce supplicava che venissi consumato, appieno e per sempre, da una disperazione solenne; che tutto il mio essere cedesse a un cordoglio perpetuo senza limiti, senza tregua e senza fine. Mentre la voce continuava a pregare che venissi dannato, nel basamento si formarono delle crepe che splendevano di luce tenue e il basamento si sgretolò. Dall’interno, sentii una terza voce, una voce che riconobbi come la disperazione con cui sarei stato maledetto. Disse solo “così sia”.

Mi svegliai all’improvviso e sapevo con tutto me stesso che stavo perdendo il controllo. Il mio corpo mi sembrava estraneo, alieno e malvagio. Barcollai fuori dalla mia casa ad Apollyona, mentre una luna tetra splendeva in cielo. Fuggii più in fretta che potevo, guidato dalla luce persistente in cui avevo sempre avuto fede. Quella notte, sentii delle grida levarsi dalla capitale; fu solo tempo dopo che appresi che si trattava degli sventurati che avevano incontrato Lancillotto, maledetto a sua volta, e che erano state macellate dall’essere che era diventato. Pensai di cercare il nobile Ettore, ma dentro di me sapevo che non c’era unguento nel mondo degli umani che potesse curare il mio cupo malessere. Scappai lontano da casa, nelle terre della mia gioventù: E-Rikesh.

Fu lì che fui scoperto dai Daeviti di Malidraug, che avevano sentito parlare delle sciagure di Apollyona e avevano posto delle sentinelle lungo il confine per difendersi dagli orrori che sarebbero potuti venire da lì. Persino nello stato in cui mi ero ridotto, ebbero pietà di me e mi portarono in questa cittadella, dove il nobile Relivine mi diede conforto. Allora effettuò una trasfusione che temo abbia accelerato il suo declino, ma che senza dubbio salvò la mia anima. Rimasi trasformato a metà, l’abominio che ero condannato a diventare era come un tumore sulla mia schiena, ma avevo il controllo delle mie facoltà ed ero autocosciente.

Anche se la trasfusione del nobile Relivine mi ha dato tregua dal demone con cui condivido la pelle, la maledizione grava ancora su di me. Quando dormo, vedo le colonne di occhi. Quando c’è silenzio, sento la voce sussurrante e supplicante, che implora risarcimento, vendetta e ira.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Aldwyn, figlia di Aelred, mistica e divinatrice daevita. Narrazione raccolta dall’agente Jerren Caspian.

Nelle molte nazioni nei regni degli umani, si veneravano molti grandi dei, sia maggiori sia minori, molti dei quali erano noti e riconosciuti per avere del vero potere sull’umanità e sulle terre al di là. Da viva, studiavo la pratica e i praticanti della loro venerazione ed ebbi molta cura di preservare questa conoscenza nella Memoria Vivente.

Un tempo, nelle terre d’Europa, si tramandava la tradizione del nulla informe e dei due gemelli che lo abitavano: È e NON È. Si diceva che erano i creatori, l’essenza di tutto e di nulla, in perfetta armonia tra loro. I loro figli, coloro che plasmarono l’universo e costruirono gli dei stessi, erano i Modelli. Ora si sa poco di questa tradizione, a parte una cosa che menzionerò dopo. Anche se ci sono prove che questo pantheon era capito molto meglio ai tempi del vecchio re Idus, alla fine il culto imperiale che portava il suo nome soppiantò tutte le altre religioni nel dominio di Apollyon e molta di quella conoscenza andò perduta o fu distrutta, perché il dogma del culto la giudicava eretica.

Forse la più antica e apprezzata degli dei venerati dagli umani di tutto il mondo era Gaia, la madre Terra. Anche se molti tra coloro che camminavano sul suo viso pregavano dei sia maggiori sia minori che conferivano loro potere, quasi tutti i popoli riconoscevano i doni abbondanti della Terra e della vita che sosteneva. A Leng, una terra nel lontano Nord, si diceva che la madre Terra si era formata dalla cenere e aveva dato una casa e una benedizione ai suoi figli nel vuoto informe. Gaia era considerata la madre della terra e del mare, la sorella di Selene la luna e, in alcune interpretazioni, la consorte del sole.

Anche se molti dei si manifestavano agli umani nel loro mondo, è da notare che nessuno vedeva mai Gaia, perché in verità gli umani e le bestie percepivano la sua presenza tutto il tempo, sotto di loro e intorno a loro.

Nei grandi regni del mondo vecchio, era nota la leggenda della mitica città di Audapaupadopoli, o la Prima Città degli Umani. Secondo le storie, era in questa città dorata che i nostri progenitori convivevano con gli dei primordiali minori, talvolta chiamati “giovani dei”: esseri di origini divine che, dal punto di vista dei comuni mortali, erano al pari degli altri dei, ma la cui portata era superata dalla loro ascendenza divina. Gli architetti di quella città erano i due dei associati più spesso alla formazione dell’uomo dalla polvere del terreno di Gaia: il dio Mekhane e la dea Važjuma.

Mekhane era il dio dell’ordine, della struttura, del desiderio umano di vedere schemi e capire il modello di tutte le cose. Si diceva che era un architetto, un ingegnere, un dio della forma e del metallo. Mekhane vedeva i doni della madre Gaia e desiderava sopra ogni altra cosa darle una direzione. Quando il Primo Uomo fu plasmato con l’argilla, fu Mekhane a fabbricare la sua mente e a dargli una volontà.

Važjuma era la sorella di Mekhane, la dea selvaggia degli impulsi. Vedeva l’abbondanza del mondo e desiderava riempirlo di slancio vitale, e l’unico ostacolo per la sua visione era la sua stessa immaginazione. Furono le sue mani a plasmare il Primo Uomo, a cucire l’arazzo della sua pelle e a riempirlo di sangue e calore. A volte, Važjuma era chiamata “la Madre dei Grembi” e si diceva spesso che il Primo Uomo crebbe dentro di lei per mille anni, prima che la dea sperimentasse il primo parto.

Nelle terre d’Europa, il culto di Idus affermava la presunta divinità dei Re del Cielo; benché fuori da quella nazione fosse comune pensare che il culto imperiale fosse un semplice motore di propaganda, c’era un fondo di verità indiretta nelle loro dichiarazioni. Fin da prima della storia scritta, ciascun Re del Cielo indossava la corona di ferro di suo padre; una corona di ferro che, secondo il mito, un tempo adornava la testa di Adamo, il Primo Uomo.

Le leggende del Primo Uomo sono poco più che una tradizione orale, tramandata per innumerevoli generazioni tra la distruzione di Audapaupadopoli e il Diluvio Universale. Si dice che Adamo fu scolpito nel terreno fertile di Gaia, intorno alla cornice di ferro di Mekhane, e avvolto in una coltre della carne di Važjuma. Gli fu dato un vasto dominio sul mondo, o meglio, sul continente che l’oceano separava dalle foreste buie del popolo fatato. Si diceva che la luce dorata che si annidava in lui era persino più brillante del sole nel cielo, degli dei sulla terra e nella volta celeste. Fu battezzato Adamo el Asem, o il Primo Uomo di È.

La divinità dei Re del Cielo derivava da Adamo e, con la loro pretesa di avere un’ascendenza divina, commissero molti crimini terribili ai danni del loro prossimo. Tuttavia, questo riconoscimento del loro retaggio era in conflitto col dogma ufficiale del culto imperiale: Adamo era considerato un antico re degli umani e molti sapevano che la corona di ferro era appartenuta a lui, ma la sua natura divina era spesso esclusa dalla religione nazionale, per paura che sminuisse la divinità intrinseca pretesa dalla casata di Apollyon. In alcune interpretazioni, addirittura si affermava con chiarezza che il capostipite di quella grande casata, Harrian l’Eroe, vinse la corona di ferro quando uccise Adamo di persona. Una dichiarazione ridicola, poiché il vecchio Harrian nacque cinquemila anni dopo la caduta di Audapaupadopoli.

Com’è ovvio, c’erano altre figure che abitavano ad Audapaupadopoli assieme ad Adamo e ai giovani dei. Anche se non se ne parla con la stessa riverenza, in generale si riconosce che la dea della luce stellare, Iýa, passò del tempo nella corte di Audapaupadopoli. Più tardi, gli umani chiamarono questa dea Titania ed era adorata soprattutto dal popolo fatato, nelle terre ombrose dall’altra parte del mare occidentale.

Il dio Durch era venerato dai popoli che vivevano a Yin, nel lontano Oriente. Si diceva che Durch dormiva negli abissi marini e che le onde dell’oceano erano causate dai suoi lenti respiri. Durch era raffigurato quasi sempre come un enorme e terribile crostaceo che, una volta, era emerso dall’acqua sotto forma di uomo per sposare una donna da portare nella sua dimora subacquea.

Si diceva che i vecchi draghi veneravano un dio fiammeggiante che aveva donato il fuoco ad Adamo. Ma, senza fonti scritte, qualunque traccia del nome o l’identità di questo essere è perduta da tempo.

A Daeva, nessun dio era più temuto del nostro antenato divino, il Re in Rosso, detto anche il Signore della Memoria o il Monarca Sanguinante tra il nostro popolo. Si diceva che il Re in Rosso prendeva consiglio ad Audapaupadopoli prima della sua caduta, e che scrisse la prima cronaca dei Daeviti, il Codice Arcaico, usando il suo sangue come inchiostro. Molte delle regine di Daeva e dei re di Malidraug sostenevano di essere discendenti diretti del Re in Rosso e, per quanto fosse improbabile, era convinzione comune che le grandi casate reali di Daeva fossero quelle col legame diretto più stretto col Re in Rosso.

Ma il nostro rapporto col nostro antenato divino non si fondava sulla riverenza. Nelle cronache del nostro popolo, la regina Cynewise di Azidahaka iniziò ad adorare un’altra entità del mondo antico, un’entità che si presume esista persino da prima degli dei: il Serpente, il Modello di Tutta la Conoscenza. Sorse un nuovo culto dal governatorato di Azidahaka: le Molte Mani del Serpente, che sopra ogni altra cosa bramavano la ricerca della conoscenza, invece di preservare la memoria. Ciò diede inizio a un cambio di paradigma nell’ordine stabilito dei Daeviti, poiché molti pensavano che i vecchi locatari della rimembranza sacra fossero stati soppiantati dalla sete di nuova saggezza.

Fu così che il Re in Rosso si contorse dalla gelosia e dalla paura di farsi rimpiazzare ed esigé che i Daeviti venerassero lui e lui soltanto. Per tre lunghi mesi, piovve sangue dal cielo sopra Azidahaka e lo spirito del Re in Rosso, la cui forma fisica era partita tempo addietro per le sue lugubri sale nelle viscere della terra, scatenò una terribile piaga nel dominio della regina Cynewise. Tuttavia, a ogni nuovo orrore, i Daeviti di Azidahaka rispondevano con la saggezza acquisita tramite la comunione col Serpente, così ogni nuovo orrore veniva respinto.

Quando fu chiaro che quelle persone non sarebbero state così facili da ammonire per il loro presunto peccato, il Re in Rosso in persona apparve da sottoterra nella sua spregevole gloria, per rovinare le terre di Azidahaka e punire i crimini della sua monarca e l’eresia della popolazione. Dal suo trono oltraggiato nelle viscere della terra, portò nel mondo una schiera di antichi incubi, ormai dimenticati, e li sguinzagliò sul suo popolo. Convocò sette feroci luogotenenti, le sue spose, le fanciulle del supplizio, e ordinò loro di portare la rovina nel mondo. Disperata, la regina Cynewise implorò aiuto e le risposero tre grandi sovrani di Daeva: Rafenilde, la Regina dell’Alba di Aeshma, l'imperatrice Agatha della Grande Jahi e Moros, il Re Folle di Malidraug.

Ci fu una sanguinosa battaglia sui pendii della grande fortezza di montagna di Zahhak, in cui tutta la furia e la putrescenza del dio del Sangue e della Memoria fu messa a nudo nel mondo. Lo scontro durò un’intera generazione. In quella lunga battaglia, la Regina dell’Alba fu uccisa, assieme a sua figlia Rafelein, ma una campionessa di Jahi di nome Stella la Santificata sottomise il Re in Rosso con una martellata, poi il Re Folle scagliò un terribile incantesimo su di lui e lo rinchiuse ancora nelle viscere della terra.

Mentre cadeva, il Re in Rosso maledisse coloro che camminano sull’abbondanza di Gaia e giurò che, una volta che le sue spose fossero rinate e che i suoi sette figli fossero stati concepiti, avrebbe scagliato la sua crudeltà finale contro tutti noi.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Peitrus lo Scriba, archivista daevita assegnato al governatore della Caina. Narrazione raccolta dall’agente Armen Khachaturian.

Mi trovo in un gruppo di persone sotto una rupe. Oltre il rifugio fornito dalla parete rocciosa, infuria una tremenda tempesta. Il cielo è scuro, l’unica luce viene dai fulmini che illuminano per un istante una campagna circondata da montagne. Accanto a me c’è Rolfel, il prefetto del governatore nella Kimmeria, dove stiamo diretti. Una settimana di difficili cavalcate verso est ci separa dalla Caina, dopo che siamo fuggiti da Uqbar in Europa, quando la guarnigione locale ha preso il controllo della città, due settimane fa.

Un altro fulmine. Qualcuno nel nostro gruppo grida e indica il cielo. Sopra di noi, vedo una sagoma che si muove tra le nuvole; un essere che non è di questo mondo. Il cielo si illumina ancora, solo per un attimo, e vedo zampe segmentate, chele tintinnanti e un carapace splendente. Una tremenda cacofonia sovrasta il rombo dei tuoni, il rumore di una moltitudine di voci che gridano all’unisono. Uno dei nostri dà un nome a questa creatura: il signore delle facce.

Vola in cerchio sopra di noi con calma, il lento battito delle sue gigantesche ali ci schizza d’acqua mista a un miasma emanato dalla creatura. Sento le urla di molteplici individui attraverso la dissonanza da incubo. Sono angosciati, disperati, supplicanti. Vogliono morire, ma non ne hanno il permesso. Sono trattenuti lì, incapaci di fare poco più che soffrire e urlare. Mi copro le orecchie, ma il rumore mi passa attraverso i palmi. Non sento altro che un coro di anime dannate, che penetrano nella mia essenza. Uno dei nostri va nel panico e fugge; con una folata di vento e una terribile stretta di chele, viene sollevato da terra. La sua voce si unisce alle altre.

Poi sento un altro rumore. Una singola voce; sembra umana, ma è terribile quanto il coro dell’incubo volante. Appena saetta un altro fulmine, lo vedo sulla cima di una montagna: un colosso. Escono fuoco e fumo dai suoi sei occhi, e ha scalato il versante montuoso come un insetto terrificante, strisciando su sei braccia. Alle estremità di due dei suoi polsi sono attaccate delle mazze chiodate che spaccano la terra sotto di loro con ogni grande impatto. Appena entra in vista del nostro misero rifugio, si alza in piedi e lo vediamo in tutta la sua enormità. Ha il corpo di un uomo, ma è distorto e deformato in maniera rozza. Ruggisce, ma non da una bocca aperta, bensì da qualche altro punto. Altro fumo e fuoco fuoriescono da grosse fessure nel suo petto, il calore della sua furia trasforma la pioggia nel cielo in vapore. Sento qualcun altro nel gruppo gridare:

«Quello cos’è?»

Il prefetto Rolfel risponde:

«È il cavaliere Lancillotto, anche se maledetto. Non può essere nessun altro»

All’improvviso, c’è un’altra folata di vento. La legione di echi urlanti risuona per la catena montuosa e l’incubo volante scende verso l’essere che, una volta, era la Mano di Ferro del Signore. Atterra, e ora anch’esso è del tutto illuminato: è come un ragno, come grosse ali coriacee e una coda tintinnante che termina con un terribile aculeo uncinato. La luce rimbalza contro la sua corazza, che riflette l’immagine della valle intorno a noi e, sotto lo specchio delle sue placche, riesco a vedere delle facce che si contorcono, disperate e orride. La creatura alza le sue due grandi chele verso il cielo, e le urla diventano ancora più forti di prima. Tutti noi siamo ridotti a esserini di carne guizzanti, nudi e impotenti dinnanzi a un dio oscuro.

E poi viene gettato via. Sento il rumore di un martello che colpisce il ferro freddo e la creatura viene scagliata contro la montagna, quando una delle mani chiodate del demone sbatte contro la sua corazza splendente. Il terribile ragno grida, non con le voci che tiene prigioniere dentro di sé, ma con la propria voce, aliena e penosa, come l’uggiolio di una bestia. Il demone guarda dov’è caduto il ragno e la carne della sua schiena si lacera. Uno sbuffo di fiamme erutta dal suo corpo e il demone viene propulso attraverso la valle a grande velocità. Attraverso i clangori dello scontro, lo sento parlare; è una lingua che non conosco, ma la capisco comunque:

INSETTO RIPUGNANTE, MISERABILE FATA!

COSA MI HAI FATTO?

Ora il demone è un pilastro di fuoco, persino quando il ragno mormorante gli affonda l’aculeo nel collo. Il sangue inonda la valle e dalla ferita fuoriesce del fumo, ma il demone è imperterrito.

MI HAI PRESCRITTO L’IRA. L’ODIO INTRINSECO DELL’UOMO.

MOLTO BENE. ACCONSENTIRÒ. AVRAI LA MIA IRA, INSETTO, FINCHÉ NON RIMARRÀ NIENTE DI ME.

Ci rannicchiamo sotto la rupe per quelli che sembrano giorni, finché il rumore del loro orribile conflitto non si smorza in lontananza, poco più che tuoni all’orizzonte. Fuggiamo, ma siamo rimasti in pochi. Né il demone che prima si chiamava Lancillotto né l’enorme ragno miserabile vengono più rivisti nelle terre a est dell’Europa.

Trascrizione della Narrazione Sonnambulica

Un aneddoto di Arvadicus l’Esploratore, Cronachista dei Daeviti.

Queste sono le parole di Arvadicus, figlio di Mangg e Niandra, detto l’Esploratore a quei tempi antichi. Tenni molti grandi registri degli avvenimenti in Europa, ai tempi in cui viaggiavo per quella terra. Negli ultimi anni della casata di Apollyon, ero un ospite nel convento di una mia amica, la Primera Feoria, che mi permise di alloggiare nella sua tenuta mentre componevo la mia cronaca.

La prima delle grandi calamità che si abbatté sulla vecchia casata di Apollyon venne prima che fosse condannata del tutto. Sarrus VIII von Apollyon, l’ultimo dei grandi re, morì nel Mare Occidentale mentre il suo esercito tornava dalla conquista delle fate. Trascinato negli abissi, ingarbugliato nelle sue stesse catene di ferro, annegò nell’oscurità dell’oceano e non riemerse mai più. Ma i suoi luogotenenti, i cavalieri La Hire, Lancillotto, Ettore e Ogier, tornarono da quella terra lontana, e con loro il tesoro che il re aveva preso come trofeo. Una principessa delle fate, la figlia di qualche regnante ormai devastato e distrutto dalla campagna militare di Apollyon. Anche se bruciavano la sua carne, la legarono con catene di ferro nero, la rinchiusero in una bara in legno di pino e ovattarono le sue gida con un bavaglio di lana e paglia. Ridotta a uno stato pietoso, fu consegnata al Re del Cielo Sarrus IX, il Signore dei Cieli e della Terra, Erede della Corona di Ferro di Adamo.

Si dice che la tortura che Sarrus IX inflisse alla principessa delle fate fu la più crudele di sempre. Una crudeltà smisurata, senza tregua, e per quale motivo? Perché il suo popolo aveva opposto resistenza al suo invasore? Perché aveva incendiato il vascello dell’uomo che aveva schiacciato i crani dei suoi simili sotto il suo stivale? O forse era semplice astio, un astio che gli umani avevano sempre covato. Un grande disprezzo per le fate per quell’antico peccato, il crimine che avevano commesso ai danni del Primo Uomo. Il motivo per cui Sarrus IX la torturò così è stato dimenticato, ma i cortigiani del Re del Cielo commentano che, se non altro, in quei giorni la principessa conobbe la vera sofferenza.

Quando la sua fetente vendetta fu compiuta, la principessa non cedeva ancora. Sarrus IX si rifiutò di prendere atto della sua impotenza e fece preparare un sepolcro per lei. Nelle profondità della terra, dove il miasma della tristezza e della disperazione si mescola con gli esseri oscuri di questo mondo, aveva posto un sarcofago di ferro in una cripta di pietra. Quando giunse il momento che la principessa fosse deposta in quel luogo miserabile, gli spregevoli ierofanti del culto di Idus la privarono della poca dignità che le rimaneva: la ricoprirono di balsami conservanti, per poi sigillarla in quel posto tetro. La sua tomba fu sepolta e fu ordinato che la principessa non vedesse mai più la luce del sole. Nel suo sarcofago, la principessa enunciò una maledizione, antica e dimenticata, contro tutta l’umanità. Ancora più in profondità di lei, sul fondale del globo, tre orrori del mondo vecchio risposero alla sua chiamata.

Il primo dei quattro cavalieri a cadere fu La Hire, detto la Lama del Signore. Si dice che diventò un essere mostruoso e concupiscente, per poi sparire in mare e perdersi. Poi toccò a Lancillotto, detto il Grande Terrore, che si trasformò in qualcosa di tremendo e rovinoso: sfondò le mura di Apollyona Alta nella sua terribile furia mentre fuggiva dalla cittadella, diretto a nord-est. Poi fu il turno di Ettore, che si dice fosse il più pietoso dei quattro. Devastato dal dolore, fu esiliato dalla corte del Re del Cielo, che gli diede dell’intruso e del traditore, e il suo onore fu cancellato dai registri della casata di Apollyon. In quanto a Ogier, la sua sorte era un mistero: scomparve la notte della sua trasfigurazione e non fu mai più rivisto in Europa.

Sulla scia di questa grande tristezza, Sarrus IX sprofondò ancora di più nella follia. Per molti anni, aveva bramato la riconoscenza che la popolazione mostrava ai celebri cavalieri che suo padre aveva nominato, quindi fu restio a sostituirli. Invece abbandonò il titolo di Re del Cielo: da allora, si fece chiamare Von Apollyon l’Altissimo e decretò che solo lui avrebbe prestato servizio come la spada e lo scudo di tutta l’Europa e del suo sovrano divino. Il culto imperiale fu entusiasta di adeguarsi, ma questa non è una sorpresa.

Tuttavia, il regno cadde nel caos in fretta. Gli Shatekarist, fedeli solo al loro cavaliere, abbandonarono Apollyona Alta per seguire il demone Lancillotto a nord-est. L’esercito regolare del re fu quasi sciolto: i suoi generali e luogotenenti si divisero e ciascuno reclamò un territorio per sé. Le province orientali si ribellarono e molte persone, vicino alla capitale a ovest, cercarono di fuggire dal continente. In tutto ciò, Sarrus IX diventò ancora più solitario e ossessionato dalla sua divinità autoproclamata: le sue legioni di inquisitori costruirono grandi altari al loro dio, sui quali si compievano sacrifici rituali; prima di bestie, poi di uomini.

Poi vennero le Empietà, antichi orrori che abitavano il mondo già eoni prima che fosse posta la prima pietra nella città dorata di Adamo. Dapprima, sul continente si abbatté una tremenda tempesta di grandine, poi un freddo che congelava il sangue di un uomo nel suo corpo. Era il Vinuvinex, l’Empio Costrittore, che apparve oltre le mura di Apollyona Alta come un orrido spettro di morte strisciante. Chiunque si avvicinasse al Vinuvinex si congelava fino a morire assiderato e, dove passava, c’era un inverno senza fine. Per molti mesi cupi, gli abitanti della città soffrirono e morirono, intrappolati dietro la misera protezione delle mura cittadine. Eppure, il “dio” di Apollyona non si mosse per aiutare i suoi compatrioti. Non finché sua figlia, la principessa Saria, non avvertì il tocco del Vinuvinex. Il suo corpo tremò finché non ebbe più forza, poi anche lei si congelò.

Si dice che, in quel momento, Sarrus IX uscì dalla sua cittadella alta come un fulmine. Coloro che stettero ad assistere alla scena raccontavano che il calore della sua furia scacciò le nuvole dal cielo e che, quando affondò la lancia dei suoi antenati nel Vinuvinex e nel terreno, la terra sotto di lui si sbriciolò e si aprì, e i due caddero in quello squarcio rosso e bollente. Fu in quel baratro che Sarrus IX imprigionò il Vinuvinex.

Tuttavia, questo racconto era una menzogna. Come molti altri, avevo cercato rifugio entro le mura della cittadella per ripararmi da quel freddo terribile, e vidi coi miei stessi occhi una persona armata di un martello fiammeggiante uscire da Apollyona Alta per affrontare il Vinuvinex, il tutto mentre il palazzo reale restava chiuso. Non ho mai appreso il nome di quella persona, ma di una cosa sono certo: non era il Re del Cielo. Era una donna, alta e snella, con un martello in una mano e uno scudo crestato nell’altra. Non indossava protezioni dal freddo, a parte un semplice mantello di lana. Non vidi i suoi occhi al buio, ma i suoi capelli erano radiosi come il sole: arancioni, gialli e rossi. Mi notò mentre passava, ci guardammo, poi scomparve dalla storia. Non ho idea di dove giaccia sepolta, ma quando Sarrus IX si svegliò e scoprì che il Vinuvinex era stato sconfitto, si affrettò a rassicurare i suoi sudditi che era stato il loro possente re-dio a liberarli dall’Empio Costrittore e qualunque possibilità di scoprire chi fosse quella donna svanì col vento gelido.

Col tempo, si sparse la voce di un’altra grande Empietà che era emersa a est. La gente sussurrava di un insetto gigante, un orribile mostro strisciante, con ali palpitanti e una pelle impenetrabile. Nella lingua degli orientali, questa creatura si chiamava “Lamenellant”, l’Empio Adamantino. Si diceva che l’unico sopravvissuto dalla cittadina di Ruhm aveva raccontato una storia di considerevole sventura: il Lamenellant era sceso dal cielo di notte, aveva consumato ogni uomo, donna e bambino, poi era volato via prima che sorgesse il sole. Nessuna spada tagliava la sua pelle, nessuna lancia perforava la sua carne. Era indifferente al fuoco, all’acqua e qualunque altro strumento della natura. Si diceva che non si faceva niente nemmeno se precipitava dal cielo e si schiantava.

Ma si raccontava un’altra storia, oltre a quella del Lamenellant; una storia che chi aveva assistito alla trasformazione del Grande Terrore trovava fin troppo convincente. Che si trattasse di un fraintendimento o di un errore di traduzione, il racconto del demone Lancillotto che trovava e affrontava l’Empio Adamantino sulle montagne della Kimmeria veniva rielaborato come il demone che diventava il Lamenellant. Si diceva che quell’orribile forma insettoide era lo stadio finale della sua terribile trasfigurazione; quindi, da allora in avanti, il nome di Lancillotto diventò intercambiabile con quello dell’insetto gigante.

L’ultima delle Empietà emerse l’ultima notte del regno di Sarrus IX von Apollyon. Il re d’Europa, impazzito per la perdita e il rapido declino della sua autorità, cercò di radunare un altro esercito per iniziare un’ultima campagna militare per annientare le fate, che reputava la fonte della sua umiliazione. Richiamò tutti i suoi soldati ad Apollyona Alta, però in pochi avrebbero risposto alle sue convocazioni. I suoi comandanti l’avevano ormai abbandonato, debole com’era diventato, ma c’erano ancora quelli che non potevano osare disobbedirgli. La notte della sua rovina, il suo sgangherato esercito di ottomila uomini sarebbe dovuto partire dalla città per la costa, il che avrebbe quasi svuotato Apollyona Alta.

Fu da molto lontano che vidi ciò che arrivò dopo. La caduta della casata di Apollyon ebbe luogo al tramonto, l’ultima sera di autunno. C’era stata una lieve pioggia per buona parte della giornata e c’era la nebbia. Dapprima, sentimmo il rimbombo appena il sole iniziò a tramontare; la mia amica, la Primera, temeva che fosse un terremoto. Poi sentimmo un rumore che non dimenticherò mai. Come una goccia d’acqua caduta da un’altezza elevata, ma intenso e profondo, profondissimo, un forte rumore di rotolamento che risuonava per le pianure tra la cittadella e la steppa, dove si trovava il convento. Vedevamo ben poco attraverso la nebbia, ma potevamo sentire dei rumori lontani: la terra che crollava, urla, pietre e calce che si riducevano in polvere.

Appena prima del crepuscolo, mi ero chiuso nel lavatoio per prepararmi a riposare. Volevamo recarci alla capitale la mattina dopo per indagare sull’accaduto. Guardai lo specchio nella mia stanza; vidi l’immagine riflessa di un’apertura nella nebbia e la capitale illuminata dal sole che tramontava. Ciò che vidi in quell’istante era un orrore come non ne avevo mai conosciuti, e come non ne avrei mai conosciuti in tutta la mia vita. L’essere che emerse da sottoterra per inghiottire la casata di Apollyon non era una creatura generata da Gaia. Era una creatura che non avrebbe avuto il patrocinio di nessun dio nella volta celeste o sulla terra. Era un’anormalità, qualcosa che non dovrebbe esistere, una creatura la cui essenza stessa era nemica di tutti gli esseri viventi. Era colossale e, sotto il peso della sua orribile massa, l’intera cittadella stava venendo trascinata nell’oscurità di sotto.

Ma la sola vista di quel terrore, offuscata dalla nebbia e riflessa in uno specchio, mi fece venire le convulsioni. Diventai cieco all’istante e, in un attimo, capii che avevo perso molti anni di vita. Per molte ore, rimasi a un passo dalla morte, tremante e scosso dai brividi, mentre l’essenza cupa dell’essere che avevo visto faceva effetto su di me. Fui trovato in tempo e fatto visitare da un guaritore, che riuscì a farmi riprendere dopo qualche mese. Appresi che la mia amica, la Primera, aveva visto quell’orrore in modo diretto, dal terrazzo della torre più alta del convento. Anche se non avevo più occhi con cui vederla, la descrizione del guaritore fu quasi troppo tragica per parlarne: il sangue le era ribollito nelle vene, poi si era indurito; il suo cervello si era liquefatto ed era colato dalla sua bocca aperta; la sua faccia era sprofondata nel suo cranio svuotato, che ora aveva la consistenza di un formaggio molle.

Oh, quali orrori patimmo! Quali orrori dovevamo ancora patire!

Addendum 6765-7

Trascrizione della Riunione del SOAKO del Progetto PARAGON

Trascrizione della Registrazione Audio Interna

Partecipanti

  • Shannon Lancaster, direttrice del Progetto PARAGON (a distanza)
  • Coryn Malthus, direttore del Dipartimento di Ricerche Antidiluviane
  • Il dott. Matthew Fulweiler, capo ricercatore di SCP-6765
  • L’agente Ashley Traynor, caposquadra della SSM Phi-19

Dir. Malthus

La ringrazio di aver partecipato con così poco preavviso, direttrice. Qui sta emergendo un problema che dobbiamo risolvere più in fretta che possiamo.

Dir. Lancaster

Ma certo. Finora ho solo dato una rapida occhiata alla vostra sintesi, che state vedendo?

Dott. Fulweiler

C’è un problema con SCP-6765-B. Di recente, l’entità sta… uhm… facendo fatica. Spesso, le incursioni si perdono a metà strada, oppure sono così disorganizzate che non si capisce niente. Abbiamo provato a convincere SCP-6765-B a spiegarci cosa non va, ma si ostina a tacere sul problema. Neppure Ogier e Javert sono riusciti a farlo parlare.

Dir. Lancaster

Sta soffrendo? Avete notato qualcosa di insolito nella sua fisiologia?

Dir. Malthus

La sua fisiologia è così aliena rispetto alla nostra che, a questo punto, non abbiamo un vero riferimento. Tuttavia, il dottor Fulweiler ha un’ipotesi.

Dott. Fulweiler

È solo una congettura, direttrice: non pretendo certo di capire come funziona questa tecnologia alchemica daevita di centomila anni fa. SCP-6765-A è una “macchina” usata per cogliere i ricordi. I Daeviti, in qualunque modo ci siano riusciti, scoprirono come depositare i ricordi nel sangue. Per la maggior parte, SCP-6765-A preserva quei ricordi, ma il trono è l’apertura. Il corpo di SCP-6765-B funge da filtro: coglie i ricordi transitori mentre passano. Abbiamo esaminato il sangue nel macchinario più e più volte e non abbiamo notato differenze significative al suo interno, ma è ragionevole presumere che il procedimento abbia anche una componente metafisica. Qualcosa che non possiamo misurare così facilmente.

Dir. Lancaster

Quindi cosa proponete?

Dott. Fulweiler

Penso che qui ci voglia l’aiuto di Ogier: crediamo che SCP-6765-B si senta più a suo agio con lui e forse, se troviamo il modo giusto di chiederglielo, possiamo condurre Relivine alla risposta che cerchiamo senza affrontare l’argomento in modo diretto. Ma il tempo stringe: se il trono funziona come crediamo noi e Relivine è il filtro, allora se il filtro si “intasa”… ecco, non so se potrà tornare a funzionare, oltre quel punto.

Dir. Lancaster

Secondo voi, Ogier sarà disposto ad aiutarci?

Dott. Fulweiler

Senza dubbio. È preoccupato tanto quanto noi.

Dir. Lancaster

Molto bene. Fate quello che dovete e tenetemi aggiornata.

Addendum 6765-8

Voce del Diario Onirico #114

Quanto segue è una voce di diario scritta dall’agente Evelyn Ivy, incaricata di tenere un registro di un’interazione sul piano onirico tra lei, SCP-6765-D e SCP-6765-B.

Mi sveglio nel crepuscolo del sogno di Ogier, che sta in piedi vicino a me, e appare come fa spesso nei nostri sogni. Mi saluta, ma sembra incerto. Mi dice:

«Brutte notizie: qualcosa di acre si annida nel cuore di questo posto. Forse qualcosa che abbiamo disturbato, o qualcosa di marcio che aspettava di affiorare»

«Cosa percepisci qui?» gli chiedo.

Indugia:

«Un cambiamento. Ho comunicato spesso col nobile Relivine nei molti anni in cui ho abitato nelle sue sale sacre. Qui ho imparato molte grandi cose e, grazie a queste scoperte, mi sono avvicinato alla verità della presenza persistente di Adamo in questo mondo. Ma ora, quando vado da Relivine, vedo solo motivi mutevoli. Rossi e neri. Qualcosa di malato e, dietro di esso, da qualche parte, c’è il mio amico. Ti faccio vedere»

Mi volta le spalle e ora vedo che ci troviamo in un vasto prato. Vedo montagne all’orizzonte e, sopra di noi, si formano nuvole scure. Dietro di me, vedo le città scintillanti della Vena di Malidraug. Il terreno rimbomba sotto di me. Inizia a piovere e il sole tramonta; in lontananza, sento il ruggito dell’acqua che si schianta contro il versante della montagna. C’è un impatto e la terra sotto di me inizia ad aprirsi. Nel frastuono, sento Ogier parlare. La sua voce è sommessa, come se stesse pregando:

«Relivine, signore della memoria, a lungo hai sognato immobile sul lugubre trono di Malidraug. Ti prego di svegliarti, se desideri»

Il mondo si immobilizza. Il rimbombo si attenua fino a ridursi a un ronzio, poi cessa anche quello. I colori del crepuscolo, che fino a pochi secondi fa erano vividi, diventano grigio e nero. L’acqua è sospesa a mezz’aria intorno a noi, il primo spruzzo di un’apocalisse rimandata. C’è silenzio.

Poi la avverto: un’incertezza, qualcosa che mi attanaglia il petto. Provo un’ansia crescente, la reazione di un animale a una paura primordiale. I peli sulle mie braccia si rizzano e la mia fronte si imperla di sudore. Guardo Ogier e lo vedo stringersi il braccio con fare disperato. Il suo corpo ha iniziato a contorcersi, incrinarsi e frantumarsi alle giunture, mentre della carne rossa si fa strada tra i suoi nervi e gli sbriciola le ossa. Ogier urla di dolore e vedo una faccia formarsi accanto alla sua, vacua e immobile, con occhi alabastrini e infossati. Si contorce ancora un attimo, poi noto un’altra sagoma vicino a noi. Un corpo sospeso a mezz’aria con flaccidità, come se fosse sott’acqua. Lo guardo e sento una stretta al cuore.

È Relivine, ma non come l’ho visto le altre volte. I suoi lunghi capelli sono sfilacciati e attorcigliati, il suo volto è coperto di piaghe e sofferente. Le cicatrici sul suo petto sono aperte e sanguinano; il sangue è nero e, nel liquido, vedo delle facce che urlano in preda alla sofferenza. Il corpo di Relivine è scosso dai brividi e avverto di nuovo quella paura antica strisciare dentro di me. Tutt’intorno a noi, sento la sua voce, che a malapena è un sussurro rauco:

«Sant’Ogier, non saresti dovuto venire. Avrei preferito che non mi vedessi in questo stato»

Ogier issa il suo gigantesco corpo orrendo verso il Relivine fluttuante, con voce soffocata:

«Nobile Relivine, che ti è successo? Come ti sei ridotto così?»

Il corpo di Relivine trema ancora. Veniamo trasportati, non sul vento come le volte scorse, ma attraverso la roccia e le pietra, i bordi aguzzi della terra ci raschiano la pelle. Affondiamo sempre più in profondità, finché non raggiungiamo una camera sul fondale del mondo. Vedo pilastri torreggianti che si estendono nel buio di sopra e tutto il mondo è illuminato solo dalla fiamma di una singola torcia. Lì, al centro della camera, si trova un enorme altare di pietra, inciso con rune in una lingua che capisco subito essere andata perduta in questa oscurità secoli fa. Sopra l’altare, c’è un monolito di pietra, sospeso a mezz’aria, appeso a un soffitto lontano che non riusciamo a vedere. Anch’esso è inciso con le stesse rune e, appena guardo la pietra, percepisco che emana un’energia crudele.

Lì vicino c’è un uomo dall’aspetto scheletrico e smunto, con una lunghissima barba grigia. Ha gli occhi infossati, le sue pupille sono puntini di luce che si riflette al buio. Nella sua mano tesa, tiene un libro ancora più vecchio di lui, con le pagine strappate e sudicie e un inchiostro così fragile che sembra sparire col tremolare delle fiamme vicine. Legge ad alta voce, la sua voce è grave e orribile.

Sull’altare, c’è un incubo avvolto da fumo e fuoco. Del sangue cola dall’orlo dell’altare e ricopre il pavimento, e sento un urlo senza inizio e senza fine provenire dall’interno dell’ammasso tremante. È inumano, qualcosa che non appartiene del tutto a questo mondo. È il terrore primordiale che avverto e, in questo momento, non voglio fare altro che scappare, fuggire, liberarmi dall’impaccio del mio corpo e rifugiarmi in un posto diverso, essere libera da questo orrore inconoscibile e indescrivibile. Ma sono bloccata qui, a guardare l’uomo decrepito che legge il suo libro, mentre la mostruosità sull’altare stride, si contorce e strattona catene invisibili. Nel fracasso, Ogier grida:

«Cos’è questa malignità? Cosa ci stai mostrando?»

Poi noto che il sangue che cola dalle cicatrici sul petto di Relivine è lo stesso miasma nero che gocciola da sopra l’altare. Relivine non si muove, tiene lo sguardo fisso sulla scena. Il sangue zampilla dalle ferite sul suo petto e dal suo inguine e il suo corpo trema. Sotto di noi, lo ierofante solleva il tomo in alto sopra la sua testa, la sua voce sale in uno spregevole crescendo che sovrasta i gemiti dello spettro invisibile sulla stele. Per un attimo, come se soffiasse un vento forte, il fumo viene spazzato via e lo vedo bene: è qualcosa che tradisce ogni senso della ragione, un’idea sovrimpressa sulla forma di un uomo, qualcosa che indossa la forma degli umani per comunicare con loro, ma non ha alcun presupposto sulle loro distinzioni. Questo essere, questo terribile ammasso di braccia e occhi intorno a fauci rosse e sanguinanti, era mantenuto in una sorta di stasi, sospeso nel suo deflusso tossico, poi da qualche parte sopra di noi si forma una crepa e il grande monolito di pietra cade sull’altare. La creatura urla, sento il rumore di carne, magia e interiora calde, poi cade il silenzio. La torcia solitaria arde ancora. Lo ierofante tace.

Indugiamo in questo posto. Dopo qualche minuto, sento l’eco di Relivine che parla, come da molto lontano. Nella sua voce, sento un terrore che grava su di me come un manto cupo:

«Questo è il mio antenato divino. Questa è la radice da cui crebbero gli orgogliosi Daeviti. Tutto ciò che eravamo, tutte le nostre grandi opere e conseguimenti, provenivano da questa creatura miserabile»

Ogier ascolta con attenzione. Relivine sospira:

«Questo è il Signore della Memoria, nel momento in cui gli fu strappata l’anima dal corpo e il mio capostipite, il vecchio re Moros, lo seppellì qui, sotto le fondamenta di questa cittadella. Non so dove andò il suo spirito, ma questo essere marcescente sta qui da allora. Lo scoprii quando ereditai il trono di Malidraug e fui avvisato di non disturbarlo mai. Gli incantesimi lanciati qui sono vecchi e sacri. Non si possono rifare»

Relivine alza le mani e ora vediamo che sono annerite e sfregiate.

«Il corpo putrefatto del Re in Rosso mi sta iniettando il suo veleno, amici miei. È una creatura senza cervello, consumata appieno dall’odio. Poiché abbiamo visualizzato così tanti sogni dei Daeviti addormentati, il cadavere del Signore della Memoria è diventato irrequieto e, in questo momento, sta premendo contro le barriere create per sigillarlo qui. Ve lo dico subito: col tempo, queste pareti crolleranno. Non mi rimane abbastanza forza per sigillare di nuovo quell’essere e, se si liberasse dal suo sepolcro solitario, non solo perderemmo questo archivio sacro per sempre, ma un altro orrore dal mondo antico si scatenerebbe contro di voi. Al mondo non sono rimasti poteri che possano competere con un vero dio, persino un dio morto»

Guarda verso l’oscurità e vedo una terribile tristezza pervaderlo:

«C’era una donna a cui volevo molto bene che, in un momento di grande pericolo, riuscì a placare questa grande malvagità per un po’. Non riuscii a salvarla, e lo sforzo di ciò che provò a fare fece svanire nel nulla i suoi ricordi. L’ho sognata spesso e da molto tempo desidero rivederla ma, contro il temibile odio che dorme sotto di noi, era una falena davanti a una torcia»

Poi sorride. Per un attimo, vedo la sua espressione rasserenarsi:

«Ma la provvidenza ci ha benedetti con qualcun altro che potrebbe farlo. Tu, mio caro Ogier, una volta eri considerato il più grande stregone dei tuoi tempi. La tua forma si è ridotta, ma c’è ancora forza in te: una forza che svergognerebbe pure le grandi gesta dei tuoi maestri»

Guardo Ogier, ma lui è distratto. La sua mente è altrove, lo sento.

«Non so come si fa» mormora.

C’è una folata di vento e torniamo al trono di Relivine, che sta immobile. Ora la sua voce è lontana, ovattata e sommessa:

«Lo saprai. Trova la tua luce, Figlio di Adamo, e troverai la via d’uscita dalle tenebre della tomba del Re Scarlatto»

E poi mi sveglio.

Addendum 6765-9

Trascrizione Audiovisiva di una Missione Esplorativa

Nota: Quanto segue è la trascrizione audiovisiva di una missione esplorativa nelle sezioni più profonde di SCP-6765. La missione è stata condotta dalla SSA Phi-19 (“Tattiche di Branco”). Lo scopo della missione era individuare una strada che le squadre tattiche di taumaturgia e SCP-6765-D potessero usare per entrare nelle zone più basse di SCP-6765.

Squadra Speciale Applicata Phi-19 (“Tattiche di Branco”)

L’agente Ashley “Raggirata” Traynor - Caposquadra
L’agente Shi “Audace” Tsuyaka - Comunicazioni
L’agente John “Xhu” Xi - Osservazione
L’agente Joris “Maresciallo” Chasteaux - Osservazione
L’agente Aiden “Krueger” Ashington - Fuoco di supporto
L’agente Jack “Orca” Daytona - Fuoco di supporto
L’agente Shadrick “Nano” Baku - Fuoco di supporto

Raggirata Phi-19

Controllate i microfoni.

Krueger Phi-19

Prova.

Orca Phi-19

Prova.

Nano Phi-19

Prova prova.

Maresciallo Phi-19

Prova prova prova.

Raggirata Phi-19

Fate i bravi. John, tu.

Xhu Phi-19

Prova.

Raggirata Phi-19

Come siamo messi?

Audace Phi-19

Qui a posto. Comando?

Comando SOAKO

Vi sentiamo forte e chiaro, squadra. Procedete al punto di inserzione.

Raggirata Phi-19

Capito. Con me.

La squadra si reca a una soglia ad arco nella sala del trono di SCP-6765. SCP-6765-C è lì vicino.

SCP-6765-C

[a gesti] RICORDATE. GRAN PARTE DEL SANGUE LAGGIÙ STAGNA DA MOLTO TEMPO. POTREBBE CAMBIARE CIÒ CHE VEDETE SE VI AVVICINATE, MA SONO ILLUSIONI. STATENE PIÙ LONTANI CHE POTETE.

Audace Phi-19

[a gesti] CAPITO. GRAZIE.

SCP-6765-C

[a gesti] CHE LA GRAZIA DEL VOSTRO SOLE DORATO VI GUIDI E VI PROTEGGA, AMICI MIEI.

Nano Phi-19

Che ha detto?

Audace Phi-19

Ha detto di non toccare il sangue.

Maresciallo Phi-19

Oh, bene. Tanto non l’avrei fatto lo stesso.

La squadra imbocca la galleria oltre la soglia ad arco. Raggiungono un’apertura rettangolare in un muro di pietra: un posto in cui è stata intagliata un’entrata dove prima c’era una porta solida.

Raggirata Phi-19

Squadra Phi-19 pronta a inserirsi.

Comando SOAKO

Ricevuto, Raggirata. Aspettate l’autorizzazione a scendere.

Raggirata Phi-19

In attesa.

Orca Phi-19

Ashley, se posso chiedere…

Raggirata Phi-19

Dimmi.

Orca Phi-19

Non posso fare a meno di notare che abbiamo tre artiglieri, in questa missione solo esplorativa. Non sono stato preparato a potenziali rischi, di che si tratta?

Raggirata Phi-19

Se abbiamo fortuna, di niente. È solo che la prudenza non è mai troppa.

Orca Phi-19

Certo, ma è la prudenza che presti a uno stagno di anatre o a un cervo in un parcheggio?

Raggirata Phi-19

Da quanto ho capito, laggiù non dovrebbe essersi niente di vivo. Quindi la prima.

Orca Phi-19

Non “dovrebbe”?

Raggirata Phi-19

Neanche il tizio su quel trono dovrebbe essere vivo, giusto? È piuttosto vecchio.

Maresciallo Phi-19

Sì, a proposito, quanti anni ha? Perché non l’ho guardato bene, ma mi sembra vecchissimo.

Raggirata Phi-19

È antico.

Maresciallo Phi-19

Eh, infatti.

Raggirata Phi-19

Per rispondere alla tua domanda, Jack, non possiamo saperlo. Meglio stare attenti.

Orca Phi-19

Per me va bene.

Krueger Phi-19

Cerchiamo qualcosa nello specifico?

Xhu Phi-19

Il dormiglione lassù pensa che ci sia un pozzo d’accesso verticale, cinquecento metri più in basso di dove siamo noi. Lo usavano per tirare fuori l’acqua da sottoterra, quando questo posto non era del tutto sepolto. Potrebbe essere ancora pieno d’acqua, ma finché non è pieno di sangue, possiamo usarlo per accedere ai piani inferiori: la parte sotto tutto il sangue.

Nano Phi-19

Grandioso. È quello che mi ripeto sempre: nella vita non desidero altro che strisciare in una galleria sotto un grattacielo pieno di sangue.

Comando SOAKO

Squadra Phi-19, siete autorizzati a scendere.

Raggirata Phi-19

Ricevuto, comando. Seguitemi.

La squadra oltrepassa l’apertura rettangolare e imbocca una galleria buia. Le torce a spalla si accendono e rivelano un corridoio di pietra.

Xhu Phi-19

Da qui, dobbiamo svoltare a sud.

Raggirata Phi-19

Di qua.

La squadra procede nel corridoio e si allontana dalla sala del trono; oltrepassano numerose soglie di pietra bloccate. Maresciallo Phi-19 si ferma davanti a ciascuna per filmare i testi incisi su di esse. Proseguono per altri 3 minuti, per poi raggiungere un’altra arcata; la volta è bloccata a metà da una stele di pietra, l’altra metà sembra essersi rotta. La squadra non trova tracce dell’altra metà. Xhu Phi-19 gira intorno la metà rimanente della stele e sale su una piattaforma dall’altro lato. Volta le spalle al corridio e guarda un’ampia scala a chiocciola di pietra che scende giù per un pozzo profondo. Punta la videocamera verso il basso e la luce della sua torcia non illumina il fondo del pozzo. Guarda su e vede il soffitto di pietra; non vi sono scale che salgono.

Raggirata Phi-19

Cosa vedi?

Xhu Phi-19

C’è una scala per scendere. Venite qua, la piattaforma è stabile.

La squadra oltrepassa l’arcata crollata e sale sulla piattaforma. Krueger Phi-19 si sfila un bengala dalla cintura e lo accende, poi lo butta nel pozzo. Il bengala cade per diversi secondi, prima di schiantarsi sul pavimento.

Nano Phi-19

Occhio a dove mettete i piedi.

Raggirata Phi-19

Jack, va’ davanti.

Orca Phi-19

Ricevuto.

La squadra scende le scale a chiocciola, verso il fondo della struttura. Oltrepassano numerose piccole aperture nel muro che conducono a lunghi passaggi stretti. Dopo diversi minuti di discea, Orca Phi-19 si ferma.

Xhu Phi-19

Stai bene, Jack?

Orca Phi-19

Sì, scusate, è solo che… c’è qualcosa di strano. Lo sentite?

La squadra si ferma per ascoltare.

Audace Phi-19

Sì. [indugia] I microfoni non captano altro che rumori di sottofondo.

Maresciallo Phi-19

Non sento niente. Cosa sentite?

Orca Phi-19

Sembra qualcuno che parla. Non lo capisco, sembra lontano, ma di certo è una conversazione. Almeno due persone.

Raggirata Phi-19

Sei sicuro che non captiamo niente?

Audace Phi-19

Nulla.

Raggirata Phi-19

Capito. Comando, forse quaggiù abbiamo a che fare con un potenziale rischio cognitivo. Alcuni degli agenti stanno avendo allucinazioni uditive inudibili.

Comando SOAKO

Ricevuto, caposquadra, aspettate ulteriori istruzioni.

Raggirata Phi-19

Ricevuto.

Krueger Phi-19

Ora lo sento anch’io. Non è… caspita, che strano.

Raggirata Phi-19

Che c’è?

Krueger Phi-19

Non è… non mi sembra di sentirlo con le orecchie. Non è come ascoltare persone che parlano, è più come… cazzo, come faccio a descriverlo?

Audace Phi-19

È come ricordare qualcosa, quando ti riappaiono le immagini in testa. Capite cosa intendo?

Krueger Phi-19

È proprio così. Come un sogno a occhi a perti. Com’è bizzarro!

Raggirata Phi-19

Vi capisco. Ve la sentite di proseguire?

Audace Phi-19

Sì, sto… ma tu non senti niente?

Raggirata Phi-19

[si sfiora il collo] Ho degli innesti nel tronco encefalico da un incidente in Ucraina nel 2013. Dopo, ho fatto un addestramento eccessivo coi rischi cognitivi, quando stavo reimparando a muovermi bene, faceva tutto parte del procedimento. Il cervello è allenato a riconoscere certi segnali e, quando li riceve in un modo diverso, in pratica devi ricominciare da capo. Mi hanno offerto la roba cognitiva finché il mio cervello era ancora malleabile. Mi è tornato piuttosto utile.

Nano Phi-19

Accidenti, che bravi medici.

Raggirata Phi-19

Non sai quanto. Se rischi la morte cerebrale, chiedi il dottor Ordo al Sito-415: quell’uomo è un genio.

Nano Phi-19

Buono a sapersi.

Comando SOAKO

Caposquadra, siete autorizzati a procedere a vostra discrezione.

Raggirata Phi-19

Ricevuto, comando. A voi la scelta, ragazzi: che volete fare?

Xhu Phi-19

Fanculo, andiamo avanti. Se cominciamo a impazzire, almeno tu potrai tirarci fuori.

Raggirata Phi-19

Ci sono obiezioni?

Audace Phi-19

Nessuna.

Maresciallo Phi-19

No.

Krueger Phi-19

Mi sta bene, sì.

Raggirata Phi-19

[a Nano e Orca] Anche voi due? [annuiscono] D’accordo. Andiamo avanti. Sembra che ci stiamo avvicinando al fondo.

La squadra continua a scendere la scala a chiocciola. Appena raggiungono il fondo, vedono il bengala gettato sul pavimento di pietra. Il terreno è umido, ma agibile. Davanti al fondo della scala, vi è un ampio ingresso nel muro di pietra, dal quale inizia un altro corridoio.

Raggirata Phi-19

Eccoci qua. La strada per scendere dev’essere di là. Joris, manda una sonda in avanscoperta.

Maresciallo Phi-19

Agli ordini.

Maresciallo Phi-19 tira fuori un piccolo drone dalla borsa. Dopo aver impostato i parametri, lo solleva in aria. I quadrirotori si accendono e il drone si libra in aria, per poi addentrarsi nel corridoio. Maresciallo Phi-19 applica una lente tattica ai suoi occhialini e monitora i progressi del drone, man mano che mappa il corridoio davanti a loro. Mentre la squadra aspetta che il drone torni, la registrazione audiovisiva si interrompe. Ricomincia 3 secondi dopo.

Comando SOAKO

Caposquadra, vi abbiamo persi per un istante. Va tutto bene?

Raggirata Phi-19

Stiamo bene. Quaggiù c’è un rimbombo, viene da sotto di noi. Magari è attività sismica?

Comando SOAKO

Ricevuto, stiamo controllando.

Xhu Phi-19

A me non sembrava attività sismica.

Raggirata Phi-19

No, neanche a me. State tutti bene?

Audace Phi-19

Sento ancora quelle persone che si parlano, Ashley. Ora le voci sono molto più forti, riesco a distinguerle.

Raggirata Phi-19

Cosa senti?

Krueger Phi-19

È una donna, con una ragazza più giovane. Stanno parlando con… no, la donna sta parlando con la ragazzina. Credo che sia sua figlia, ma non capisco davvero cosa si dicono.

Nano Phi-19

Le sento anch’io. Parlano in una lingua che non ho mai sentito prima. È qualcosa di diverso, ma mi sembra comunque di poter ricordare… ehm… forse è solo intuito, una sorta di significato? Non ne sono sicuro. [indugia] Ecco, adesso. Sentite cos’ha appena detto?

Audace Phi-19

Sta provando a rassicurare sua figlia, ne sono certo. Non so dirvi perché ne sono certo, ma so che è così, e la figlia è… no, forse “spaventata” non è la parola giusta. È agitata.

Krueger Phi-19

Sta chiedendo a sua figlia di fare qualcosa che la mette in ansia. Sta provando a calmarla.

Raggirata Phi-19

Lo senti anche tu, Joris?

Maresciallo Phi-19

Sì, ma starei pilotando un drone, se non vi spiace.

Raggirata Phi-19

Ah, giusto. Cos’ha trovato?

Maresciallo Phi-19

Aspetta.

Il drone ricognitore appare nel corridoio. Procede verso Maresciallo Phi-19, che tende la mano. Il drone gli atterra sul palmo e si spegne. Maresciallo Phi-19 ripone il drone e si toglie la lente tattica.

Maresciallo Phi-19

Qui c’è un corridoio principale che si estende intorno alla fiancata di qualunque sia la struttura più grande di questo posto, fa una sorta di semicerchio. Molto tempo fa, tutto l’edificio era allo scoperto, vero? Cioè, non era sottoterra?

Xhu Phi-19

Esatto. Una parte era sottoterra, ma riteniamo che la parte in cui ci troviamo ora fosse in superficie.

Maresciallo Phi-19

Ecco, c’è una manciata di balconi lungo questo corridoio, quindi immagino che questo posto fosse una sorta di viale sulla torre da cui affacciarsi. Com’è ovvio, sono tutti crollati e pieni di roccia e polvere, ma ci sono altre soglie interne rivolte verso il centro della torre. In fondo a questo corridoio c’è un’altra porta crollata, ma sul muro vicino c’è una fontana; vi garantisco che è una fontana. È fatta di metallo, sembra una fontana, è una fontana. Lì vicino c’è una porta chiusa e scommetto che sia quello il punto d’accesso che cerchiamo. [indugia] Comunque, la donna sta dicendo alla figlia di andare a letto e la figlia non vuole. Dice che non è stanca, che non è l’ora della nanna, ed è agitata perché tutti gli altri stanno andando a dormire e non si svegliano più.

Raggirata Phi-19

Capisci quello che si dicono?

Maresciallo Phi-19

No, certo che no. Ma ricordo di aver sentito questa conversazione quando avvenne. Perché cazzo lo so? Non ne ho idea, ma è quello che succede ora nel mio cervello. Ero nella stanza, quando ebbero questa conversazione, me la ricordo tanto bene quanto ricordo cos’ho mangiato stamattina per colazione. C’era una donna, non ricordo chi era, ma era lì con sua figlia. Erano tra gli ultimi rimasti e la donna cercava di convincere la figlia a sdraiarsi e dormire.

Raggirata Phi-19

Sai perché?

Audace Phi-19

Perché non voleva che venisse dimenticata. [indugia] Ricordo anche questo. Aveva paura per sua figlia e cercava di proteggerla.

Nano Phi-19

Secondo te, che significa?

Maresciallo Phi-19

Significa che ci siamo quasi.

Raggirata Phi-19

Allora proseguiamo. Sai la strada?

Maresciallo Phi-19

Sì.

Raggirata Phi-19

Guidaci.

La squadra entra nel passaggio oltre la camera delle scale. Procedono a passo lento.

Krueger Phi-19

Aspettate.

Raggirata Phi-19

Che succede?

Krueger Phi-19

Non le sento più, non parlano le stesse persone, ma… ricordo una scena in questo posto.

Orca Phi-19

Sì, sì sì sì. Proprio qui, guardate. Vedete quel punto? [indica una delle grandi aperture nel muro sul lato destro del corridoio, ora coperto di terra e macerie di roccia]. Questo era un… un affaccio o un balcone, sì. In questo punto c’era un uomo che vedeva… vide qualcosa salire da dietro le montagne.

Audace Phi-19

Un muro d’acqua, più alto dei picchi più elevati di Malidraug.

Nano Phi-19

All’inizio, ebbe paura, a stare lì. Sapeva di non avere tempo, che niente l’avrebbe protetto da ciò che stava arrivando.

Krueger Phi-19

Poi però rise e provò… cosa provò? Serenità? Un attimo di pace.

Audace Phi-19

Pregò.

Maresciallo Phi-19

Sentiva che la sua preghiera era stata ascoltata. Se lo sentiva nell’anima, poi…

Xhu Phi-19

Fu spazzato via dall’inondazione.

Nano Phi-19

Ma il suo sangue… il suo sangue scorse tra le pietre, quel poco che ne restava, e colò… be’, da qualche parte sotto di noi.

Krueger Phi-19

Ho capito! Ecco cosa succede: ora ci troviamo sopra di loro, giusto? O sotto di loro, accanto a loro. Ecco perché possiamo ricordare queste voci, anche se sembrano lontane. Non furono uccisi o… sì, direi che furono uccisi, però non morirono davvero: sono tutti qui, proprio com’erano qui prima.

Maresciallo Phi-19

Ashley, laggiù. Guarda.

La squadra svolta l’ultimo angolo del corridoio. Sul muro interno vi è un largo lavabo di metallo, sul quale si trovano numerosi rubinetti all’insù. Gran parte del meccanismo sembra essersi arrugginita.

Raggirata Phi-19

Vi ricordate anche questo, ragazzi?

Nano Phi-19

Sì. [si avvicina al lavabo] Lo ricordo bene. [indugia] Questa è una fontanella.

La squadra tace.

Raggirata Phi-19

Razza di coglione, non so cosa ti faccio.

Nano Phi-19

Non me ne pento.

Raggirata Phi-19

D’accordo, Joris, qual è il punto di discesa?

Maresciallo Phi-19

Quella porta, tirando a indovinare.

Raggirata Phi-19

Apriamola.

Nano, Krueger e Orca si avvicinano al portone di pietra chiuso coi picconi tattici. Li incuneano nell’angolo della porta e la fanno scorrere di lato.

Orca Phi-19

Cristo santo!

Raggirata Phi-19

Che c’è?

Krueger Phi-19

Non è… ehm… cioè, immagino che sia una discesa.

Krueger Phi-19 si sporge oltre il portone chiuso. Il retro del meccanismo della fontana è esposto e si vede quello che sembra l’inizio di un grande serbatoio, ma il muro posteriore è crollato e caduto di sotto. Al di là, dove si trovava il muro posteriore del pozzo del serbatoio, si trova una vasta camera, la cui parete di fondo è troppo lontana per essere illuminata dalle torce della squadra. Dal buio di sotto, si ergono molti grossi pilastri di pietra ricchi di dettagli, i quali sostengono un soffitto, da qualche parte sopra la squadra. Dalla loro posizione, riescono a vedere un pavimento appena più in basso, punteggiato di file di steli di pietra. Si sente bene il rumore di un liquido che scorre da qualche parte nei paraggi.

Raggirata Phi-19

Funzionerà di certo. Siamo in grado di scendere laggiù?

Nano Phi-19

Quella piattaforma è a trenta metri più in basso? Sì, possiamo calarci.

Raggirata Phi-19

Allora facciamolo.

La squadra prepara le imbragature da calata. Krueger Phi-19 e Xhu Phi-19 restano nel corridoio per monitorare la calata.

Raggirata Phi-19

Comando, il nostro pozzo d’accesso è compromesso, ma si apre in un…

La registrazione audiovisiva si interrompe. Si sente un forte rimbombo provenire da sotto la stazione del comando SOAKO. Nell’arco di 20 minuti, si fanno diversi tentativi di contattare la SSA Phi-19. Dopo 10 minuti di contatto assente, viene preparata una squadra secondaria di recupero. Dopo 22 minuti, il Comando SOAKO riceve un collegamento dalle comunicazioni audio di Audace Phi-19.

Audace Phi-19

Phi-19 a comando, Phi-19 a comando. Mi ricevete?

Comando SOAKO

Ti sentiamo, Audace. Cos’è successo laggiù?

Audace Phi-19

Vi arriva il filmato?

Comando SOAKO

Negativo, Audace. Qual è la situazione?

Audace Phi-19

C’è stato un… ehm… una sorta di boato, poi il pavimento ci è crollato sotto i piedi. È caduto molto in basso; io e Orca eravamo agganciati alla mia imbragatura, ma Krueger è caduto da qualche parte sotto di noi. Siamo riusciti a parlare con lui e la caposquadra, ma le loro radio sono fottute e non possiamo scendere da loro. Mi sa che Krueger ha una gamba rotta, stava urlando malissimo. Sono qui con Orca, con noi ci sono Nano e Maresciallo, siamo riusciti a prenderli. Xhu è ancora in cima, ma il suo trasponditore ha preso una botta e si è sfasciato.

Comando SOAKO

Ricevuto, Audace, ora dove siete?

Audace Phi-19

È difficile da capire, qui dentro è buio pesto. Siamo… uhm… siamo su una piattaforma, c’è una grande zona centrale dall’altra parte del muro, credo che fosse il grosso della torre, ma intere parti di essa sono cadute nel… ehm… nel buio laggiù, non riusciamo a vedere dov’è finito tutto. Ci sono queste piattaforme, tutt’intorno al pozzo centrale; ecco, forse “pozzo” non è la parola giusta, ma è… aspettate, devo…

Audace Phi-19 tace per 26 secondi. Dopodiché, il collegamento con la sua videocamera si ristabilisce. Audace Phi-19, Orca Phi-19, Maresciallo Phi-19 e Nano Phi-19 si trovano su una larga piattaforma di pietra. Intorno a loro, lunghe file di steli di pietra si estendono in tutte le direzioni.

Comando SOAKO

Ricevuto, Audace. Siete in contatto con Xhu?

Audace Phi-19

Negativo, è andato via di corsa qualche minuto fa per chiamare aiuto.

Comando SOAKO

Stiamo preparando una squadra di estrazione per venire a prendervi, restate dove siete.

Audace Phi-19

Staremo… sì, ricevuto.

Audace Phi-19 si avvicina a una delle steli di pietra, dove si trovano Orca Phi-19 e Nano Phi-19. Sulla stele giace una salma avvolta in un sudario scuro. Il ricevitore audio di Audace Phi-19 capta la loro conversazione.

Nano Phi-19

Secondo voi cos’è?

Orca Phi-19

A te cosa sembra? Guardati intorno. Sono tutti uguali. Qui c’è un solco, vedi? Dove scorre verso il pavimento, poi attraverso il centro della torre. Vedete che il terreno è in lieve pendenza?

Audace Phi-19

È un mausoleo.

Orca Phi-19

Sì. È qui che accadde. Il che significa…

Orca Phi-19 toglie il sudario e rivela uno scheletro umanoide. Alcune ossa si sono polverizzate, ma quelle più grosse sono ancora identificabili.

Nano Phi-19

Cristo!

Maresciallo Phi-19

Ragazzi, venite qui. Guardate.

Audace Phi-19, Nano Phi-19 e Orca Phi-19 attraversano la piattaforma, superano le file di steli e ne raggiungono una più piccola delle altre. Vi è un sudario scuro avvolto intorno a una salma minuta.

Audace Phi-19

Oh.

La squadra tace per diversi secondi.

Nano Phi-19

Ricordo come finì la conversazione che ebbero. La sento nella mia testa, chiara come il sole. È come se stessero parlando proprio ora.

Orca Phi-19

Anch’io.

Maresciallo Phi-19

[indugia] “Sdraiati, luce mia. È ora di dormire. Ora dormiremo tutti.”

Audace Phi-19

“Ho paura.”

Maresciallo Phi-19

“Lo so. È giusto avere paura. Ho paura anch’io, ma dormiremo qui insieme, io e te, e ci sogneremo spesso a vicenda. Staremo insieme nelle tenebre, non lo vedi? Dobbiamo essere forti, l’una per l’altra.”

Audace Phi-19

“Farà male?”

Maresciallo Phi-19

“Solo per un attimo, poi staremo insieme. Ricordi com’è stato per tua nonna? Solo un istante, poi staremo insieme.”

Audace Phi-19

“Non voglio andare senza di te.”

Maresciallo Phi-19

“Oh, luce mia. Sarà solo per un istante. Andrai per prima e non dovrai aspettare a lungo. Ci sarà tua nonna ad aspettarti, e anche tuo padre. Non piangere. Andrà tutto bene. Non piangere.”

Orca Phi-19

La donna fa sdraiare sua figlia e sfodera un lungo pugnale.

Nano Phi-19

Le tremano le mani.

Orca Phi-19

Non è la prima volta che ha svolto questo rituale.

Audace Phi-19

Ma è la più difficile.

Maresciallo Phi-19

Però è forte. Guarda negli occhi la sua figlia impaurita, per rassicurarla un’ultima volta.

Tutti e quattro

Fa scorrere il pugnale attraverso la gola della figlia, poi giù per le braccia.

Gli agenti tacciono.

Audace Phi-19

È piccola. Non resiste a lungo.

Nano Phi-19

Il suo corpo si raffredda. Il sangue cola nella crepa nella pietra, nella vasca di sotto, poi…

Maresciallo Phi-19

Sul pavimento, attraverso la stanza, e si mescola col sangue di tutti gli altri, finché non cade nel buio di sotto; quel muro.

Maresciallo Phi-19 indica una porta in fondo alla stanza, verso il centro della struttura.

Audace Phi-19

La madre sta in piedi. Il cuore le batte all’impazzata.

Nano Phi-19

Riesce a malapena a respirare. Sente un rombo d’acqua sempre più forte di fuori. Sa che è giunta la fine.

Orca Phi-19

Ma qualcosa… qualcosa attira la sua attenzione. Di colpo, si concentra su quello.

Audace Phi-19

L’impulso di un animale, qualcosa che è integrato nelle fibre della sua ascendenza. Le si rizzano i peli.

Maresciallo Phi-19

Qualcos’altro ha sentito il rombo dell’acqua. Qualcosa nelle profondità. Qualcosa che non avrebbe mai dovuto risvegliarsi.

Nano Phi-19

Si dirige verso la porta, indugia solo per guardare sua figlia, poi guarda il cielo.

Audace Phi-19

Stringe il pugnale con forza.

Orca Phi-19

È determinata.

Nano Phi-19

Dice… dice qualcosa… ah, sta svanendo, non riesco… non la vedo più. Cosa disse?

Maresciallo Phi-19

“Mio Signore Figlia, mio Signore Figlio, sii la nostra sacra liberazione. Sii il nostro riposo sereno. Sii la nostra memoria vivente.”

Audace Phi-19

Va alla porta, la apre e… porca troia, Ashley!

Raggirata Phi-19 e Krueger Phi-19 si trovano davanti al portone. Krueger zoppica e ha una stecca di fortuna avvolta intorno alla gamba sinistra.

Raggirata Phi-19

Questo lo dovete proprio vedere.

La SSA Phi-19 oltrepassa il portone ad arco ed entra nella camera al di là. Vi è una sola fonte di luce tenue che illumina la stanza: un colossale cilindro di pietra dal diametro di circa 180 m, luminoso e mutevole. Fluttua a mezz’aria, tenuto sospeso da una forza invisibile. Il cilindro è avvolto da un anello di pietra nera ogni centinaio di metri.

Audace Phi-19

Oddio. Comando, lo vedete?

Comando SOAKO

Sì. Puoi metterci in collegamento con la caposquadra?

Audace Phi-19

Ricevuto, un attimo.

Audace Phi-19 imposta un collegamento audio con Raggirata Phi-19.

Raggirata Phi-19

Qui è il capitano Traynor.

Comando SOAKO

È bello sentirla, caposquadra. State tutti bene?

Raggirata Phi-19

Sto bene, il mio branco è quello messo peggio. Krueger ha bisogno di essere estratto e dobbiamo mandare una squadra organizzata quaggiù. Vedete laggiù?

Raggirata Phi-19 indica la fiancata dell’enorme stanza in cui si trovano. Una scalinata lunga e larga si estende nel buio di sotto.

Raggirata Phi-19

Ho trovato la strada per scendere.

Comando SOAKO

Ricevuto, caposquadra. Ottimo lavoro. Attendete l’estrazione, tiriamo i tuoi ragazzi fuori da lì.

Addendum 6765-10

Operazione RINNOVO e Registro dell’Incidente RETAGGIO

Quanto segue è una raccolta di trascrizioni, sia delle registrazioni audiovisive sia delle interviste condotte prima e dopo l’Evento RETAGGIO di SCP-6765, le quali mostrano nei dettagli l’Operazione RINNOVO e le sue conseguenze.

Trascrizione della Registrazione Audio Interna

Partecipanti

  • Shannon Lancaster, direttrice del Progetto PARAGON
  • Coryn Malthus, direttore del Dipartimento di Ricerche Antidiluviane
  • Il dott. Matthew Fulweiler, capo ricercatore di SCP-6765

Dir. Lancaster

È partita la registrazione. Fate il riassunto.

Dir. Malthus

Le squadre ingegneristiche hanno allestito un montacarichi all’interno del pozzo centrale di SCP-6765. È abbastanza grande per Ogier, una squadra d’assalto e la nostra squadra di ricerche taumaturgiche. Il dottor Fulweiler si è offerto volontario per dirigere le operazioni sul posto, mentre noi staremo qui e monitoreremo la situazione dalla stazione del comando SOAKO.

Dott. Fulweiler

Prevediamo che la discesa duri circa un’ora e mezza, senza interruzioni. Il fondo di questo pozzo centrale si trova a circa sette chilometri e mezzo nel sottosuolo, poi ipotizziamo che ci sia una zona ulteriore di sotto, dove si trova SCP-6765-E. Installeremo ripetitori per tutta la discesa per mantenere stabili le comunicazioni e attueremo una politica di zero esposizione per tutta l’operazione: al primo segnale di guai o appena freniamo SCP-6765-E, ci riportate su.

Dir. Lancaster

Siete riusciti a far dire altro al bello addormentato, riguardo a quel che ci aspetta laggiù?

Dott. Fulweiler

Purtroppo no. Relivine tace del tutto. Nessuno dei nostri agenti è riuscito a comunicare con lui, negli ultimi giorni. Ogier ci ha rassicurati che è ancora vivo, ma a malapena. Qualunque influenza SCP-6765-E stia esercitando su Relivine, sta peggiorando. Non possiamo più aspettare e sperare che la situazione migliori.

Dir. Lancaster

Così pare. Quanto ancora ci metteranno le vostre squadre a sistemarsi?

Dir. Malthus

Gli ingegneri dicono che saranno pronti entro tre giorni.

Dir. Lancaster

Bene. Non perdiamo altro tempo.

Comando SOAKO del Dipartimento di Ricerche Antidiluviane della Fondazione SCP
OPERAZIONE RINNOVO

Sintesi dell’Operazione

A causa delle informazioni ottenute comunicando con SCP-6765-B, è stato stabilito che il successo continuo della missione nell’archivio daevita a SCP-6765 dipende dalla mitigazione di un’influenza taumaturgica ostile sepolta sotto la struttura.

Entità anomale coinvolte:

SCP-6765-B

Il re daevita Relivine di Malidraug, un governatore e guerriero antidiluviano che oggi funge da tramite principale col quale funziona SCP-6765-A, il "Trono di Malidraug". Questo individuo è il cardine di un complesso processo taumaturgico in cui una vasta quantità di informazioni raccolte all’interno di SCP-6765 dalla memoria collettiva dei Daeviti è disponibile tramite la comunione metanarrativa nello spazio onirico creato da SCP-6765-C, un esemplare di SCP-1000 che si auto-identifica come "Javert".

SCP-6765-D

Ogier, figlio di Osires, noto anche come Sant’Ogier, uno di quattro guerrieri antidiluviani al servizio giurato di antichi re, la cui trasformazione in un’approssimazione di un demone delle fate fu interrotta da SCP-6765-B. Una volta era un occultista e un taumaturgo di fama e SCP-6765-B lo reputa capace di mitigare l’influenza taumaturgica ostile di SCP-6765-E.

SCP-6765-E

Al momento ignoto. SCP-6765-B l’ha definito "il cadavere putrescente del Signore della Memoria". Si ipotizza che il "Signore della Memoria", detto anche "il Re in Rosso", fosse un’entità precorritrice del Re Scarlatto. Durante un avvenimento in epoca antidiluviana, l’aspetto metafisico del "Signore della Memoria" fu separato dal suo corpo fisico e le due parti si scollegarono appieno. Al fine di distinguere queste due entità correlate ma ben delineate, al momento resta inteso che l’aspetto metafisico è l’entità che la Fondazione identifica come "il Re Scarlatto", mentre l’aspetto fisico in precedenza ignoto (SCP-6765-E) è il "Re in Rosso".

Seguono i dettagli formalizzati dell’operazione.

[FINE DELL’ESTRATTO]

Trascrizione dell’Intervista Interna

Intervistatore: il ricercatore Barrett Kenley, comando SOAKO.
Intervistato: l’agente Quentin Ryld, SSA S-1 (“Paradiso Perduto”)

Ricercatore Kenley

Raccontami dei preparativi.

Agente Ryld

L’atmosfera è cambiata. Ne parlavo con Patterson qualche giorno prima, ma era davvero strano. Lavorare al SOAKO non è proprio un incarico spensierato, sai, e la mummia sul trono non è di grande aiuto, ma siamo riusciti a mantenere il clima piuttosto allegro, almeno in superficie. Ma una volta che hanno annunciato la nuova operazione, l’umore è cambiato quasi da un giorno all’altro. Continuavamo a sentire questi… questi terremoti, presumo, che venivano da un punto lontano sotto di noi, e si era creata una strana apprensione.

Ricercatore Kenley

Secondo te, a cos’era dovuto quell’umore?

Agente Ryld

Montacarichi e camera interna di SCP-6765.

Posso essere sincero? Agli agenti sognatori. Facevano le loro piccole sedute spiritiche, poi tornavano con queste storie folli di leggende ed eroi da così tanto tempo fa che è difficile anche solo immaginarlo; poi, nel giro di una settimana o due, si sono zittiti. Non c’erano più storie fantastiche, nessuna descrizione di creature o guerrieri antichi o roba del genere. Andavano a dormire, poi quando si svegliavano sembravano… non saprei. Svuotati. Come se provassero ciò che provavamo tutti noi. [indugia] Inoltre, in quei giorni stavamo pure lavorando al montacarichi, quindi tutti quelli che scendevano laggiù erano esposti a… com’è che la chiamavamo? Cascata di sangue?

Ricercatore Kenley

Il serbatoio?

Agente Ryld

Immagino. Credevamo che il dettaglio più lugubre fosse che era un mucchio di sangue fluttuante, ma stare laggiù, accanto a esso… è davvero difficile da descrivere. Era come se ci osservassero. Tutti i Daeviti che si dissanguarono laggiù erano lì, sospesi a mezz’aria, e ci guardavano mentre agganciavamo i binari e fissavamo i tubi. Ci sembrava di profanare un cimitero, ma non c’era malizia nei loro sguardi. Forse sapevano cosa c’è laggiù e… insomma, forse una manciata di tombe rovesciate era l’ultima delle loro preoccupazioni.

Registrazioni Audiovisive di Sicurezza del Comando SOAKO

Soggetti

SCP-6765-D e l’agente Evelyn Ivy

Agente Ivy

Cosa c’è?

SCP-6765-D

Eh? Oh, no, non preoccuparti per me. Sto… sto bene.

Agente Ivy

Ogier, suvvia. Mi hai lasciato esplorare la tua memoria per mesi, non tagliarmi fuori adesso.

SCP-6765-D

Non intendo caricare i miei fardelli su nessun altro, davvero. Per favore, non pensarci.

Agente Ivy

Non dirmi di non pensarci. Parlami e basta, Ogier. Sono tua amica.

SCP-6765-D

Mi… sei molto gentile, madama Ivy. Forse più gentile di quanto merito. In verità, ho paura. I miei sogni più recenti sono stati cupi: lo spettro sotto di noi sta diventando più audace e, ogni giorno, il suo sonno si alleggerisce.

Agente Ivy

Ogier, va tutto bene. Non nasconderti da me.

SCP-6765-D

Ho… ho… guardami, Evelyn. Guarda cosa sono. Guarda che… che mostro! Contaminato, distrutto, profanato. Esiliato dalla cittadella di Apollyon e lasciato a vagabondare e marcire nelle lande desolate. E questo abominio, questa aberrazione, dovrebbe ricostruire la prigione di Moros? Questo squallore? Da giovane compievo miracoli, sì, e potevo piegare la luce persistente di Adamo al mio volere, ma ridotto così? Ah, Evelyn. Ho vissuto in questa stanza, immobile tranne che per attraversarla fino alle scale, per poi tornare indietro, per un’epoca intera. In tutto questo tempo, ho imparato e ho riposato, ma cosa mi ha reso? Sono meno dell’essere che sono diventato? Gli anni hanno respinto in qualche modo il flusso della maledizione? Sì, finché ero giovane mi crogiolavo nella gloria della giovane Terra e potevo spostare le montagne, in senso letterale, ma ora? Quelle erano le gesta di Sant’Ogier, il discepolo benedetto del sole di Adamo. Quelle erano le gesta del Pontefice Regale del Signore. Sono… mi sono ridotto al nulla, a un guscio dell’uomo glorioso e radioso che ero. Questo peso che porto sulle spalle… no, questo peso che sono diventato, perché non è diviso dal mio essere. Una volta era come un parassita, ma è passato il tempo… oh, com’è passato il tempo, Evelyn! Ora sono questo essere, questa derisione ingombrante e crudele. La giusta punizione per i nostri peccati, ecco cosa sono. Può questo abominio adempiere all’incarico che mi attende?

[Silenzio]

SCP-6765-D

Una volta Relivine, il mio amico e signore, mi ha detto che fra tutte le vite raccolte dei Daeviti, una costante lo rincuorava sempre: la consapevolezza che c’era sempre chi sarebbe sorto per resistere alle tenebre, che avrebbe trovato dentro di sé un valore nascosto che l’avrebbe guidato, se non alla vittoria, a qualche tipo di onore. Ma l’onore, la dignità, il valore… questi erano gli attributi di uomini più grandiosi. Di uomini che riceverono il loro tempo al sole. Cos’è Sant’Ogier, se non una leggenda perduta nel tempo? Questo demone, perché so che mi chiamate così nei vostri registri, e a ragione, non è Sant’Ogier. È carne, ossa e poco altro. La luce persistente si è affievolita molto tempo fa, come me, e se non riesco a evocare la forza per compiere questa missione, allora…

[Silenzio]

SCP-6765-D

Scusami.

Agente Ivy

Non chiedermi scusa. [indugia] Ecco, ti faccio del tè. Possiamo sederci e parlare un po’.

SCP-6765-D

Sarebbe bello.

Trascrizione dell’Intervista Interna

Intervistatore: il ricercatore Barrett Kenley, comando SOAKO
Intervistato: l’agente Sal Brisco, SSA S-1 (“Paradiso Perduto”)

Ricercatore Kenley

Raccontami della discesa.

Agente Brisco

È stata insidiosa, per usare un eufemismo. Ci avevano legati per bene lassù, ma il posto tremava tutto ogni paio di minuti, cadevano macerie dal soffitto. Il tutto mentre dovevo guardare quel grosso tubo luminoso accanto a noi. Ti hanno detto che ti faceva sentire cose? Non è il modo giusto di descriverlo; diciamo che ti incasinava la memoria. Stavo seduto lì e mi veniva un pensiero passeggero in cui ricordavo di essere un bambino e c’era un tizio che sembrava fuori posto; cercava di comunicarmi qualcosa, ma non capivo quello che diceva. Senti qua: so che quel tizio non sarebbe potuto esistere all’epoca, è fuori questione. So per certo che non è spuntato fuori un bel giorno nel Queens e non ha iniziato a fare un discorso folle, ma lo ricordo benissimo. Ce n’erano anche altri, i ragazzi ne parlavano di continuo. A volte ci osservavano e basta, come se ricordassimo di averli visti una volta con la coda dell’occhio, ma a volte facevano un… non so come descriverlo, una sorta di gesto. L’omaccione ha detto che era un segno di incoraggiamento. Non so se è vero, forse cercava solo di distrarci, ma di certo i ragazzi se la sono bevuta. Si scambiavano tutti quel gesto strano. [ride] Se era davvero un segno di incoraggiamento, l’omaccione non se l’è bevuta.

Ricercatore Kenley

In che senso?

Agente Brisco

Era… ah. Non stava tanto bene. Sai, è stato separato da noi, dall’altro lato del montacarichi, solo lui, quell’agente dei sogni, il bestione peloso e il dottor Fulweiler. Non hanno parlato molto, ma ogni tanto li guardavo e vedevo che teneva gli occhi chiusi e muoveva le labbra. Credo che stesse pregando. [indugia] Immagino che la dica lunga, visto cos’è successo, vero? Gironzolavamo qui e ignoravamo segnali ovvi di ciò che stava arrivando, intanto lui cercava un dio che lo ascoltasse.

Trascrizione dell’Intervista Interna

Intervistatrice: Shannon Lancaster, direttrice del Progetto PARAGON
Intervistato: il capitano Jacques St. Moore, caposquadra della SSA S-1 (“Paradiso Perduto”)

Capitano St. Moore

Abbiamo raggiunto il fondo dopo circa due ore di tragitto. Quella colonna di sangue si estendeva fino al fondo, ma più si avvicinava all’estremità, più cambiava. L’unico aggettivo che mi viene in mente per descriverla è "lugubre". Vicino alla cima, il liquido era rosso brillante e c’erano solo delle striature nere e viola che scorrevano lungo la sua superficie, ma sul fondo era quasi tutto nero. Abbiamo anche smesso di sentire le voci, quelle di cui stanno parlando tutti. Laggiù era così buio che non si vedeva a un palmo dal naso, senza una torcia. L’unica luce che non era nostra era il bagliore rosso più fioco dall’alto, ma non serviva a un granché.

Dir. Lancaster

Cos’avete trovato sul fondo?

Capitano St. Moore

Il fondo della torre conduce a un’enorme caverna e, tutt’intorno alle pareti esterne ci sono dei giganteschi pilastri di pietra, le dico che forse sono grandi quanto una casa, che partono dal pavimento della caverna e si inarcano in fondo alla struttura a torre. Abbiamo pensato che prima lì ci fosse un pavimento, e le macerie in caduta l’hanno distrutto tutto, perché ce n’erano parecchie. Vecchie colonne, grossi blocchi di pietra, ossa. Residui della torre che cadono a pezzi da chissà quanti anni. Ci siamo fermati e, dopo essere scesi dal montacarichi, abbiamo allestito il nostro accampamento avanzato. Non ci è voluto molto affinché gli agenti Greys e Maxwell trovassero la strada per scendere: in un angolo della caverna, c’era un piccolo edificio che somigliava molto a una cappella, fatto di pietra nera e oleosa. Devo dirle che stare vicino a quel posto era orribile. Quell’edificio e tutto ciò che stava sotto sembrava proprio sbagliato. Mi dava un senso di nausea, ma non come per vomitare: era come se tutto il mio corpo cercasse di rigettare qualunque cosa ci fosse nell’aria. Dopo che siamo tornati su, ho bruciato il mio giubbotto. Non riuscivo proprio a guardarlo.

Dir. Lancaster

Cosa c’era nella cappella?

Capitano St. Moore

Qualche fila di panchine di pietra, poi una scala sul retro che portava di sotto. Anche quella puzzava; non so se l’hanno scritto nel rapporto, ma era orrendo. Persino dopo che abbiamo indossato i respiratori, era rivoltante. La scalinata faceva molti giri e, più scendevamo, meno luce facevano le nostre torce. Non erano rotte, non illuminavano abbastanza e basta. Alcuni degli altri agenti sono andati in ansia e hanno dovuto tornare indietro. Alcuni si sono fermati sulle scale e non si sono più mossi: sono stati seduti al buio per ore, finché non abbiamo dovuto tornare su. Quando siamo arrivati al fondo, eravamo rimasti in pochi: forse in venti. SCP-6765-D ha fatto più fatica di tutti: in pratica, ha dovuto trascinarsi giù per tutte le scale. Non l’ho guardato bene in faccia, ma era chiaro che per lui era uno sforzo immane. In tutta onestà, lo era anche per noi: quel posto era orribile e opprimente.

Dir. Lancaster

E poi? Cosa c’era in fondo alle scale?

Capitano St. Moore

Conduceva a un’altra caverna, forse la più grande che abbia mai visto. Non so se era più grande di quell’ascesso in Brasile, ma era enorme. A quel punto, le nostre torce erano quasi spente, ma non importava. La grotta era illuminata dal centro, sul fondale.

Dir. Lancaster

Cos’era?

Capitano St. Moore

La tomba di SCP-6765-E, il “Re in Rosso”.

La tomba, immagino. Un monolito di pietra che si estendeva nel buio sopra di noi. Era più grosso di un grattacielo, fatto tutto di roccia, ma in fondo si vedeva che poggiava su una piattaforma di pietra e quella… quella cosa la stava puntellando, solo un poco, ma la luce che emanava… credo che sappiamo entrambi che esistono certe cose che l’occhio umano non è fatto per guardare.

TRASCRIZIONE AUDIOVISIVA
AGENTE RUSHINGWATER
SSA S-1 (“PARADISO PERDUTO”)

L’agente Rushingwater segue a ruota l’agente Erikson. La luce della sua torcia a spalla è molto ridotta. L’agente Rushingwater tiene un braccio sulla spalla dell’agente Erikson per misurare la distanza tra loro. Più avanti, il corridoio è illuminato meglio da una luce rossa opaca che proviene dall’alto. Nessuno degli agenti del personale di ricerca parla.

Poco dopo, la squadra speciale si ritrova su una sporgenza rocciosa che si affaccia su una caverna profonda. Quando si avvicinano all’orlo, dal centro della stanza proviene un rombo grave: è l’attività sismica segnalata in precedenza. Tuttavia, ora la fonte delle scosse è evidente: un monolito di pietra poggiato su una piattaforma al centro di una pozza bassa, vicino al pavimento della caverna. Mentre la terra trema, si vede il monolito sollevarsi un poco. Nella stretta fessura tra il monolito e la piattaforma su cui è adagiato, splende un’intensa luce rossa. SCP-6765-D mormora in una lingua antidiluviana.

Capitano St. Moore

Cosa dici?

SCP-6765-D

Una preghiera, amico mio. Che una luce possa ancora splendere su di noi, persino in un posto buio come questo, anche solo per un istante.

Trascrizione dell’Intervista Interna

Intervistatore: il dott. Aaron LaRoche, comando SOAKO
Intervistata: l’agente Sarah Conway, SSA S-1 (“Paradiso Perduto”)

Dott. LaRoche

Avete raggiunto il fondo delle scale?

Agente Conway

Sì, ma è stato un grande sforzo. Era orribile, mi sentivo come prosciugata. Non mi sono mai sentita così miserabile in vita mia. Forse una ventina di noi è arrivata laggiù, più l’omaccione e il piedone.

Dott. LaRoche

Cos’è successo dopo?

Agente Conway

Ecco, c’era… credo che Parker l’abbia visto per primo, ma c’era una persona… in verità, non capivo se era una persona, sembrava più l’idea di una persona, forse una donna, ma fluttuava a mezz’aria davanti a quella colonna di pietra enorme e c’era una… insomma, era magia, vero? La donna stava facendo una sorta di magia, almeno credo, si vedevano dei simboli intorno alle sue mani e intorno alla sua testa, ma erano così fiochi che li si distingueva a malapena. Appena siamo andati all’orlo della piattaforma, quella donna ha… ehm… ha allungato un po’ il collo, come se si fosse resa conto che eravamo lì, poi… poi è successo tutto in un attimo, giusto?

Dott. LaRoche

Spiegami cos’hai visto.

Agente Conway

Quell’enorme torre di pietra è schizzata in alto di due metri, o forse di più, e della… dell’energia ha iniziato a schizzare fuori dallo spazio sotto di essa. Credo che se… se guardate il mio video, sempre che sia sopravvissuto, stavo guardando quella donna quando è successo, e in un attimo si è disintegrata. Si è polverizzata e tutta la grotta stava tremando, cadevano rocce e macerie dal soffitto, era un casino. C’era un rumore, una sorta di… non saprei, ora non riesco nemmeno a descriverlo, sembrava un animale che si potrebbe sentire di notte, lontano e solitario. Il rumore diventava sempre più forte, poi sulla sporgenza ha iniziato a scorrere sangue, ci ha inzuppato le scarpe. Usciva da sotto il pilastro di pietra, come un’alluvione. Ricordo di aver sentito Oxford urlare, poi Geoff ha gridato che vedeva qualcosa, e subito dopo è stat trascinato sotto il pilastro, risucchiato da quell’orribile… quella cosa rossa, e urlava…

Dott. LaRoche

Va tutto bene. È finita.

Agente Conway

Sì, lo so. Lo so, lo so. È solo che… è il sapere, capisce? La consapevolezza che l’essere che abbiamo visto, questo vecchio mostro morto… devono essercene altri in giro, giusto? Sappiamo che hanno trovato quello in Sudamerica, poi c’è questo. Quanti buchi pieni di mostri del genere ci sono sul pianeta? Stavolta abbiamo avuto fortuna, almeno credo: ci siamo arrivati appena in tempo, ma cosa succederebbe se ne mancassimo uno?

Dott. LaRoche

È proprio per questo che esiste il Progetto PARAGON.

Agente Conway

Sì, ma non è stato il Progetto PARAGON a salvarci la vita laggiù, dottore.

SOAKO PARAGON DELLA FONDAZIONE SCP
SISTEMA DI ALLERTA D’EMERGENZA DI LAPIDE.CIA
BOLLETTINO AUTOMATICO

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QUANTO SEGUE È UN COMUNICATO UFFICIALE DA LAPIDE.CIA

È STATA RILEVATA DELL’ATTIVITÀ EXTRASPAZIALE AL SITO OPERATIVO AVANZATO DEL KASHMIR ORIENTALE (SOAKO) DELLA FONDAZIONE SCP.

MOLTEPLICI MEMBRI DEL PERSONALE SEGNALANO ATTIVITÀ A RISCHIO COGNITIVO ESTREME AL SITO SOAKO ALFA (SCP-6765).

SI SEGNALA LA SCOMPARSA DI MOLTEPLICI MEMBRI DEL PERSONALE AL SITO SOAKO ALFA (SCP-6765).

TUTTI I MEMBRI DEL PERSONALE ASSEGNATI AI SITI SOAKO BETA, GAMMA, DELTA ED EPSILON DEVONO RIMANERE ALLE LORO POSTAZIONI FINO A NUOVO AVVISO.

QUALUNQUE MEMBRO DEL PERSONALE AL SITO SOAKO ALFA (SCP-6765) CHE NON È STATO INFLUENZATO SUBITO DALL’ATTIVITÀ ANOMALA DEVE FARE RAPPORTO ALLA STAZIONE DI CONTROLLO PIÙ VICINA.

FINO A NUOVO AVVISO, IL SITO SOAKO ALFA (SCP-6765) SARÀ DICHIARATO INACCESSIBILE: LA ZONA È PERICOLOSA E INSTABILE A LIVELLI ESTREMI.

AI SENSI DEL PROTOCOLLO 113.1.9 DEL COMANDO O5, TUTTE LE AVVERTENZE D’EMERGENZA AI SITI DEL PROGETTO PARAGON SONO DI PRIORITÀ OMEGA-ROSSA.

QUESTO MESSAGGIO SI RIPETERÀ.

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Trascrizione dell’Intervista Interna

Intervistatrice: Shannon Lancaster, direttrice del Progetto PARAGON
Intervistato: il dott. Matthew Fulweiler, capo ricercatore di SCP-6765

Dir. Lancaster

Prima di cominciare, voglio farti sapere quanto sono felice che stia bene.

Dott. Fulweiler

Ah, sì, grazie. Non c’è niente da temere.

Dir. Lancaster

Come va il braccio?

Dott. Fulweiler

Meglio, grazie. Il Progetto PARAGON non bada a spese per le sue squadre mediche itineranti.

Dir. Lancaster

Sono contenta di sapere che è stato comunicato. [indugia] Sei pronto?

Dott. Fulweiler

Sì.

Dir. Lancaster

Partiamo dall’inizio.

Dott. Fulweiler

Riteniamo che l’incidente RETAGGIO sia iniziato nel momento in cui la donna daevita è stata distrutta: è successo tutto molto in fretta, dopo. Qualunque incantesimo stesse mantenendo era già debolissimo e, in un attimo di esitazione, alla fine è stata sopraffatta e annientata. SCP-6765-E, il… ehm… mi scusi.

Dir. Lancaster

No, va bene. Ora non servono le formalità.

Dott. Fulweiler

Sì, grazie. Il Re in Rosso, ipotizziamo che il monolito fungesse da prigione extraplanare. Non abbiamo mai avuto occasione di ispezionare la piattaforma, capisce, ma una parte del video mostra quello che sembra un cerchio di rune incise nella pietra; se è così, per quanto buffo possa sembrare, allora è possibile che le intenzioni di Moros fossero creare il suo portale extraplanare, spingere il Re in Rosso dall’altra parte, poi schiacciare il portale sotto una pietra gigante per tenerlo rinchiuso. Com’è ovvio, sulla superficie del monolito c’erano anche altri glifi. Dubito che fosse davvero così semplice, ma ho la netta sensazione che il piano di Moros fosse solo… ecco, metterci una pietra sopra.

Dir. Lancaster

Era proprio un re folle.

Dott. Fulweiler

Quindi, per colpa nostra, l’ultimo residuo di qualunque sigillo la donna avesse applicato ha ceduto e ci siamo beccati la piena potenza di quell’essere che usciva. Alcuni dei nostri agenti sono stati trascinati in qualunque cosa ci fosse dall’altra parte. Non ho mai guardato bene quell’essere, mentre strisciava fuori dalla piattaforma, ma altri agenti sì. Credo che non abbiano ancora parole per descriverlo. Un orrore davvero indescrivibile, in pieno stile lovecraftiano. Ma mentre veniva fuori, è avvenuto il cambiamento: eravamo tutti in una sorta di… insomma, era come stare in un ricordo, ma c’eravamo tutti. In tutta onestà, non ho capito se stavamo sognando o no. So che LAPIDE dice che il sito è scomparso durante l’incidente RETAGGIO ma, persino dopo che siamo tornati, credevo che avessimo solo dormito insieme, come se fossimo svenuti tutti. Mi sono reso conto dell’accaduto solo dopo che ho saputo che avevamo filmato tutto in diretta.

Dir. Lancaster

Cos’avete visto?

Dott. Fulweiler

È successo tutto in un istante: c’è stato un lampo di luce rossa. Un attimo prima ci trovavamo nella caverna sotto la torre, subito dopo eravamo in un… in un prato, e la torre era dietro di noi, con la roccia e tutto. All’orizzonte, saliva del fumo da dietro le montagne, cadevano fulmini e si sentiva un ruggito monotono e costante. Poi, all’improvviso, la torre dietro di noi ha iniziato a tremare e sentivamo delle grida: milioni di voci, tutte in coro, in preda al dolore, poi il versante della montagna si è aperto come se qualcuno avesse calato una cerniera gigante. Quella gigantesca colonna di sangue nel serbatoio è fluttuata fuori dalla montagna squarciata, come una massa unica, ed era da lì che provenivano le urla.

Dir. Lancaster

Cos’è successo dopo?

Dott. Fulweiler

È apparsa un’altra voce che ha soffocato le urla. Era inumana, aliena; il suo suono mi faceva venire voglia di buttarmi a terra e urlare. È spuntato con calma da dietro le montagne, ma non si muoveva né muoveva le giunture, era proprio come un manichino che fluttuava sopra le montagne. Quell’orribile, gigantesco essere rosso, con un sigillo luminoso e rotante dietro di sé, e la sua voce… oddio, la voce. Non so se stava salmodiando o cantando, ma ascoltare quel suono… te lo dico subito, sono tentato di prendere gli amnestici, quando avremo finito il giro di interviste, così non penserò mai più a quella voce. [indugia] Il pilastro di sangue stava fluttuando verso quell’essere; è stato allora che Ogier ha fatto la prima mossa. Ha… ecco, non ha fatto un granché, ha solo alzato la sua mano umana e ha iniziato a parlare, e nell’aria è apparsa un sorta di… ehm… barriera tenue? Si è materializzata davanti alla colonna di sangue, ma mentre la guardavo capivo che era sottile come la carta. Dopodiché, quell’essere gigantesco si è voltato verso Ogier e la barriera è stata spazzata via come sabbia. Poi Ogier è caduto a pezzi, è crollato a terra. Javert e l’agente Ivy l’hanno soccorso, ma era conciato da buttar via.

Dir. Lancaster

Gli agenti hanno aperto il fuoco?

Dott. Fulweiler

[sbuffa] Mi scusi, non dovrei proprio ridere. Non è divertente, forse tranne che in una maniera lugubre. Sì, gli hanno sparato un paio di proiettili, ma quell’essere… non sto scherzando, e in tutta onestà non stavo capendo niente, ho elaborato l’accaduto solo dopo; ma quell’essere ha cancellato il loro ricordo di come si usano le armi da fuoco. Quindici agenti addestrati con fucili, mortai e tutto l’equipaggiamento con cui li avevamo mandati laggiù, ed è bastato uno sguardo di quell’essere perché non avessero idea di cosa stavano facendo. Sono ancora… devono ancora reimparare a sparare. Javert è stato di grande aiuto, ha provato a ripristinare una parte della loro memoria, ma per alcuni di loro il blocco è permanente. Non andrà mai via. Il Re in Rosso ha rubato i loro ricordi.

Dir. Lancaster

E poi? Come avete fatto a salvarvi?

Dott. Fulweiler

Eravamo… eravamo rovinati. In cuor mio sapevo che saremmo morti lì, in quel prato. Mi sono seduto accanto al dottor Genovese, nella speranza che fosse indolore, poi… poi è successo.

Dir. Lancaster

Cos’è successo?

Dott. Fulweiler

Ha guardato il video?

Dir. Lancaster

No.

Dott. Fulweiler

Dovrebbe proprio guardarlo.

TRASCRIZIONE AUDIOVISIVA
AGENTE ROTTERDAM
SSA S-1 (“PARADISO PERDUTO”)

Si vede SCP-6765-E sullo sfondo. Il terreno sotto i suoi piedi fuma e si annerisce, il cielo è rosso sangue. In secondo piano, la colossale colonna di sangue fluttua a mezz’aria.

L’agente Rotterdam guarda alla sua destra. Il capitano St. Moore sta gridando e indicando il suo fucile. Le parole sono inudibili: il microfono capta solo un lungo ronzio.

I rumori di urla iniziano a sovrastare il ronzio. Il fluttuante SCP-6765-E alza le braccia e, con un movimento rapido, si squarcia il petto. L’interno del suo corpo è del tutto nero. Tende il braccio destro verso il pilastro di sangue.

Vi è un lampo di luce bianca e tutti i rumori cessano all’istante. Vi è un secondo lampo di luce bianca, poi un terzo. SCP-6765-E indietreggia. Il filmato è oscurato del tutto da una luce intensa. Un attimo dop, la luce si affievolisce.

SCP-6765-D fluttua nell’aria, davanti a SCP-6765-E. Il suo corpo ha subito un’alterazione radicale e ora è alto 30 m. La pelle del demone non è più grigia e screziata di rosso, bensì bianca e splende di un’intensa luce dorata. Le 6 braccia del corpo demoniaco sono tese di lato, le gambe e i piedi sono estesi e puntati verso il terreno. La testa del corpo demoniaco non penzola più: è alzata. Dalla fronte del demone spuntano 6 lunghe corna dorate che avvolgono il suo cranio all’indietro, come se indossasse un elmo. Da lontano, si intravede la sagoma di un uomo sulla spalla del demone.

SCP-6765-E si anima e si scaglia contro SCP-6765-D. Dalla terra intorno ai suoi piedi, emergono delle forme rosse e nere, ma vengono respinte da un’aura pulsante emanata da SCP-6765-D. SCP-6765-E si contorce e stride, per poi attraversare di corsa la vasta pianura che lo separa da SCP-6765-D. Mentre si avvicina, i suoni cessano ancora. Nel silenzio, risuona la voce di SCP-6765-D:

VATTENE, SQUALLIDA INCARNAZIONE, INDEGNA DI PERCORRERE LE STRADE DORATE DI ADAMO.

TORNA NELLE TENEBRE IN CUI FOSTI RELEGATO IN EPOCHE REMOTE,

E RESTACI FINO AL DISFACIMENTO DELLA TERRA.

SONO OGIER, DETENTORE DEL SOLE DORATO DI ADAMO,

DI FRONTE AL QUALE SEI POCO PIÙ CHE UN’OMBRA PASSEGGERA.

VATTENE SUBITO O SARAI DISTRUTTO.

SCP-6765-E continua ad avvicinarglisi. SCP-6765-D muove le braccia all’unisono: ciascuna delle 3 braccia sinistre si piega al gomito fino a congiungersi con le altre in un’ampia curva. Le 3 braccia destre si tendono verso sinistra e, tra le loro dita, appaiono 3 lunghe frecce dorate. Le 3 braccia destre tirano le frecce all’indietro, attraverso l’arco formato dalle braccia sinistre; dopodiché, col rumore di una folata di vento, le scoccano.

Le 3 frecce colpiscono SCP-6765-E. Vi è un lampo di luce e un forte boato; sia le frecce sia SCP-6765-E vengono spinti contro la montagna. SCP-6765-D scompare e riappare pochi secondi dopo, davanti all’enorme cratere scavato nel versante della montagna. Le sue braccia si tendono ancora e tracciano un luminoso cerchio bianco nel cielo. Dietro il cerchio luminoso, si vede SCP-6765-E che si contorce.

Vi è un ultimo lampo di luce, quindi la pianura e le montagne scompaiono. Per un attimo, lo schermo è del tutto nero; poi, all’improvviso, la piattaforma nella caverna sotto SCP-6765 ritorna visibile. Pulsa una luce rossa e il sangue schizza fuori da sotto il monolito, sotto il quale si sente un ruggito animalesco. SCP-6765-D appare di colpo davanti alla pietra e ne afferra entrambi i lati con le braccia destre e sinistre, per poi sbatterlo sulla piattaforma.

Appena succede, il filmato si interrompe all’improvviso.

Addendum 6765-11

Comunicato del Progetto PARAGON

Il seguente fascicolo è riservato al Livello 5. Si vieta l’accesso non autorizzato.

Estratto dalla Trascrizione della Linea di Trasmissione Sicura

Dir. Lancaster

Qui è la direttrice Lancaster.

O5-1

La luna nera ulula?

Dir. Lancaster

Prima che le acque sommergessero le alte colline, ai tempi del vecchio Noè.

O5-1

È bello sentirla, direttrice. Ho revisionato le note del suo progetto e i filmati. È parecchio da assimilare.

Dir. Lancaster

La ringrazio, Sovrintendente. Qui hanno lavorato sodo.

O5-1

Mi fa piacere. La situazione al SOAKO si è stabilizzata?

Dir. Lancaster

Crediamo di sì. Siamo riusciti a rimetterci in contatto con Relivine ancora prima dell’incidente RETAGGIO. Tace, ma il sognatore sogna ancora lì dentro. Abbiamo agito in tempo.

O5-1

E il nostro amico, il cavaliere?

Dir. Lancaster

Ogier è ancora lì sotto. Trascorre la maggior parte del tempo lavorando ai cerchi intorno al pilastro di pietra. Non ha bisogno di mangiare e dormire e vuole fare in modo che i sigilli che sta allestendo laggiù durino almeno quanto gli originali.

O5-1

E il demone? Ha dato segni di autonomia, dopo l’incidente RETAGGIO?

Dir. Lancaster

Intende da quando si sono divisi? No, non in maniera individuale. Il demone è solo un’estensione di Ogier: sono due parti della stessa unità. Solo perché Ogier ha riavuto le sue gambe, non significa che ora la loro volontà è separata. Sono buffi: a volte, si nota che il demone prova a imitare le azioni di Ogier, come se cercasse di seguirlo. È come se i comandi motori venissero dallo stesso cervello, ma uno dei corpi li ricevesse in lieve ritardo rispetto all’altro. Grazie al cielo, non è più grosso com’è stato per quei pochi minuti, altrimenti non potremmo tirarlo fuori dalla caverna.

O5-1

Affascinante. Devo dire che sono impressionato, direttrice. I suoi addetti hanno svolto il loro compito quando andava fatto e parecchie persone vi devono la vita per questo. Ottimo lavoro.

Dir. Lancaster

La nostra squadra è brava. Coryn non si perde i dettagli e il dottor Fulweiler è stato davvero una manna dal cielo: quell’uomo non si stanca mai. Nelle ultime settimane, ha lavorato quasi senza sosta solo per immettere dati e scrivere gli aneddoti che abbiamo raccolto dall’archivio daevita.

O5-1

Bene. Molto, molto bene.

Dir. Lancaster

Il suo messaggio indicava che c’era qualcos’altro di cui voleva parlare?

O5-1

Esatto. Appena prima che Ogier avesse il suo risveglio drammatico, abbiamo notato una perturbazione in un’altra località anomala di cui teniamo traccia. Questa località non è affatto un posto in cui ci si aspetterebbero perturbazioni. Si è agitato qualcosa che non avrebbe dovuto agitarsi, direttrice, e credo che sia collegato al lavoro che state facendo. Se non altro, vorrei iniziare ad assemblare un’altra squadra per darci un’occhiata.

Dir. Lancaster

Ma certo, ne sarei felice. Posso iniziare a scrivere una proposta domani. [indugia] Di preciso, dov’è questa località?

O5-1

Mi dica, direttrice: ha mai sentito parlare di SCP-3790, il Dipartimento di Anormalità?

[FINE DELL’ESTRATTO]


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